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    Il ponte sullo stretto: biografia di una nazione

    Simbolo di un paese sempre diviso, sogno di quasi tutti i governi, svanisce all’alba cacciato dagli spettri: rischio corruzione, tutela del paesaggio e dell’ambiente, costi e altre priorità da sostenere. Io

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Ponte sullo Stretto, la storia infinita di un’opera da 5,2 miliardi

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Il ponte di Messina «sarebbe una grande vetrina per le imprese italiane». Così Pietro Salini, amministratore delegato di Salini Impregilo, numero uno delle costruzioni in Italia e titolare di maggioranza del consorzio Eurolink per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, nel 2015 tornava all’attacco sull’opportunità di realizzare la maxi-opera stradale-ferroviaria da 5,8 miliardi di euro. Un’operazione che sembrava definitivamente archiviata all’inizio del 2013, quando il governo Monti provocò la «caducazione» del contratto da 5.215 milioni con Eurolink e mise in liquidazione la società appaltante pubblica Stretto di Messina Spa.

La storia infinita di questa mega infrastruttura , di cui si parla dai tempi degli antichi romani, di Carlo Magno, dei re normanni di Sicilia, dell’Italia monarchica e infine della prima e seconda repubblica, sembrava conclusa all’inizio del 2013, negli ultimi mesi del governo Monti. Con l’articolo 34-decies del Dl 18 ottobre 2012, n. 179 (convertito con la legge 221/2012) si era stabilita la «caducazione ex lege» del contratto del 2006 con il general contractor Eurolink (Salini Impregilo al 45%, poi la spagnola Sacyr, Condotte, Cmc, un’mpresa giapponese) se non fossero state rispettate una serie di scadenze precise per valutare la fattibilitò tecnica ed economico-finanziaria del progetto, con prima tappa al 28 febbraio 2013 per l’accettazione da parte delle imprese del meccanismo della caducazione automatica, con conseguente rinuncia a pretese risarcitorie. Ma il general contractor denuncia il meccanismo come illegittimo, non firma l’addendum e apre il contenzioso giudiziario. In base alla norma di legge del 2012 il contratto (che valeva 4.730 milioni di euro, con un costo complessivo dell’opera di 5.795 milioni) decade automaticamente e la società Stretto di Messina (controllata dall’Anas) viene messa in liquidazione dal governo Monti, nominando commissario liquidatore l’ex capo di gabinetto dell’Economia Vincenzo Fortunato.

Approfondisci leggendo l’articolo di Alessandro Arona sul Sole24Ore

Lo stretto digitale

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Lo Stretto Digitale nasce come gruppo informale di persone che desiderano promuovere la cultura dell’innovazione e supportare attività ed iniziative che interessino l’area dello Stretto di Messina e, più in generale, l’intero bacino del Mediterraneo.

Si propone, quindi, di offrire un centro di aggregazione, interscambio, formazione, ricerca, incubazione e accelerazione per singoli, realtà culturali, sociali ed educative, ed imprese e di emergere come un riferimento accreditato per mettere a sistema opportunità, contaminazioni, sinergie.

Per perseguire i propri obiettivi, lo Stretto Digitale si fonda su un sistema di valori che ne caratterizzano l’entità e che possono sintetizzarsi nei concetti di competenza, indipendenza, pragmatismo, innovazione, agilità ed attenzione alla generazione di valori per l’ecosistema in cui opera.

Un percorso condiviso e collettivo iniziato dal 2013 che ci vede impegnati in attività, eventi, confronti, formazione ed informazione sui temi dell’innovazione negli spazi della città, dei laboratori, delle universita, delle Start up, delle imprese, delle associazioni, delle istituzioni, attraverso chi ha già animato progetti di Capacity building come #rcStorming #ergoSud.

Qui il sito

Una metropoli sullo stretto

Il ponte sullo stretto è un’illusione, ma sulla punta della Calabria, a Villa San Giovanni, ha lasciato un segno concreto. È un tunnel ferroviario lungo poco più di un chilometro attraverso il quartiere Cannitello, all’ingresso della cittadina calabrese. Un piccolo mostro nero, perché la galleria artificiale di cemento armato è “nuda”, appena coperta di catrame. Chi arriva da Scilla e vede davanti a sé il blu dello stretto – con quelle sue onde veloci che sembrano la corrente di un fiume e la Sicilia così vicina che sembra di toccarla, le alture dei Peloritani e quando è sereno le Eolie all’orizzonte – prima s’imbatte in quel tunnel color catrame, esempio delle incongruenze italiche.

Continua a leggere il reportage di Marina Forti su Internazionale.it

Una funivia al posto del ponte sullo stretto di Messina?

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Calabria e Sicilia finalmente collegate?

Ma non da un tunnel o da una nuova riproposizione dell’ormai mitologico ponte, bensì da una funivia. È questo l’originale progetto che l’ingegnere messinese Achille Baratta ha messo a punto in collaborazione con il celebre progettista strutturale Massimo Majowiecki: una metropolitana leggera via aria sospesa a 70 metri dal livello del mare, che permetterebbe di arrivare dall’aeroporto di Reggio Calabria alla stazione marittima di Messina in soli 15 minuti di tragitto.

L’idea nasce da un sistema molto simile collaudato in Svizzera negli anni ’70, già trasformato in realtà a Mannheim, in Germania, dove ha trasportato ben 2,2 milioni di persone in sei mesi. Il tutto potrebbe essere costruito con un investimento di 850 milioni di euro, circa il 10% di quanto costerebbe invece la realizzazione dell’ormai mitologico ponte: la funivia diventerebbe di certo un’importante attrazione turistica per la zona, anche se difficilmente – viene da pensare – potrebbe riuscire a risolvere in modo definitivo il problema del trasporto di merci, veicoli e persone tra la Sicilia e l’Italia continentale.

Continua a leggere su Wired.it

Dov’è finito il pacifismo?

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Dai milioni che nel 2003 sfilarono contro la guerra in Iraq all’indifferenza diffusa con cui oggi accogliamo notizie e immagini della guerra in Siria, in particolare della distruzione di Aleppo. Siamo assuefatti all’orrore? O ne soffriamo ma crediamo più nel valore delle manifestazioni? I pacifisti di un tempo sono troppo vecchi e i giovani pensano solo ai loro problemi molto concreti? Qui l’ analisi della nostra indifferenza firmata dal filosofo francese Bernard-Henri Levy.

Corrado Formigli: la mia sfida di portare la guerra in prima serata

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Parlare di Siria e Iraq, mostrare  in tv reportage da Kobane o da Aleppo, spiegare uno scenario complesso in cui dietro l’Isis c’è Al Qaeda e le potenze giocano sporco: provare a farlo in tv, in prima serata, è una scelta rischiosa (in termini di audience) che va fatta. Ma qual è il ruolo dei media per spiegare la nostra indifferenza, o assuefazione, agli orrori della guerra?
Ascolta Corrado Formigli, il conduttore di Piazza pulita su La7

Oggi la guerra è anche tra noi, ma non la vogliamo vedere

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La guerra non è solo in Medio Oriente o in Africa. Anche noi qui siamo in guerra, circondati da produttori di armi e dall’indifferenza delle istituzioni che non fanno nulla. Ma allora perché, proprio ora che i profughi cercano riparo qui da noi, siamo sempre più distanti e indifferenti alle guerre da cui fuggono? Perché oggi siamo più centrati su noi stessi che in passato?

Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace

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