10 domande a cui la sinistra deve rispondere, per non essere irrilevante anche nel 2017

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Il dibattito è più che aperto. Abbastanza per provare a rimpolparlo senza “Fondamenti” né ricette, né liste dei desideri. Semmai con dieci domande che, a nostro avviso, sono piuttosto importanti per capire che direzione vuole dare alla modernità una forza che si dice di sinistra. Riguardano il lavoro e il tempo libero, la geopolitica e la strada sotto casa. Sono domande a cui la destra, se ci pensate, ha dato risposte piuttosto chiare, negli ultimi dodici mesi. E non a caso vince, mentre i partiti socialdemocratici traccheggiano tra il 20 e il 30 per cento. Noi le buttiamo sul tavolo. Non ci dispiacerebbe arrivassero pure delle risposte, da parte di chi ha a cuore il tema

Clicca qui per leggere le 10 domande di Francesco Cancellato su L’Inkiesta

La crisi della sinistra nel mondo che si trasforma

C’è sicuramente molto di contingente e, per così dire, «politicante» nel conflitto che sta dilaniando in questi giorni il Partito democratico. Quel conflitto tuttavia, se proviamo a sollevare un po’ lo sguardo dal pollaio domestico, possiamo interpretarlo pure come la conseguenza d’una crisi d’identità che colpisce la sinistra in pressoché tutte le democrazie occidentali. Chi proclama la morte della categorie politiche di destra e sinistra, dichiarandole superate dal conflitto fra «globalizzatori» e «sovranisti», sbaglia. Destra e sinistra contano ancora. La frattura fra globalizzatori e sovranisti però pesa: s’intreccia con la divisione fra destra e sinistra, spacca sia questa sia quella, e costringe le forze politiche tradizionali a un travaglio di ridefinizione e riallineamento.

In breve: stiamo attraversando una tempesta storico-politica di prima grandezza. Anche se, naturalmente, non possiamo sapere quanto durerà, ed è ancora possibile (benché improbabile) che il calmarsi delle acque ci porti in un mare poi non troppo dissimile da quello cui siamo abituati. Parte di questa tempesta ha a che vedere con l’assalto al patrimonio di valori progressisti che viene in genere definito «politicamente corretto»: diritti individuali, cosmopolitismo, multiculturalismo. L’espressione «politicamente corretto», naturalmente, è polemica. Però mostra pure fino a che punto quei valori abbiano saputo egemonizzare lo spazio pubblico: se le sinistre ne hanno fatto una ragione di vita, anche le destre tradizionali sono state in buona sostanza costrette ad accettarli.

Leggi tutto l’articolo di Giovanni Orsina su La Stampa

La sinistra globale è in crisi

Non c’è solo la Francia. Un esponente della sinistra socialista ha ottenuto la nomina del suo partito alle prossime presidenziali, e i socialisti francesi appaiono talmente divisi che la loro stessa sopravvivenza è minacciata. In questo momento i francesi pensano di essere gli unici a vivere la crisi della loro sinistra, ma forse dovrebbero guardare cosa accade in Italia, negli Stati Uniti, in Germania, in Spagna, in Grecia o in Scandinavia.

In tutte le grandi democrazie occidentali lo spettacolo è lo stesso. La sinistra è in crisi ovunque e il motivo non è legato alla presunta incapacità dei leader o alla loro tendenza a tradire gli ideali. La crisi è diffusa, dunque non può dipendere dalle singole personalità. Se la sinistra occidentale è in difficoltà ovunque è perché le condizioni che ne avevano alimentato la forza e il successo non esistono più. Direttamente o attraverso la pressione che ha esercitato sulla destra, la sinistra ha permesso spettacolari progressi sociali nel dopoguerra, perché la ricostruzione assicurava lavoro per tutti e perché la paura del comunismo spingeva le aziende a fare concessioni.

Bernard Guetta su Internazionale

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza

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Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.

La grande questione del nostro tempo è questa: la diseguaglianza. L’infelicità collettiva generata dal fatto che pochi lucrano su risorse e beni comuni in modo da rendere infelici tutti gli altri.

Anna Falcone e Tomaso Montanari sul manifesto

Renzi resuscita Berlusconi: la destra trionfa da Genova a Pistoia

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Genova sarà ricordata come Bologna (1999, Guazzaloca). Ma le elezioni amministrative del 2017 potrebbero avere la stessa faccia delle Regionali del 2000, dopo le quali Massimo D’Alema rassegnò le dimissioni da presidente del Consiglio. Il Partito democratico al primo turno aveva derubricato i risultati come un sintomo passeggero, molti dirigenti si erano affrettati a mettere in evidenza i successi qua e là. Ora il Pd si sveglia e si scopre sconfitto in città che governa da decenni: in Emilia, a Piacenza, la città “della Ditta”; in Toscana, a Pistoia, nei luoghi in cui Benigni diceva di voler bene a Berlinguer; in Liguria, a La Spezia, città portuale e operaia; fino in Lombardia, a Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia. Il centrodestra conquista 12 città che fino a ieri avevano un sindaco di centrosinistra, di varia estrazione: oltre a Genova, la coalizione Forza Italia-Lega Nord-Fratelli d’Italia trionfa ad Alessandria, Asti, Como, Lodi, Monza, La Spezia, Piacenza, Pistoia, Rieti, L’Aquila e Oristano. A queste si aggiungono i tre capoluoghi che restano di centrodestra: a parte Frosinone (già riconquistata al primo turno), il polo delle destre ha vinto di nuovo a Verona (dove ha resistito alla scissione di Tosi con una faccia nuova, Federico Sboarina) e a Catanzaro e Gorizia dove ha riconfermato i sindaci Sergio Abramo e Rodolfo Ziberna.

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Comunali 2017, centrodestra conquista Genova e L’Aquila. Renzi: “Poteva andare meglio”

Il ballottaggio per l’elezione dei sindaci in 111 Comuni premia il centrodestra, con risultati clamorosi in molte città. A scrutini quasi definitivi, l’ex premier Matteo Renzi, ammette che le consultazioni potevano andare meglio e che gran parte della sconfitta è la conseguenza delle spaccature e delle frizioni all’interno del Pd.

Tra i risultati più sorprendenti c’è certamente Genova, dove Marco Bucci è il nuovo sindaco, avendo sconfitto Gianni Crivello (centrosinistra). Come Genova, La Spezia: il secondo turno delle amministrative qui è favorevole a Peracchini (centrodestra), che vince su Manfredini (centrosinistra). Fa il bis alla guida di Parma Federico Pizzarotti, sindaco ex M5s, che si è presentato con una lista civica e ha battuto Paolo Scarpa del centrosinistra. A Verona Lega e Fi conquistano la città con Federico Sboarina, ex assessore dello stesso sindaco uscente, che batte l’avversaria Patrizia Bisinella, senatrice e fidanzata di Tosi.

Piera Mateucci su Repubblica

Acqua e agricoltura: la siccità colpisce anche il nord. Ascolta la puntata

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Proprio 3 giorni fa avevamo dedicato la puntata al rischio desertificazione in Italia. Coldiretti ha lanciato l’allarme e fatto i conti dei danni della siccità: 1 miliardo. A Parma e Piacenza è stato d’emergenza e ieri il Consiglio dei Ministri ha varato i primi provvedimenti, ma già in altri territori si prendono misure per limitare l’uso dell’acqua: anche Veneto, Sardegna e Toscana hanno dichiarato l’emergenza, mentre a Roma scatta l’ordinanza per giardini e piscine.

Gli ospiti del 23 giugno 2017

Alessandro Corsini, direttore Coldiretti Parma
Antonio Massarutto, insegna Politica economica ed Economia pubblica aell’Università di Udine, direttore di ricerca dello Iefe, autore di L’acqua (Il Mulino)
Renato Reggiani, inventore e fondatore di Biopic, start up di orti urbani, è il più famoso Maker italiano nel mondo
Michele Munafò, ricercatore Ispra, responsabile del Rapporto sul Consumo di suolo in Italia 2017

Ascolta la puntata

Il rapporto Ispra sul Consumo di suolo 2017

L’edizione 2017 del rapporto sul consumo di suolo in Italia, la quarta dedicata a questo tema e la prima da quando è stato istituito il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che ha il compito istituzionale di tali attività di monitoraggio, Il consumo di suolo in Italiafornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione del nostro territorio, che continuano a causare la perdita di una risorsa fondamentale, il suolo, con le sue funzioni e i relativi servizi ecosistemici. Sono disponibili tutti i dati relativi al Rapporto.

Il Rapporto analizza l’evoluzione del consumo di suolo all’interno di un più ampio quadro delle trasformazioni territoriali ai diversi livelli e fornisce nuove valutazioni sull’impatto sulle funzioni naturali perdute o minacciate, sulla frammentazione del paesaggio e sui costi economici della crescita della copertura artificiale del suolo.

Biopic, l’agricoltura urbana strizza un occhio allo Spazio

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Per il progetto Agrinnova di Wired e Ibm parliamo della startup italiana pluripremiata che rivoluziona i sistemi di coltivazione domestica. Un’idea che è già sul mercato

È proprio questo Biopic: un orto biologico in kit a LED ricaricabile, composto da cinque moduli rettangolari 37cm per 34cm. Su ciascun modulo viene steso un rotolo di terra che contiene sia i semi “incastonati” della pianta che vorremo far crescere, sia i microrganismi utili per curarla.Questo rotolo di terriccio e semi, grazie a una serie di tecnologie di cui alcune in attesa di brevetto, ha un sistema di irrigazione automatica che utilizza Arduino. La predisposizione di una sorta di stuoia già seminata evita che nel terreno si sviluppuno erbe infestanti e la luce a LED consente alle piante di crescere anche in mancanza di luce naturale. Risultato: Biopic è adatto a coltivare più di 30 varietà di ortaggi e anche piantine di frutta come le fragole.

Approfondisci su Wired.it

Siccità: la Cabina di regia merita un sequel

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Un’estate torrida provoca danni ingenti all’agricoltura e più in generale all’economia. La gestione delle crisi è stata affidata fino a oggi a una cabina di regia, creata su base volontaria. Visti i successi conseguiti, ora va resa più istituzionale.

La cabina di regia per il Po

Le elevate temperature di luglio e le scarse precipitazioni allarmano sempre di più, presagendo danni ingenti all’agricoltura e all’economia, soprattutto in pianura padana, dove il livello del Po è sceso in modo considerevole, tanto da far riunire la “cabina di regia” per la gestione dell’emergenza idrica del fiume Po.
La cabina di regia è stata istituita per la prima volta nel 2003, con l’intenzione di favorire il coordinamento tra i numerosi attori coinvolti nella gestione e nell’uso delle risorse idriche, e dunque, in prospettiva, una gestione unitaria del bacino del Po. A questa iniziativa, coordinata dall’Autorità di bacino, furono invitati a partecipare i principali soggetti deputati alla gestione delle risorse idriche e i suoi principali utilizzatori. In quell’anno, i partecipanti firmarono un protocollo d’intesa che prevedeva il rilascio aggiuntivo di 3,7 milioni di metri cubi al giorno dagli invasi idroelettrici montani, il trasferimento diretto a valle dei laghi delle portate aggiuntive rilasciate e una diminuzione del 10 per cento dei prelievi irrigui rispetto ai valori del momento. Tali misure volontarie permisero allora di contenere i danni. Il successo dell’operazione ha fatto sì che la cabina di regia sia diventata un punto di riferimento della gestione delle crisi idriche, pur in assenza di un esplicito mandato legislativo, vista la sua capacità di aggregare i diversi portatori d’interesse.

Leggi un articolo di due anni fa di Antonio Massarutto pubblicato su La Voce

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