Monthly Archives: marzo 2016

Annalisa Gadaleta, in prima linea contro il terrorismo

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Annalisa Gadaleta, pugliese, oggi assessore alla scuola e alla cultura di Molenbeek, in prima linea contro il terrorismo che attrae i ragazzi del suo quartiere.

“Da un anno e mezzo analizziamo i foreign fighters di Molenbeek, il municipio da cui provengono molti terroristi, e dell’intera Bruxelles: quasi tutti hanno alle spalle esperienze di rottura con le famiglie e sono più sensibili all’islam salafita, integralista, che da noi ha preso piede da una decina da anni grazie al contributo dell’Arabia Saudita, che è un paese alleato dei nostri governi. C’è una grande ipocrisia in questo”.

Ascolta Annalisa Gadaleta a Radio3

Gli islamici italiani sono più integrati

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Amin al-ahdab, presidente della comunità islamica di Venezia:

“La comunità islamica in Italia è più integrata rispetto al Belgio alla Francia, l’Italia ha una miglior politica di dialogo. E i divieti, di costruire moschee ad esempio, non aiutano: solo insieme possiamo monitorare i flussi e identificare i soggetti pericolosi nelle comunità musulmane.

I foreign fighters sono strumenti nelle mani dei veri generatori dell’odio che non si combattono qui in Europa: bisogna andarli a stanare in Medio Oriente, nei territori dello stato islamico, e bisogna agire uniti, con un coordinamento internazionale che oggi non esiste”.

Ascolta Amin al-ahdab ai microfoni di Radio3

 

Nuovi media, nuove parole : debunking

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I social network sono diventati il grande bacino dal quale anche i media tradizionali acquisiscono le informazioni. Non sempre tuttavia è facile stabilire la veridicità delle notizie arrivate dal basso: anche dopo gli attentati di Bruxelles sul web sono apparsi dati e immagini non pertinenti. Come arginare i rischi di una notizia virale ma falsa? Proponiamo la lettura di un articolo, pubblicato a pochi giorni dai fatti di Parigi sul sito Valigia Blu e disponibile qui, incentrato sul tema della rettifica e del debunking.

Consiglio di lettura: Le seconde generazioni di immigrati

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“Compiuti da tre giovani musulmani nati in Francia, gli attentati di Parigi del 7 e 9 gennaio 2015 sollecitano una riflessione sull’integrazione degli immigrati e dei loro figli. Qualcosa non va, se tre esponenti delle seconde generazioni (G2) hanno scelto di sferrare un colpo mortale al Vecchio Continente. Qualcosa non va, se oltre tremila foreign fighters europei stanno contribuendo alla barbarie del califfato in Siria e in Iraq. Il libro illustra il percorso delle G2, in bilico tra assimilazione, marginalità sociale e ribellione. Analizza la situazione del nostro paese, in cui le G2 si stanno faticosamente ritagliando un posto. Comprende inoltre un saggio che descrive l’attacco a «Charlie Hebdo» e i delicati temi che ne costituiscono lo sfondo”.

Per approfondire, questo il link al libro: E dei figli che ne facciamo? L’integrazione delle seconde generazioni di immigrati di Marco Orioles (Aracne editore)

Quale integrazione?

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Franco scrive: Io non credo che integralismo fanatismo e terrorismo siano generati dalle diseguaglianze. È di sicuro effetto di una mancata integrazione. Ma di quale integrazione? E a quali princìpi? Per quelli che proclamiamo e che noi stessi disattendiamo ogni giorno? Quale integrazione se noi stessi occidentali dimostriamo ogni giorno che noi stessi siamo “disintegrati” dagli stessi principi che a parole proclamiamo?

La convivenza è il vero orizzonte

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I.T. scrive: C’è una parola che gira intorno come evidentemente il pensiero imperante: integrazione. L’errore non sta nelle modalità ma nel senso stesso del termine, leggiamola nel vocabolario della lingua italiana, prevede un corpus superiore inamovibile a cui un minus è costretto con fatica e frustrazione/frustazione ad entrare. Non ho sentito vero desiderio di cambiamento, a partire dalle parole: convivenza è il vero orizzonte in cui tutti potremmo stare con più agio

Diversità di destino

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Vinni scrive: Lo diceva tanti anni fa Bauman, all’inizio delle rivolte delle periferie di Parigi e Londra. Questa enorme diversità di destino, di condizione sociale, di integrazione e alla fine di percezione di giustizia, finirà per premere e farsi sentire con ogni mezzo sui privilegiati. In che altro modo si può scoraggiare una persona pronta a farsi saltare in aria se non eliminando la sua diversità, il senso di ingiustizia che lo incattivisce?

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