Monthly Archives: marzo 2016

Ripopolare luoghi semiabbandonati: un modello di civiltà?

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Sono tanti gli sms arrivati a Radio3 questa mattina, tutti di ascoltatori entusiasti per la storia del ripopolamento del paese di Riace

A seguire l’esempio di Riace candido VENEZIA, soffocata da un turismo distratto, i cui edifici sono per metà in mano a sfruttamento e per metà cadenti e abbandonati perché il restauro è costoso. Affidare a immigrati volonterosi piccole case insieme al materiale necessario porterebbe anche ripopolazione. Venezia non ha mai avuto paura dello ‘straniero’

Assunta: Mimmo Lucano è un esempio da imitare, ci sono molti luoghi bellissimi abbandonati o semiabbandonati, se i migranti i nostri disoccupati le persone con difficoltà o no, le persone con lo spirito adatto, avessero la possibilità di viverci questi luoghi ritornerebbero a nuova vita,condividere la propria rispettiva esperienza lavorativa crea sicuramente solidarietà, si potrebbe ampliare il progetto delle banche del tempo che diventerebbero multietniche, tutto questo è utopia?
Gabriella da Vicenza: Le zone montane spopolare si avvantaggerebbero del metodo Riace E anche i boschi
 
Giovanna da Bologna: A quelli che si riempiono la bocca della parola buonismo vorrei chiedere: qual è l’alternativa? seriamente però, pancia a parte. Perché la storia dell’uomo è una storia di migrazioni, di masse che passano da un continente all’altro, E nulla può contro questa tendenza che è propria dell’uomo. Chi si arrocca, è perduto: non lo dicono i buoni, ma la storia. Dove non può la bontà, possa almeno il buon senso.
 
Maria: Riace è un modello troppo semplice da prendere come modello? Chissà perché quando si trova una soluzione intelligente non viene neanche presa in considerazione!
 
Isacco: Per Riace segnalo uno splendido docufilm sull’integrazione presentato all’ultimo festival di Parigi da un giovanissimo regista Gigi brandi, dal titolo “il caffe si beve bestemmiando”. Amatoriale ma bellissimo

Sul viso di Giulio ho visto il male del mondo

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Non c’è molto altro da dire sulla vicenda Regeni dopo le parole della madre alla conferenza stampa di ieri, ma proviamo a farlo: lo stato delle indagini, i rapporti Italia – Egitto tra ipocrisie e interessi, il dolore condiviso.

Gli ospiti della puntata del 30 marzo:

Luigi Manconi, senatore, ex sottosegretario alla giustizia, presidente della Commissione diritti umani, presidente dell’ associazione “A buon diritto”

Andrea Teti,  insegna Relazioni Internazionali all’Università di Abeerdin

Hussein Mahmoud, preside della Facoltà di Lingue dell’Università di Badr, a 50 km a sud dal Cairo  

Franco Rizzi, storico, fondatore e segretario generale di Unimed, l’Unione delle università del mediterraneo

Riascolta l’intera puntata

Verità per tutti

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Giulio e gli altri: il 24 marzo, in occasionde della Giornata Internazionale per il Diritto alla Verità, Radio3 Mondo ha fatto il punto sul caso Regeni e raccontato le storie di chi è ancora oggi alla ricerca della verità sui propri cari, scomparsi o uccisi. Le riflessioni della giornalista e scrittrice Paola Caridi si accompagno a quelle di Cecilia, nipote di Oscar Romero, religioso assassinato in Salvador il 24 marzo 1980, e di Geneviève Jeanningros, nipote di Suor Leonie Duquet, desaparecida. Le loro voci qui.

Luigi Manconi: il governo italiano deve reagire

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“Pretendiamo un cambio di atteggiamento radicale dalle autorità egiziane nei prossimi giorni. Altrimenti, chiederemo al governo italiano il richiamo dell’ambasciatore e l’inclusione dell’Egitto tra i paesi non sicuri. Abbiamo di fronte una sfida che non possiamo perdere: rendere i diritti umani una priorità per la politica”.

Ascolta Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato

Diritti umani violati

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Sono arrivati moltissimi messaggi con le vostre considerazioni sul caso Regeni ma non solo: avete parlato di reato di tortura, della situazione politica in Egitto, di diritti umani violati. Eccone alcuni, senza filtro.

Mauro: Con la richiesta di verità per Giulio è importante per tutti i cittadini italiani democratici allargare lo sguardo, per riconoscere che l’emergenza dei misteri non conosce tregua e viene da molto lontano, ben oltre l’Egitto di Al Sisi: per non dimenticare nessuna vittima dico cinque nomi: Vittorio Arrigoni, Nicola Calipari, Ilaria Alpi, don Diana e Stefano Cucchi: le loro storie si intrecciano e le loro vite pur così diverse ci incatenano al sogno della Costituzione e all’impegno di tenere sempre viva, insieme alla memoria di tutti i suoi figli e figlie, anche la nostra giovane e sempre fragile democrazia. Mauro, Cuneo

Alma: La vicenda di Giulio Regeni deve essere uno stimolo collettivo x la preda in carico in prima persona di quelle situazioni che vedono violati i diritti di libera espressione, volontà di cambiamento, diritto allo studio. Nella frequente situazione si smemoratezza rispetto a fatti tragici che hanno segnato il nostro recente passato (stragi degli anni 70/80), Giulio Regeni e i suoi cari ci “costringono” a fare scelte e pretendere che SEMPRE si arrivi alla verità. Alma

Marco: Peccato non aver aiutato la democrazia egiziana, abbiamo boicottato gli investimenti economici verso l’Egitto per paura dei fratelli musulmani, abbiamo accettato di buon grado una dittatura peggiore di quella di Mubarak che non ha esitato a massacrare in piazza Raq’a più di 600 sostenitori del legittimo governo dopo il golpe contro Morsi-“cattivo” perché fratello musulmano-e ha incarcerato 40.000 oppositori. La morte di Regeni non è stata provocata dai fratelli musulmani, ma dal regime voluto dall’Occidente: quando impareremo a non sostenere chi abbatte democrazie che non ci piacciono?

Silvano: Giorni fa si è commemorato l’attentato al giudice Palermo con la morte delle gemelle e della madre. Non si è mai trovato l’esecutore. Altri misteri permangono: come pretendere la verità dall’Egitto? Ma quale rabbia! Dignità e affetti feriti con un dolore che stronca persino le lacrime.

Claudia: Ho appena ascoltato la testimonianza di mamma Aldrovandi nella sua infinita tristezza e il bel commento di qualcuno: Non a caso Brecht non parlò di padre ma di una Madre Coraggio

Clara: Se Giulio Regeni era veramente una minaccia perché non e’ stato espulso? La tortura e’ inspiegabile.

Oriana: A proposito di Regeni, un fatto gravissimo di cui nessuno parla sono le responsabilità dell’ente inglese di ricerca che ha mandato allo sbaraglio in un Paese con una dittatura, e in un contesto massimamente pericoloso – quello dei sindacati egiziani – un giovanissimo studente ignaro che ha fatto una fine orripilante. Si potrebbe addirittura ipotizzare, oltre all’evidente cinismo dei responsabili inglesi, un vero e proprio disegno criminale, volto a provocare questa tragedia per compromettere i rapporti tra Italia e Egitto.

Maria Grazia: Un paese che non sa cercare e trovare le proprie verità ha la forza morale e politica di pretendere da altri paesi la verità? Da madre e donna posso solo dire che ogni madre è madre di Giulio Regeni, ogni donna è madre di Giulio Regeni, ogni italiano è madre di Giulio Regeni, ogni europeo dovrebbe essere madre di Giulio Regeni. Ogni essere umano è Giulio Regeni, ogni essere umano è madre di Giulio Regeni. VERITÁ PER GIULIO REGENI. Io sono pronta e ho già iniziato a boicottare l’Egitto e continuerò a farlo in ogni modo fino a quando non i genitori di Giulio non avranno verità e giustizia.

Consalvo: Sul caso Regeni, anche per colpa di voi giornalisti,il fattore emotivo sta oscurando la logica, il risultato sara’ l’interruzione dei rapporti diplomatici con l’Egitto e la risoluzione del contratto dell’ENI, proprio quello che si auspicava chi ha pianificato l’assassinio di Regeni. Nessun giornalista ha indagato sul ruolo e sull’attività dell’università inglese e sullo strano risalto che la notizia ha avuto da subito sui media americani e britannici.

Gennaro: La madre di Giulio Regeni ripercorre il cammino noto e studiato, dall’Argentina a Juarez e non solo, della (non scontata) legittimazione dei diritti umani violati, a partire dalla legittimità della madre stessa (indiscussa), che ha permesso di fare un passo avanti nel totalizzare nella madre e nei diritti umani i valori della sinistra sconfitta è delegittimata. Madre -> diritti umani -> diritti tout court.

Canale di Suez: la scommessa perduta di Al Sisi

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Fu la prima faraonica opera compiuta dal generale Al Sisi per lasciare una traccia indelebile del suo potere: il raddoppio parziale del Canale di Suez. Gli introiti, invece che aumentare, sono calati del 3%, complici l’instabilità politica del Sinai e il crollo del prezzo del petrolio. Oggi – come spiega Michele Giorgio sul manifesto – sempre più navi preferiscono circumnavigare l’Africa.

Il Canale che rivoluzionò i trasporti marittimi e la geografia del Nord Africa e del Medio Oriente, venne inaugurato il 17 novembre 1869. La storica Marcella Emiliani l’ha raccontato a Wikiradio: riascoltala qui

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