Monthly Archives: aprile 2016

#VeritàperGiulio

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Ancora, ogni giorno, ‪#‎veritàpergiulio‬.
Ci sono state evoluzioni importanti in questi giorni, anzi involuzioni: l’incrinatura dei rapporti tra Italia e Egitto, il richiamo dell’ambasciatore a Roma per consultazioni, e in tutto questo, la lettera di sua madre, Paola Regeni, ieri su Repubblica.

Gli ospiti dell’11 aprile 2016:

Viviana Mazza, inviata del Corriere della Sera al Cairo

Paolo Magri, vicepresidente dell’ISPI

Hussein Mahmoud, preside della Facoltà di Lingue dell’Università di Dadr, a 50 km dal Cairo

Paolo Gerbaudo, sociologo del King’s College di Londra che si occupa si movimenti sociali

Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone

Ascolta la puntata

Caso Regeni: colpa  di Cambridge? C’è chi lo sostiene…voi che ne pensate?

Cambridge-University

Dai giorni successivi al ritrovamento del corpo di Giulio, il 3 febbraio, fino ad oggi, si è scatenato un dibattito sulle colpe o le leggerezze di Giulio Regeni e dei supervisori accademici della sua attività di ricerca. Tommaso, un ascoltatore di Siena, oggi ha scritto via sms: “Regeni è esposto consapevolmente al pericolo. In fondo, se l’è un po’andata a cercare“.

Qui sotto trovate alcune opinioni argomentate dello stesso tenore, e un paio di risposte dal mondo accademico.

Giulio Regeni mandato allo sbaraglio dai suoi docenti“.  L’opinione del criminologo di Oxford Federico Varese pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo di Regeni.

“Le cattive maestre di Giulio”. Carlo Panella sull’Huffington post

“Le colpe dei docenti di Cambridge“. L’opinione dell’inviato del Giornale Fausto Biloslavo

Giulio Regeni non in pericolo per colpa nostra”. La risposta di Anne Alexander, docente di Cambridge, alle accuse

“No, Cambridge was not responsible!”. L’appello di docenti e studenti italiani in difesa dell’ateneo inglese

Gli effetti collaterali

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Assunta: Si presuppone che la verità per la morte di Giulio Regeni sia un rompicapo internazionale, certo chi ha torturato e ucciso Giulio, questa volta ha sbagliato persona, oppure Giulio stava indagando e scoprendo qualche cosa molto importante da non divulgare. Sta di fatto che Giulio non c’è più lui rappresenta le tante persone scomparse misteriosamente, fare chiarezza sulla sua morte aprirebbe un mondo di torture ,morte e sparizioni. Tutte le nazioni che hanno fatto affari con l’Egitto andrebbero in tilt, se uscisse la verità dopo come si dovrebbero comportare? Tutti gli affari stipulati saltano? Il dittatore Al Sisi dovrebbe andarsene? Scoppierebbe un conflitto tra pro e contro Al Sisi? Ciò che pensiamo in maggioranza non basta per portare a galla la verità, non basta per la coscienza di chi è al potere.

Nino: Con un certo cinismo, la vicenda dolorosa, sarà solo un effetto collaterale della costruzione delle politiche internazionali, ricamate con dovizia e tempi lunghi. L’effetto sorpresa non è plausibile, all’indomani dell’ennesima repressione di un regime, voluto e sostenuto dalla comunità europea. L’ipocrisia governativa è un fatto, come del resto l’indignazione di chi vuole la verità.

Vinni: Intanto questa pressione ha prodotto come effetto cinque morti. Cinque egiziani morti cercando un colpevole, tutto da vedere se fossero coinvolti o meno nel caso Regeni, io ho forti dubbi che lo siano. Interessa a qualcuno? O è solo un effetto collaterale irrilevante?

Giulio Regeni è nostro martire

L’interessante punto di vista di una giornalista egiziana, Sara Khorshid, su Huffington Post

“È come se Giulio Regeni fosse stato crocifisso per noi, ma invece di togliere i nostri peccati ha esposto quelli dell’Egitto e dei potenti del mondo.

Possiamo anche non avere la certezza che siano stati i servizi di sicurezza egiziani a torturarlo e ucciderlo. Potremmo anche non saperlo mai – semplicemente perché le élite corrotte non permettono la trasparenza e non mettono a disposizione le informazioni. Tuttavia sappiamo che è sparito nel quinto anniversario della rivoluzione del 25 gennaio, quando gli apparati di polizia egiziani erano in stato di massima allerta e pattugliavano le strade per prevenire qualsiasi tentativo di commemorazione pubblica della rivolta del 2011″.

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