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Aborto troppo difficile?

aborto

Il Consiglio d’Europa denuncia l’Italia che non garantisce la corretta e completa applicazione della legge 194: è difficile per le donne praticare l’interruzione di gravidanza e i medici non obiettori subiscono discriminazioni.

Gli ospiti del 14 aprile 2016

Benedetta Liberali, avvocato, insegna diritto costituzionale alla Statale di Milano e istituzioni di diritto pubblico all’università di Verona, insieme all’avvocato Marilisa D’Amico ha vinto i due ricorsi sulla violazione dei diritti delle donne riguardo all’applicazione della legge sull’aborto

Silvana Agatone, presidente della Libera associazione italiana dei ginecologi per l’applicazione della 194 lancia e ginecologa in un ospedale  romano

Giuseppe Noia, Presidente  AIGOC: Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici

Franco Garelli, sociologo, insegna Religioni nel mondo globalizzato e Sociologia della religione all’Università di Torino. Tra i suoi libri ricordiamo La Chiesa in Italia (Il Mulino, 2007),  Religione all’italiana. L’anima del paese messa a nudo, «Contemporanea» (Il Mulino, 2011)

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Aborto: quando Bobbio sorprese i laici

bobbio

L’8 maggio 1981, pochi giorni prima del referendum del 17 maggio che rimetteva in questione la legge 194 approvata tre anni prima, Norberto Bobbio, forse il più grande intellettuale laico, del nostro ‘900, rilasciò a Giuliano Nascimbeni del Corriere della Sera quest’intervista, che creò scalpore:

Sono con Norberto Bobbio nel suo studio di Torino, fra scaffali gremiti e tavoli coperti da giornali e riviste. «Non parlo volentieri di questo problema dell’aborto» mi dice. Gli chiedo perché. «È un problema molto difficile, è il classico problema nel quale ci si trova di fronte a un conflitto di diritti e di doveri».

Quali diritti e quali doveri sono in conflitto?

«Innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. È lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si può parlare di depenalizzazione dell’aborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte all’aborto».

Lei parlava di diritti, non di un solo diritto

«C’è anche il diritto della donna a non essere sacrificata nella cura dei figli che non vuole. E c’è un terzo diritto: quello della società. Il diritto della società in generale e anche delle società particolari a non essere superpopolate, e quindi a esercitare il controllo delle nascite».

Non le sembra che, così posto, il conflitto fra questi diritti si presenti pressoché insanabile?

«È vero, sono diritti incompatibili. E quando ci si trova di fronte a diritti incompatibili, la scelta è sempre dolorosa».

Ma bisogna decidere.

«Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l’aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all’aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere».

Quali critiche muove alla legge 194?

«Al primo articolo è detto che lo Stato “garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile”. Secondo me, questo diritto ha ragione d’essere soltanto se si afferma e si accetta il dovere di un rapporto sessuale cosciente e responsabile, cioè tra persone consapevoli delle conseguenze del loro atto e pronte ad assumersi gli obblighi che ne derivano. Rinviare la soluzione a concepimento avvenuto, cioè quando le conseguenze che si potevano evitare non sono state evitate, questo mi pare non andare al fondo del problema. Tanto è vero che, nello stesso primo articolo della 194, è scritto subito dopo che l’interruzione della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite».

E se, abrogando la legge 194, si tornasse ai «cucchiai d’oro», alle «mammane», ai drammi e alle ingiustizie dell’aborto clandestino? L’aborto è una triste realtà, non si può negarla.

«Il fatto che l’aborto sia diffuso, è un argomento debolissimo dal punto di vista giuridico e morale. E mi stupisce che venga addotto con tanta frequenza. Gli uomini sono come sono: ma la morale e il diritto esistono per questo. Il furto d’auto, ad esempio, è diffuso, quasi impunito: ma questo legittima il furto? Si può al massimo sostenere che siccome l’aborto è diffuso e incontrollabile, lo Stato lo tollera e cerca di regolarlo per limitarne la dannosità. Da questo punto di vista, se la legge 194 fosse bene applicata, potrebbe essere accolta come una legge che risolve un problema umanamente e socialmente rilevante».

Esistono azioni moralmente illecite ma che non sono considerate illegittime?

«Certamente. Cito il rapporto sessuale nelle sue varie forme, il tradimento tra coniugi, la stessa prostituzione. Mi consenta di ricordare il Saggio sulla libertà di Stuart Mill. Sono parole scritte centotrent’anni fa, ma attualissime. Il diritto, secondo Stuart Mill, si deve preoccupare delle azioni che recano danno alla società: “il bene dell’individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente”».

Questo può valere anche nel caso dell’aborto?

«Dice ancora Stuart Mill: “Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano”. Adesso le femministe dicono: “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l’aborto. L’individuo è uno, singolo. Nel caso dell’aborto c’è un “altro” nel corpo della donna. Il suicida dispone della sua singola vita. Con l’aborto si dispone di una vita altrui».

Tutta la sua lunga attività, professor Bobbio, i suoi libri, il suo insegnamento sono la testimonianza di uno spirito fermamente laico. Immagina che ci sarà sorpresa nel mondo laico (inteso qui come mondo dei non credenti; sul significato più pregnante del termine, vedi l’articolo Che cosa significa laicità? – ndr) per queste sue dichiarazioni?

«Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il “non uccidere”. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere».

Così Bobbio. E così Claudio Magris, nel 2008, sempre dalla pagine del Corriere, ritornò su quella celebre intervista.

“Troppe pazienti non assistite o maltrattate da medici e infermieri obiettori!”

donne ospedali

Ferri non lavati, pazienti lasciate sole a rischio emorragia o sottoposte ad assurdi lavaggi di coscienza: troppi i colleghi che non assistono le donne che abortiscono. Per loro l’obiezione di coscienza viene prima del diritto alla salute”.

Silvana Agatone, presidente della Libera associazione dei ginecologi per l’applicazione della legge 194, denuncia una situazione diffusa in molti ospedali.

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Un po’ di numeri: la mappa degli obiettori

Nel 2003 i ginecologi che non effettuavano aborti erano il 57,8%, nel 2009 sono saliti al 70,7%. Ma nel sud queste percentuali possono arrivare anche superare l’85%, come in Basilicata. Nella sua denuncia il Consiglio d’Europa, visto che in alcune regioni il numero di strutture che assicurano l’aborto è inferiore al 30%, spiega che “questo non giustifica la conclusione contenuta” nell’ultima relazione al Parlamento sulla legge 194, in cui si afferma che “la copertura è più che soddisfacente”. Mancano infatti i dati “sul numero di donne a cui i sono stati negati i servizi a causa della mancanza di personale non obiettore”.

mappa obiettori

“Noi obiettori di coscienza rifiutiamo la condanna del Consiglio d’Europa”

obiezione

“I numeri del Consiglio d’Europa non sono veri: in Italia non ci sono problemi ad abortire. Gli obiettori crescono, è vero, oggi siamo oltre il 70%, perché cresce la consapevolezza, ma non siamo troppi. Il nostro diritto a dire no va difeso”

Giuseppe Noia, presidente di Aigoc, l’associazione dei ginecologi e ostetrici cattolici, spiega le ragioni di chi fa obiezione di coscienza.

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