Monthly Archives: aprile 2016

Referendum: vince l’astensione

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Niente quorum, il referendum sulle trivelle non passa. Filo diretto monotematico questa mattina a Prima Pagina, ma soprattutto due domande: quali saranno le conseguenze sul piano energetico e economico? E l’astensionismo è segno di una democrazia matura o disillusa?

Gli ospiti della puntata del 17 aprile

Mauro Calise, insegna Scienza Politica all’Università Federico II, autore di Il partito personale (Laterza, 2008) e di Fuorigioco. La sinistra contro i suoi leader (2013) e La democrazia del leader (2016)
Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, firma oggi l’editoriale sulla storia dei referendum “Quando non si andava al mare”
Francesco Carollo, si occupa di innovazione strategica, fa parte del network internazionale che si chiama weshare, ha scritto su glistatigenerali.it il pezzo “Un paese piacione che fa ciaone a se stesso”

Enrico Verga, consulente per le imprese che vogliono lavorare all’estero, ha scritto “Trivelle si, Trivelle no” sul blog del Sole24ore Econopolis

Ascolta qui l’intera puntata di Tutta la città ne parla

 

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Vinni: Mi ha interessato molto l’aspetto sociologico del fenomeno, sopratutto quello degli appartenenti al fronte del SI. Mi son divertito su vari profili a provocare risposte più argomentate rispetto agli ingannevoli, facili e falsi slogan pubblicati e sempre è venuta fuori la disinformazione, il tifo da stadio, la pochezza argomentativa, le convinzioni personali che prevalgono sull’informazione. E molto veleno pure. In due parole, non sempre ma complessivamente, prevaleva il soggettivo contro l’oggettivo laddove l’oggettivo era appunto l’oggetto quasi ignoto del referendum e il soggettivo era l’idea che ognuno ci ha costruito intorno inserendo contenuti arbitrari che dovevano rappresentare e testimoniare l’immagine di perfetti paladini della causa e della morale giusta che ognuno di loro è convinto di incarnare e che ha urgenza di comunicare all’universo mondo. Il tutto dall’alto, direi, della complessiva ignoranza e disinformazione su un tema che è talmente complesso da non dover essere nemmeno messo nelle mani del popolo talmente alta era la competenza richiesta per dare un voto consapevole.

Maia: Ho 13 anni e non ho potuto votare, ma avrei votato SI. Nella mia famiglia hanno votato tutti, da mia cugina di 19 anni ai miei nonni di 82, 83 e 84. Agli adulti che non hanno votato vorrei ricordare che il mondo non è vostro, lo avete in prestito da noi, vostri figli e vostri nipoti, e dovreste custodirlo per noi nel migliore dei modi, come noi faremo per i nostri figli e nipoti. Sono molto triste e delusa.

Idrocarburi: l’Italia dipende dai fossili

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La quantità di energia importata rispetto al totale di quella utilizzata è scesa dall’82,6% del 2010 al 75,9% del 2014. Almeno, questi sono i dati Eurostat. La cattiva notizia è che, nonostante sia stato sufficiente per superare gli obiettivi imposti dal protocollo di Kyoto, la quota dirinnovabili si è fermata al 17,1%. E quindi l’Italia dipende ancora in larga parte dalle fonti fossili ed è costretta a importarne una gran quantità.

Riccardo Saporiti su Wired, qui l’articolo integrale.

Urne vuote, web pieno?

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La disaffezione degli elettori è segno di una democrazia debole o invece la partecipazione avviene ora in altri ambiti? Fahrenheit ne ha discusso con con Leonardo Morlino, docente di scienze politiche Università LUISS Roma, Francesco Raparelli, autore di Rivolte o barbarie, e Alessandra Valastro, docente di  Istituzioni e diritto pubblico e di Democrazia partecipativa e governante presso l’Università di Perugia. Ascolta la puntata qui.

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