Monthly Archives: maggio 2016

L’uccisione di Sara: da dove viene il male? Ascolta la puntata

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Sara non sarà l’ultima, e la sua morte ci riguarda tutti, uomini e donne. È morta uccisa dal suo compagno, si chiama femminicidio e bisogna dirlo. È morta anche per indifferenza, si chiama responsabilità e anche questo bisogna dirlo.
Legge anti stalking, battaglie culturali, educazione nelle scuole, ne abbiamo parlato tante volte, non ne parliamo mai abbastanza.

Gli ospiti del 31 maggio 2016

Isabella Merzagora, è presidente della Società italiana di criminologia, insegna Criminologia alla Statale di Milano, tra i suoi libri ricordiamo Colpevoli si nasce? Criminologia, determinismo, neuroscienze e Uomini violenti. I partner abusanti e il loro trattamento

Alessandra Notarbartolo, Comitato antiviolenza 21 luglio di Palermo, parteciperà oggi pomeriggio all’iniziativa a Palermo “Dalla parte delle bambine – a sostegno delle donne”

Mario De Maglie, psicologo, coordinatore del centro di ascolto Uomini maltrattanti di Firenze

Elena Fierli, associazione Scosse

La storia di Marcella che non c’è più, di papà Luciano e di noi, che fuggiamo i mostri.

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Stamani, via sms, abbiamo ricevuto questo messaggio di Luciano, da Bolzano. E lo abbiamo richiamato. Qui sotto potere leggere le sue parole e ascoltare la sua voce, piena di equilibrio e saggezza.

Sono il padre di Marcella Casagrande uccisa da Marco Bergamo a Bolzano, il 3 gennaio del 1985. In questi giorni si parla di liberta vigilata per M.B. e questo è il mio pensiero a riguardo. Se potete sensibilizzate con il vostro impegno di ottimi giornalisti gli ascoltatori Grazie. Un articolo dell’Alto Adige titolava “Non liberate quel mostro! L’appello di una madre disperata!”. Ciò che non condivido minimamente in questi articoli, che appaiono ciclicamente sull’ assassino di mia figlia Marcella, è il loro far leva sul senso di paura  e”in- giustizia” diffuso e percepito da ogni essere umano che viva in questa realtà difficile, violenta e sicuramente non consolante. È facile partire da un titolo: Non liberate quel mostro! L’appello di una madre disperata!, per creare emozione ed interesse morboso, senza porsi la semplice domanda che ogni giornalista dovrebbe porsi: quanto può essere utile e a chi, un’informazione di questo genere? Nella prima parte, la definizione di mostro è fuorviante ed allontana ancora una volta dalla responsabilità ( piena capacità di intendere e di volere, come dagli atti e dall’entità della condanna) della responsabilità totalmente umana dell’assassino. B. appartiene alla stessa razza umana che stupra, uccide, tortura,umilia, schiavizza altri esseri piu deboli in nome di una religione, un governo, un’idea, un interesse economico, o un godimento personale anche ammesso, come nel suo caso:” uccidere mi dava piacere”. Ciò naturalmente nulla toglie alla sua pericolosità dovuta anche ad una assenza totale di coscienza del male arrecato, frutto semmai di un percorso di pentimento personale, mai neppure iniziato, da come risulta evidente anche dalle ultime dichiarazioni di ritrattazione, reali o strumentali ad una revisione del processo che siano. Quanto a ” L’appello di una madre disperata”, per come ho conosciuto e conosco Maurizia credo che la disperazione sia quanto di più lontano le si possa attribuire. La disperazione non ha trovato terreno fertile nella nostra famiglia tantomeno nelle tre donne Maurizia,Tiziana e Lorenza, che in quel momento portavano nel ventre il frutto dell’amore, che con forza e bellezza avrebbe, di lì a poco, risposto alla violenza nei loro confronti e delle altre vittime innocenti: Annamaria, Renate, Renate e Marika. Ciò che ho conosciuto in Maurizia è la determinazione, e l’amore per la vita ed i suoi figli e naturalmente il senso di giustizia, che condivido profondamente, senza cadute nella sterile vendetta o nell’assurda ipotesi di un “perdono” per chi non ha mai mosso il più piccolo passo verso il pentimento o l’assunzione di responsabilità. Ritengo anche inutile dare un tipo di informazione basandosi sui ” dovrebbe e potrebbe” parlando di un percorso di consapevolezza dopo piu di 25 anni di reclusione e mai neppure iniziato. Trovo infine che un’ occasione per parlare della vita delle semplici persone che con coraggio, resistenza e a volte, lasciatemelo dire, eroismo, devono affrontare le proprie tragedie(” un tempo, -ebbe a dire un caro amico insegnante di filosofia- per la morte crudele di un innocente si aprivano i cieli !) sia stata sprecata ancora una volta per alimentare sterili paure e luoghi comuni. Luciano Casagrande Papà di Marcella

Qui l’intervento di Luciano nella “piazza” di Tutta la città ne parla

Se Sara avesse saputo

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“La soluzione non è la repressione, è la prevenzione, attraverso l’educazione culturale. Forse se Sara avesse saputo dei centri antiviolenza, che valutano il rischio, che aiutano le donne a orientarsi nel mix di sentimenti e comportamenti pericolosi, si sarebbe salvata”.

Ascolta Alessandra Notarbartolo del Comitato antiviolenza 21 luglio di Palermo

Coppie: la dipendenza è pericolosa

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“La dipendenza nella coppia è pericolosa, ma in una società come la nostra in cui i tradizionali punti di riferimento (partiti, chiesa, famiglia d’origine) non esistono più, il legame affettivo tra due persone resta l’unico confronto affettivo e sociale. Quando la coppia si rompe è il disastro“.

Isabella Merzagora, presidente della Società italiana di criminologia, sul femminicidio di Roma.

Il mito del “vero uomo” crea maschi ignari delle proprie emozioni

 

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“Gli uomini violenti che vengono al nostro sportello antiviolenza per uomini maltrattanti sono di tutte le classi, età, cultura, sono operai, giudici, poliziotti, pensionati. Un profilo non c’è. Il problema è antico, strutturale, discende da una rigidità dell’idea di maschio “che non deve chiedere mai”: un mito che impedisce a molti uomini di esprimere, e addirittura di riconoscere le proprie emozioni. Così è facile andare in tilt”. Lo psicologo De Maglie a Radio3.

Il radiodocumentario. Violenza sulle donne: parlano gli uomini

Una serie di testimonianze e racconti personali di uomini che in modi diversi, in età e condizioni sociali differenti si confrontano con il loro rapporto con il femminile e sul tema della violenza. Chi ha scontato una pena detentiva, stalker, chi esercita professioni di livello, uomini maturi, giovani, adolescenti, padri e figli dialogano e provano a dire cosa passa nel loro animo quando di fronte a una donna si scatenano pulsioni violente o di rifiuto; raccontano la loro visione del femminile e i loro desideri. Una puntata conclusiva è riservata agli uomini della rete di associazioni Maschile/Plurale che da tempo operano sulla riflessione e l’evoluzione della dimensione maschile.

Clicca qui per riascoltare il ciclo di Tre Soldi di Milvia Spadi

Il mio nickname è Lisa, agente Lisa

La polizia approda sui social network con una poliziotta virtuale , dietro cui si nasconde un team di investigatori. Boom di contatti

Occhi chiari, capelli castani tendenti al rosso, Agente Lisa non è un algoritmo, ma un collettivo di agenti (dieci in tutto, di entrambi i sessi) che seguono l’intera comunicazione sui social network della Polizia di Stato. Ma non sono ragazzini alle prime armi, hanno alle spalle anni di attività su strada nel reprimere reati; anni necessari per avere la sensibilità giusta nel raccontare attraverso i post il lavoro quotidiano dei colleghi. I risultati sono lusinghieri: oltre 185 mila ‘mi piace’ e una media di 10mila contatti al mese. Così «Agente Lisa» è entrata nei primi tre posti della classifica Blogmeter delle pagine con maggior coinvolgimento di like e commenti. Come quello di Roberto: «Agente Lisa ti segnalo che la stessa cosa (la truffa ndr) avviene anche per la fornitura gas», e comunque «grazie per quello che fai. Come sono andate le ferie?». Insomma «si è creata una comunità e sono le buone notizie a essere maggiormente condivise», notano dal Viminale.

Per saperne di più visita il sito di panorama.it

Chi prende in cura gli uomini che odiano le donne

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«Riflettere su che cosa sia maltrattamento o violenza è un lavoro continuo, che mette a dura prova anche noi che ci occupiamo del recupero degli uomini che la violenza l’hanno agita in modo conclamato nelle loro relazioni affettive», ci dice Mario De Maglie, psicologo e operatore del Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM) di Firenze, il primo in Italia, una realtà preziosa in attività da cinque anni nonostante i pochissimi fondi. «Noi che lavoriamo qui siamo costretti a metterci profondamente in gioco anche rispetto al nostro vissuto, alle nostre convinzioni. Dopo cinque anni io stesso ho dovuto e voluto rivalutare il mio maschile, le mie modalità comunicative. E alla fine sono giunto a una conclusione per me inevitabile: siamo tutti a rischio di agire comportamenti maltrattanti».ù

Leggi l’articolo di Marta Dore su glistatigenerali.com

Il libro: Il femminicidio. Un nuovo reato nell’era moderna

La questione della violenza sia fisica che sessuale sulle donne è di strettissima attualità. La cronaca riporta quotidianamente episodi che hanno per oggetto delitti le cui vittime sono donne: ferite, violentate o uccise per il solo fatto di essere donne. La maggior parte di questi delitti avvengono per mano di mariti, compagni, padri, fratelli, persone conosciute dalle loro vittime, che, per il legame familiare e sentimentale che hanno con esse, dovrebbero amarle e proteggerle. Invece gli autori di questo tipo di delitti, approfittando di tale rapporto, violano due tipi di soglie: quella relativa al corpo della donna, pregiudicandone l’incolumità e la salute, nonché quella relativa al contesto in cui la donna si trova, che dovrebbe essere fonte di protezione. Dal canto loro le donne vedono violate la propria libertà, dignità ed uguaglianza.

Il femminicidio. Un nuovo reato nell’era moderna. Di Marco Giordano (Ibiskos Editrice, 2014)

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