Monthly Archives: giugno 2016

L’ECONOMIA DELL’ESPULSIONE SECONDO SASKIA SASSEN

Rendere visibile un processo ancora invisibile. Riconoscerlo, individuarlo, nominarlo, per poi provare a cambiarlo. Saskia Sassen torna in libreria con un libro perfino più ambizioso dei precedenti, un altro tassello lunga quella serie di “esplorazioni eccentriche” di idee e processi dell’economia globale inaugurata nel 1996 con il saggio Fuori controllo. Poche settimane fa la Oxford University Press ha infatti pubblicato Expulsions. Brutality and Complexity in the Global Economy (in via di traduzione per il Mulino), un testo che la sociologa ha meditato a lungo e costruito alternando indagine empirica e codificazione concettuale, intorno al tentativo di affrontare di petto un “problema fondamentale nella nostra economia politica globale: l’emergere di nuove logiche di espulsione”

Leggi l’intero articolo di Giuliano Battiston

Chi è SASKIA SASSEN?

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Saskia Sassen è una sociologa ed economista statunitense nota per le sue analisi sulla globalizzazione e i processi transnazionali.  È docente di Sociologia alla Columbia University. Tra le sue ope­re in edizione italiana: «Globa­liz­zati e scontenti» (Il Saggiatore, 2002), «Una sociologia della globalizzazione» (Einau­di, 2008), «Territorio, autorità, diritti» (Bruno Mondadori, 2008) e, per il Mulino, «Le città nell’economia globale» (20103).

Clicca qui per approfondire leggendo le sue interviste e le sue pubblicazioni in inglese.

Le città nell’economia globale

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La globalizzazione dell’economia, accompagnata da una cultura a sua volta globale, ha profondamente alterato il tessuto sociale, economico e politico degli stati-nazione, di vaste aree transnazionali e, soprattutto, delle città. Questo volume è stato tra i primi a fornire idee e strumenti per capire le nuove città come luoghi di intersezione tra globale e locale. Le grandi metropoli infatti si sono sviluppate all’interno di mercati e network transnazionali, presentando più tratti in comune fra loro che in rapporto ai rispettivi contesti regionali o nazionali. Questa edizione aggiornata da un lato fornisce nuovi materiali che sostengono i modelli interpretativi proposti, dall’altro delinea alcune tendenze emergenti.

Le città nell’economia globale di Saskia Sassen (Il Mulino)

Di cosa si parlerà al Festival dell’economia

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I temi fondamentali del festival si concentreranno sul delicato equilibrio tra geografia ed economia, in un contesto che sta rapidamente cambiando grazie alle smart city e la sostenibilità urbana.

“La geografia economica del mondo segnala una crescente concentrazione della crescita economica in relativamente poche grandi città in grado di attrarre capitale umano e di stimolare l’innovazione. Lo studio della crescita economica e demografica di queste nuove realtà è fondamentale per capire non solo gli ingredienti che sono necessari per la crescita economica, ma anche il loro mix ottimale e le ricette che occorre applicare se la si vuole stimolare”, ha spiegato Tito Boeri, direttore scientifico del Festival. I vari eventi proporranno un serrato confronto tra economisti, personalità politiche e istituzionali, ricercatori e giornalisti provenienti da ogni parte del mondo, che indagheranno questi ambiti.

Leggi l’articolo su Wired.it

Corruzione, la mappa di Cantone

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Corruzione, Gomorra, appalti truccati dall’Expo fino alla sanità regionale, politici immorali e impresentabili. Manca soltanto la disoccupazione o le pensioni sul tavolo di Raffaele Cantone. L’uomo tuttofare del governo Renzi, il Grande Fratello che vigila e controlla sulla malata Italia. Cantone proverà a fornire una mappa della corruzione, individuando le possibili azioni di contrasto, sia nel campo legislativo e giudiziario, sia dal punto di vista sociale e culturale.

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Tito Boeri sul Festival dell’Economia

La prima cosa che ho provato tanti anni fa quando mi sono imbattuto nelle Città invisibili di Italo Calvino è un grande senso di ammirazione. Marco Polo-Calvino era riuscito non solo ad immaginare, ma anche a costruire fino ai più piccoli dettagli e a popolare nella sua narrativa ben 55 città. Da allora i pianificatori cinesi ne hanno costruite dieci volte tante di città dal nulla, ma senza in molti casi riuscire a popolarle. Sono città visibili, ma fantasma. La crescita economica si associa quasi sempre a forti processi di urbanizzazione, ma l’urbanizzazione non è di per sé condizione perché ci sia crescita economica, come ci ricordano molte megalopoli del sottosviluppo.

Continua a leggere l’editoriale.

La crisi del Mezzogiorno e gli effetti perversi delle politiche

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Nonostante la crisi, il quadro del Mezzogiorno resta variegato sotto il profilo economico e sociale. Ci sono settori, come l’agricoltura specializzata, l’industria alimentare o alcune aziende dell’high tech, specie l’avionica o l’elettronica, che hanno performance positive anche negli anni peggiori. Il turismo, legato anche ai beni culturali e ambientali, mostra rilevanti segni di dinamismo, specie nel periodo più recente. Si registra una certa vivacità imprenditoriale. C’è dunque, nonostante tutto, un «Sud che si muove».

Leggi qui l’articolo di Gianfranco Viesti in Il Mulino 1/2016

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