Monthly Archives: giugno 2016

Si fa presto a dire Brexit

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Il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna all’interno dell’Unione Europea è alle porte: e si guardano i sondaggi, la polarizzazione dell’opinione dei cittadini britannici ha raggiunto l’apice. Il governatore Draghi sostiene che la BCE sarà preparata a qualunque esito e la Cancelliera Merkel ha appena rotto il silenzio entrando nella campagna antiBrexit. Ma chi sta lavorando realmente alla causa europea ed europeista oltremanica?
Radio3 Europa ne ha parlato con William Ward, corrispondente da Londra per Panorama e per il quotidiano Il FoglioJeremy Purvis, membro del Parlamento britannico per il partito liberale, ed Emma Reynolds del partito laburista.

Ascolta la puntata.

Immigrati e previdenza: diamo i numeri

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Sul sito dell’Inps è presenta una sezione dedicata ai Rapporti su Immigrazione e Previdenza, redatti in collaborazione con Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, e basati sui dati provenienti dall’archivio anagrafico dei lavoratori extracomunitari e dagli archivi gestionali dell’Istituto. Per leggerli, basta cliccare qui. 

Dati concreti

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Quanti sono i migranti che arrivano in Europa, quante le richieste d’asilo accettate e quanti i soldi spesi fino ad ora? Per fare chiarezza sull’entità del fenomeno migratorio, Radio3 Scienza ha incontrato Alessandro Lanni e Jacopo Ottaviani: entrambi giornalisti, hanno spiegato l’importanza di un’informazione basata su dati concreti. Per evitare, come spesso accade, di dare i numeri. I loro interventi qui.

Brexit? L’Italia rischia meno di altri Paesi

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Grazie alle riforme “mai viste” che il governo ha messo in campo in due anni sul sistema bancario e grazie a “crescita e ripresa degli investimenti in un orizzonte di due anni, che è il periodo normale di gestione delle sofferenze, il sistema tornerà stabile”, quando “saranno portate a termine anche fusioni, acquisizioni e ri-capitalizzazioni”. A dirlo è il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al Festival Economia di Trento.

Continua a leggere l’articolo su La Stampa.

Brexit, avviso ai genitori inglesi: senza alunni Ue scuole peggiori

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Chi in Gran Bretagna sostiene l’idea di votare per l’uscita dall’Unione europea ma ha figli in età scolare, sappia che potrebbero esserci delle ripercussioni. Perché rendendo più difficile l’accesso degli immigrati dall’Ue, la qualità delle scuole frequentate dai loro pargoli rischia di diminuire. A sostenerlo è una ricerca realizzata da School Dash, sito che si occupa di comparazioni, statistiche e indagine analitiche sul mondo dell’istruzione. La responsabile della ricerca, la dottoressa Timo Hannay , ha preso in analisi le scuole primarie con un alto numero di studenti bianchi, non inglesi o irlandesi, e ha valutato il loro impatto sulle classi. Che è risultato sempre più che positivo, nel senso che gli allievi che hanno una lingua d’origine diversa, non solo vanno bene a scuola ma determinano spesso risultati migliori anche tra i loro compagni.

Continua a leggere l’articolo su Il Corriere della Sera.

Londra ti amo: italiani online contro Brexit

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“Who loves Britain?” La Gran Bretagna può sentirsi amata da un manipolo di ragazzi e ragazze che da sotto il Colosseo e davanti ad altri simboli della cultura europea annunciano a Londra il loro amore. È uno dei sei video che la campagna IN Love diffonde in queste ore nel Regno Unito e nel resto dell’Unione per convincere i riluttanti a dire “sì” all’Ue in occasione del referendum del 23 giugno. La campagna è fatta da giovani italiani, spagnoli, francesi e degli altri Paesi e si rivolge ai coetanei britannici, incoraggiandoli a votare e scherzando sui luoghi comuni che zavoranno l’immagine degli inglesi. A cominciare dalle note… incapacità gastronomiche.

Continua a leggere l’articolo su Il Sole 24 Ore.

 

Siamo in diretta!

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Siamo in diretta da Trento, per il quarto appuntamento dal Festival dell’Economia. Per ascoltare la puntata, basta cliccare qui.

Perché Internet non salverà il mondo

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Morozov ha scritto tre libri. Il primo è il best seller L’ingenuità della rete (The Net Delusion) dedicato in buona parte a demolire il mito di internet come agente di diffusione della democrazia, mostrando come invece il web semplifichi parecchio il lavoro repressivo dei regimi dittatoriali, la“militanza da Facebook” sia irrilevante nel mondo reale, anzi controproducente, e il ruolo di Twitter nelle rivoluzioni sia soprattutto una bolla mediatica costruitaad hoc. Il secondo è il pamphlet Contro Steve Jobs, in cui viene demolito il carattere profetico e visionario del guru della Apple mettendone in luce la sconfinata povertà di pensiero.

«Rolling Stone gli fece una domanda sul futuro della tecnologia (…) Jobs fece roteare gli occhi “Sai, preferirei parlare di musica. Queste grandi domande sono soltanto zzzzzzzzz” disse, mettendosi a russare. Ecco, appunto il filosofo del XXI secolo»
(Contro Steve Jobs, pag. 102)

I primi due titoli sono stati tradotti in Italia da Codice, il più recente To save everything click here invece è edito da Mondadori Strade Blu che ha scelto il titolo Internet non salverà il mondo, più retorico e meno ironico dell’originale. L’ultima fatica di Morozov è un lungo e accorato attacco al soluzionismo digitale e alla tendenza della Silicon Valley a creare soluzioni a problemi che non esistono, riempire la vita di misurazioni digitali, mercificandola e controllandola fino nei suoi angoli più reconditi in nome di una maggiore efficienza, di un senso di giustizia e di trasparenza assoluto e distopico

Leggi l’intervista con Evgeny Morozov, il filosofo avversario della Silicon Valley di Quit su L’Inkiesta.it

Sfoglia il libro: L’ingenuità della Rete

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La tesi di questo libro è semplice: per salvaguardare la promessa di internet di sostenere la lotta contro i regimi autoritari, gli occidentali ancora interessati allo sviluppo della democrazia dovranno rifiutare la dottrina Google, abbandonando sia il cyber-utopismo sia l’internet-centrismo. Ora come ora crediamo in idee sbagliate e utilizziamo una metodologia sbagliata, direi anzi menomata. Il risultato è ciò che definisco l’ingenuità della rete. Questa logica, se spinta all’estremo, è destinata ad avere conseguenze globali significative che potrebbero mettere a rischio il progetto della diffusione della democrazia. È una follia di cui l’Occidente può fare serenamente a meno.

Clicca qui per leggere l’introduzione del libro di Morozov

Morozov, il lato oscuro della rete

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Il lato oscuro della rete non è distante. Non è lontano. È di fianco a noi: a un solo, semplice clic. Perché se clicchi quel link, stai lavorando per Facebook. Se scarichi quella foto, stai solo aumentando gli introiti di Google. Un retweet? Soldi a Twitter. Soldi, potere, influenza. Quella che le aziende della Silicon Valley oramai detengono in quantità spropositata. In quantità preoccupante. C’è poca luce nella Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale di Genova. Una penombra in cui Evgeny Morozov, intervistato da Riccardo Staglianò, conduce i lettori di Repubblica nella zona d’ombra della rete.

Leggi e ascolta l’intervista cliccando qui