Monthly Archives: giugno 2016

La crisi delle micro imprese. Ascolta la puntata

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Gli imprenditori (troppo) piccoli spesso non ce la fanno. Quanti posti sono andati perduti dal 2008 ad oggi? Qual è lo stato dell’arte delle piccole imprese nei vari settori, dall’edilizia, al commercio all’agricoltura? La sfida forse è quella di mettersi in rete per gestire la crisi oppure di investire in nuove tecnologie? Aspettiamo, come sempre, le vostre considerazioni e le vostre storie.

Gli ospiti del 10 giugno 2016

Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera e autore di libri inchiesta come Piccoli. La pancia del paese (Marsilio, 2010)

Donatella Prampolini, presidente Confcommercio Reggio Emilia e vice presidente nazionale Confcommercio

Valeria Bruni, imprenditrice agricola

Mattia Frapporti, dottorando in Storia dell’Europa contemporanea presso l’Università di Bologna

Ascolta la puntata

Il progetto. ABC : sementi, lavoro e filiera corta

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Il progetto ABC è di QUERCIAMBIENTE una cooperativa sociale di Muggia, Trieste.

Il progetto che ti presentiamo si chiama ABC: SEMENTI, LAVORO E FILIERA CORTA ed è un progetto di Agricoltura Sociale. Vogliamo ripartire da ciò che per noi  è primario ed essenziale: il lavoro, il rapporto con la terra, il cibo e la centralità delle relazioni. Questo progetto intende unire la produzione agricola e la garanzia di un lavoro dignitoso, visto anche come opportunità di crescita e integrazione sociale. Si inserisce nelle attività  per lo sviluppo dell’Agricoltura Sociale in provincia di Trieste, per la diffusione dell’educazione ambientale e di una maggiore consapevolezza alimentare.

Il futuro delle piccole imprese? L’innovazione

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“Dopo gli anni della recessione, ci troviamo in un fase di non ripresa che rischia di affossare la fascia bassa delle imprese. Un quarto delle imprese si dibatte in una crisi con pochi spiragli di futuro. Vanno analizzate le cause: tasse e burocrazia. Ma non solo, è anche una questione di comportamenti: l’età media dei piccoli imprenditori è alta, quante staffette generazionali si fanno nelle aziende familiari? Poche! Invece sarebbero utili anche per fare innovazione. I figli nativi digitali hanno un altro passo nell’approccio alle nuove tecnologie”

Riascolta l’intervento di Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera

Gli occupati non sono “posti”

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Quando un politico dice che ci sono 100.000 occupati in più il cittadino tende a pensare che ci siano 100.000 posti di lavoro in più, cioè 100.000 famiglie in più che godono di uno stipendio sicuro, che possono accendere un mutuo e comprarsi la macchina a rate.

Bugia.

L’ISTAT ha pubblicato l’1 giugno in un tweet la definizione di “occupato”: “La persona intervistata viene conteggiata tra gli occupati se ha svolto un’attività lavorativa retribuita, anche solo per un’ora, nella settimana di riferimento dell’indagine

L’ISTAT ha poi precisato che negli ultimi 3 anni il 98% degli occupati ha lavorato almeno 10 ore alla settimana.

Quindi se ho lavorato nel bar di un amico e lui mi ha pagato “formalmente” (non in nero) un paio d’ore al giorno nell’arco di una settimana per L’ISTAT sono un occupato e non sono un disoccupato. 

Eppure con questo pugno di ore remunerate la banca il mutuo non me lo concede, papà deve continuare a finanziarmi e mamma e fidanzata continuano a dire “Non ti sei ancora sistemato”.

Leggi l’articolo di Lorenzo Cavalieri

La logistica come lente sul presente globale

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Un crescente numero di studi sta usando la logistica come cartina di tornasole per cogliere le modificazioni di innumerevoli processi: la ridefinizione delle forme della sovranità il cui territorio deborda dalle logiche classiche, seguendo le rotte logistiche; le trasformazioni del campo militare; i cambiamenti nell’organizzazione delle aree urbane; la complessiva ridefinizione dei sistemi di trasporto. All’interno di questo variegato campo, uno degli «sguardi logistici» è quello che attiene alle trasformazioni nei rapporti di produzione e di lavoro.

È del tutto evidente come questo processo sia profondamente mutato nel corso degli ultimi cinquant’anni. L’organizzazione basata sulla grande fabbrica fordista è andata a poco a poco modificandosi, superando la divisione netta tra momento per la produzione e momento per la distribuzione delle merci. La logistica stessa «è diventata gradualmente parte integrante del processo produttivo» (Brett Neilson), e la centralità dei siti produttivi è stata affiancata da quella dei magazzini di stoccaggio, delle infrastrutture di trasporto e degli interporti.

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In ripresa l’agricoltura italiana. Ecco chi produce cosa in Europa

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Nel 2015 è in ripresa il valore aggiunto del settore agricolo a prezzi correnti. Come ha scritto Istat ammonta infatti a 33,1 miliardi di euro, pari al 2,3% del valore aggiunto nazionale. Rispetto al 2014 la crescita è del 5,6% a prezzi correnti e del 3,8% in volume.

I prezzi dei prodotti agricoli venduti (output) risultano in lieve calo(-0,5%), mentre i prezzi dei prodotti acquistati (input) segnano una flessione più marcata (-3,3%); ne deriva un recupero dei margini rispetto al 2014. Il valore aggiunto del comparto agroalimentare, che oltre al settore agricolo comprende quello dell’industria alimentare, nel 2015 cresce del 4,2% in valori correnti e del 2,3% in volume. Anche sul versante dell’occupazione, le unità di lavoro nel settore agricolo crescono complessivamente del 2,2%; particolarmente pronunciato è l’incremento delle unità dipendenti (+2,8%), cui si associa una crescita dell’1,9% di quelle indipendenti. Risultati positivi si registrano anche per l’industria alimentare, dove l’aumento delle unità di lavoro è pari allo 0,7%.

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Quegli imprenditori (troppo) piccoli

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Lo scrittore Edoardo Nesi sostiene che la sua gente, i Piccoli imprenditori delle tante Prato d’Italia, fa fatica a entrare in un mondo come quello post-crisi dove le regole di comportamento sono radicalmente cambiate. Dove il valore dell’esperienza manifatturiera sembra non servire più, dove il racconto dei migliori che trainavano e del resto che seguiva in buon ordine è fuori corso, dove è difficile comunicare ai propri operai l’entusiasmo per il lavoro. Nesi pensa che siamo di fronte a una mutazione antropologica e il piccolo imprenditore stia perdendo quella proiezione verso il futuro che era la sua arma migliore e stia maturando «una radicata incomprensione del mondo contemporaneo». Si sente fuori contesto. Lo scrittore toscano non pensa che finita la recessione tutto vada male ma che siamo entrati in un mondo dove hanno successo solo i migliori e ce ne sono sia nella sua città sia in altri distretti come la vicina Carpi. I migliori però gli sembrano essere pochi in confronto ai tanti disorientati, agli imprenditori senza bussola. Se a queste suggestioni da scrittore, i pochi e i tanti, cerchiamo di attaccare dei numeri fatichiamo, eppure sarebbe necessario.

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