Monthly Archives: giugno 2016

Strage di Orlando: Terrorismo e omofobia. Ascolta la puntata

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Omar Mateen si era preparato bene per reggere un assalto con le forze dell’ordine e tenere gli ostaggi in scacco a lungo e sembra aver emulato gli attacchi del Bataclan di Parigi. Torna alla ribalta il problema delle «armi facili» in Usa ma non solo. Gli ascoltatori Davide e Mauro hanno telefonato a Prima Pagina chiedendoci quanto influisca il linguaggio d’odio della politica e quanto sia ancora drammaticamente diffusa l’omofobia, nel mondo islamico e non solo

Alessandro Politi, analista  politico e strategico

Renzo Guolo insegna Sociologia all’ Universita’ di Padova e collabora con Repubblica, tra i suoi libri ricordiamo L’ Islam è compatibile con la democrazia? (Laterza , 2007) e l’ultimo L’ultima utopia. Gli jihadisti europei (Guerini & Associati, 2015)

Vittorio Lingiardi, psicologo psicanalista, insegna all’Università La Sapienza, è autore di vari saggi sull’omosessualità tra cui Citizen gay (Il saggiatore, 2007), il suo ultimo libro uscito l’anno scorso per Nottetempo è un’autobiografia in versi: Alterazioni del ritmo

Massimo Campanini, docente di Storia dei Paesi Arabi all’Università  di Trento,  autore di “Storia del Medio Oriente.1798-2005″ (Il Mulino)

Massimo Teodori, già ordinario di Storia e istituzioni degli Stati Uniti all’Università di Perugia, ha pubblicato quest’anno per Marsilio Obama il grande. Con una guida essenziale alle presidenziali 2016 

Il prete omofobo e le omelie violente

Questa mattina una nostra ascoltatrice ci ha segnalato il caso del prete sardo che augurava la morte agli omosessuali. Su Facebook ci hanno segnalato l’articolo dell’Unione Sarda che parla del caso. Ve ne riportiamo qualche stralcio e il link all’articolo intero:

Parla degli omosessuali e cita San Paolo: «Gli autori di tali cose meritano la morte». E aggiunge: «Parole attualissime perché trattano questi temi in una maniera veramente precisa». A don Massimiliano Pusceddu non piace la legge sulle unioni civili approvata di recente. «È un colpo al cuore alla famiglia», ha detto ai suoi fedeli dal pulpito della chiesa di Decimoputzu, il 28 maggio scorso. Gli omosessuali sono «colmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia, pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità, diffamatori, maldicenti, nemici di Dio».

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Le manifestazioni dopo la strage a Orlando

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A poche ore dalla strage di Orlando, in Florida, in cui 50 persone sono state uccise e altre 53 sono rimaste ferite da un uomo che ha sparato dentro a un locale gay della città, ci sono state manifestazioni di sostegno e commemorazione in diverse parti del mondo. In diverse città degli Stati Uniti ma anche in Europa, a Parigi, ad esempio, migliaia di persone si sono ritrovate con candele e bandiere arcobaleno per ricordare i morti di Orlando. Ci sono state veglie e preghiere a cui hanno partecipato cittadini, attivisti delle comunità LGBTI, sindaci, agenti di polizia e anche membri delle comunità musulmane che hanno subito condannato quanto accaduto. L’uomo che ha sparato e che poi è stato ucciso, Omar Mateen, era un cittadino americano originario dell’Afghanistan, di religione musulmana. A Orlando centinaia di cittadini si sono messi in fila per donare il sangue e contribuire alla cura dei feriti.

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I GAY NON POSSONO DONARE Sangue?

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“C’è un urgente bisogno di 0 Negativo 0 Positivo e AB Plasma” spiega sulla sua pagina Facebook l’OrlandoPride, aggiungendo i numeri telefonici e i centri medici a cui rivolgersi. Ma la legislazione americana prevede il divieto per la maggior parte delle persone omosessuali di donare il sangue.

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Le analogie con le altre stragi

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L’autore dell’attacco si è preparato con cura. Aveva un’arma primaria – un fucile d’assalto -, una pistola e degli ordigni. Dunque era pronto non solo a colpire ma anche a sostenere un conflitto a fuoco con gli agenti in modo da prolungare l’azione il più possibile. E questo porta alla tattica: ha sparato, ha fronteggiato gli agenti, quindi è entrato nel locale per l’ultimo atto. Tattica che ricorda quanto visto negli attentati di Parigi. Quindi l’obiettivo: ha preso di mira un bersaglio facile, indifeso, dove ha potuto fare un alto numero di vittime. E’ molto probabile che abbia condotto anche una ricognizione preventiva, per studiare il target e le eventuali mosse da attuare. Il bilancio drammatico è la conferma che il suo piano, studiato, è riuscito.
Inoltre Mateen è passato sotto i radar: l’Fbi ne aveva seguito le mosse nel 2013 e nel 2014, aveva aperto un’indagine su di lui, ma non aveva trovato prove sufficienti. Situazione già verificatisi in Belgio e Francia con alcuni dei responsabili di attentati.

Leggi l’articolo di Guido Olimpio