Monthly Archives: giugno 2016

Francia violenta: dall’is, agli hooligans alla protesta sociale

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In Francia è in corso una tempesta perfetta: si alza il livello di violenza delle relazioni sociali, spinte e reazioni diverse ma diffuse su più strati e contesti. Gli europei e gli scontri fuori e dentro gli stadi, il terrorismo che continua a colpire, la lunga protesta contro la riforma del lavoro che agita le strade.

L’onda violenta che attraversa la Francia

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Il disagio sociale e la violenza dei cassuers nelle vie di Parigi s’intreccia in queste ore con il terrore jihadista dopo il duplice omicidio di Magnanville e con la violenza degli ultras che incombe su Euro2016. Fenomeni diversi, certo. Qualcosa li unisce? L’analisi di Francois Lafond, politologo di Sciences Po e direttore del think tank Europa Nova.

Valls: “Sarà una guerra lunga, ci saranno altre vittime innocenti”

“Altri innocenti perderanno la vita”. La dichiarazione arriva dal primo ministro francese Manuel Valls, mentre Parigi si risveglia dall’incubo terrorismo dopo che ieri il 25enne Larossi Abballa, dichiaratosi affiliato all’Is, ha trucidato a coltellate due poliziotti, aggredendoli nella loro casa. “Questa guerra durerà una generazione”, ha proseguito Valls davanti ai microfoni dell’emittente France Inter. “Mi si accuserà di generare ancora più ansia, ma la realtà è questa”. Già dopo la strage del Bataclan, Valls si era detto convinto che le minacce sarebbero continuate, mentre il governo metteva in atto lo stato d’emergenza. Continua a leggere l’articolo su La Repubblica.

Ecco cosa prevede il Jobs Act alla francese

Come in Italia, l’obiettivo è quello di rendere più flessibile il mercato del lavoro in entrata e in uscita, di ridurre il costo dei licenziamenti e – soprattutto – la discrezionalità dei giudici sulle indennità ad “eccezione di fatti di particolare gravità da parte dell’azienda”. Sul fronte delle 35 ore, invece, Parigi mette mano a una legge che per i francesi è intoccabile allargando le maglie della flessibilità sull’orario settimanale e tagliando la retribuzione degli straordinari.Per gli oppositori – e l’ala sinistra del partito socialista – la riforma è troppo favorevole alle imprese, mentre per il mondo confindustriale i passi indietro dell’esecutivo sulle 35 ore e sui licenziamenti sono già una catastrofe. Continua a leggere l’articolo su La Repubblica.

Il libro: QUELLA NOTTE ALL’HEYSEL

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Ci sono incubi che si travestono da sogni e quando poi ti accorgi dell’inganno è troppo tardi. E non puoi farci niente. Il 29 maggio 1985, allo stadio Heysel di Bruxelles, è un pomeriggio di luce e bandiere che sembra scandire alla perfezione il conto alla rovescia prima della fi nale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, la partita delle partite. Emilio ha diciotto anni e ce l’ha fatta: è lì, con il biglietto per entrare allo stadio, insieme all’amico di una vita, Giampiero. Oltre all’eccitazione e all’entusiasmo porta con sé un piccolo registratore e una cinepresa super 8, perché ha già deciso che da grande farà il giornalista. Nello stadio, tra canti e battiti di mani, c’è una chimica speciale che assomiglia a un incantesimo. «Bastò un click sull’interruttore a far svanire il calore di quel sole. A precipitarci nel gelo. Mani che di colpo ora servivano a proteggersi. Canti tramutati in urla. E bocche spalancate, nel settore Z, come respiratori d’emergenza. La curva, un girone dell’inferno. Poi il silenzio.» Emilio Targia, sopravvissuto all’incubo di quella notte all’Heysel, racconta ciò che ha visto, che ha sentito, i suoi ricordi, fissati anche su una pellicola e su un nastro magnetico, e prova a sciogliere nell’inchiostro memoria, rabbia, dolore e paura. Per non dimenticare. Perché senza memoria saremmo luci spente.

“Quella notte all’Heysel” di Emilio Targia (Sperling)

“Questa guerra durerà una generazione”

«Questa guerra durerà una generazione. Altri innocenti perderanno la vita. Mi si accuserà di generare ancora più ansia, ma la realtà è questa»: lo ha detto il primo ministro francese, Manuel Valls, ai microfoni di France Inter, il giorno dopo l’uccisione di una coppia di poliziotti nella banlieue di Parigi.

Intanto, l’ex fidanzata di Larossi Abballa, il killer della banlieue di Parigi che ha ucciso i due poliziotti, ha raccontato ai microfoni di France Info di essere stata con lui 5 anni, poi lui «è cambiato, ma nel senso buono». Quando stavano insieme, racconta la ragazza, «era un ragazzetto di quartiere, che pensava a divertirsi, a vestirsi bene, essere carino. Dopo è cambiato, ma nel senso buono. No, non l’ho mai sentito come un radicalizzato».

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