Monthly Archives: giugno 2016

Orlando: Approfondimenti e consigli di lettura

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La strage di Orlando affrontata e letta da più punti di vista: una selezione di articoli e contributi scelti dagli studenti della Scuola Holden

Il profilo, di Omar Mateen (uscito su Gay.it)

I profili delle vittime (uscito su Huffington Post)

Il discorso, di Obama dopo la strage (pubblicato da Internazionale

Un confronto, con un altro massacro (uscito su Il Post)

Un approfondimento, sull’arma della strage (video realizzato da The Washington Post)

Un video, sul problema della detenzione di armi negli Stati Uniti (realizzato da Vox)

Un nome, perché il locale si chiamava Pulse (rilanciato da Lettera Donna)

Un paradosso, sui giocattoli vietati negli Stati Uniti (uscito su Little Things)

Alcune infografiche, sul numero di morti per arma da fuoco in Us (realizzate da Lettera43)

One love, one heart, one Pulse la dedica degli U2 (su Rockol). Qui invece anche i ricordi Elton John e Paul McCartney.

Una playlist, pubblicata da Spotify e dedicata alle vittime di Orlando

Un documentario, dove appare Omar Mateen (uscito su Euronews)

Una lista, sui Gay Pride più coraggiosi del mondo (uscito su Gay.it)

Una provocazione, di Spinoza (Spinoza.it)

Una canzone, di Fabrizio De Andrè

Strage di Orlando: Terrorismo e omofobia

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La Città di Radio3 nel weekend si anima grazie a un gruppo di ascoltatori molto speciali: sono studenti della Scuola Holden, la “scuola per narratori” fondata Alessandro Baricco e altri amici. I temi affrontati durante la settimana torneranno su questo blog visti coi loro occhi, attraversati da nuove parole, arricchiti di nuovi approfondimenti. Il testo che segue è stato scritto da Caterina Orlandi.

Orlando, Florida. Nel gay club Pulse vengono uccise 50 persone, 53 rimangono ferite. La follia omicida è quella di Omar Mateen, che imbracciando il fucile semiautomatico AR-15, fa fuoco sulla folla. Omar ha 29 anni, è cittadino americano figlio di afghani e di religione musulmana. Negli Stati Uniti fa la guardia giurata e detiene un regolare porto d’armi. Aveva giurato fedeltà allo Stato islamico prima di compiere il massacro, ma pare che l’ordine non sia arrivato dall’estero e che non avesse contatti diretti con l’Isis. E’ stato ucciso dalle forze dell’ordine durante lo scontro a fuoco. Si parla della più grande strage degli Stati Uniti d’America e tutto il mondo è rimasto profondamente scosso dalla follia omicida, omofoba e integralista di Mateen. La religione islamica è una tra le più tradizionaliste, soprattutto sull’orientamento sessuale anche se «nel Corano non esistono indicazioni precise su gay, esiste però il rapporto sessuale illecito» chiarisce il Prof. Massimo Campanini, specializzato nella storia e nella cultura dei paesi arabi. In un periodo in cui le manifestazioni di orgoglio gay sono sempre più frequenti, questo è stato l’ennesimo attacco alla libertà individuale e collettiva.

Con la violenza puoi uccidere colui che stai odiando, ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro (Martin Luther King)

Quando la violenza nasce sui social network

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Al linguaggio dell’odio di tanti politici fa eco l’odio che circola in rete: odio anonimo, spietato, insensato, in grado di aizzare menti malate (come a Orlando) contro vittime innocenti. E’ un’odio spontaneo, “dal basso”, in parte, ma ci sono anche, nell’ombra, persuasori occulti che alimentano la violenza sui social network.

L’analisi di Giovanni Ziccardi insegna informatica giuridica all’Università statale di Milano, è autore di L’odio on line. Violenza verbale e ossessioni in rete (Raffaello Cortina).

Razzismo di stato. Le colpe dei politici

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5 anni fa ad Oslo, 76 giovani socialdemocratici uccisi da Breivik nel nome dell’identià bianca e razzista, oggi è la volta Jo Cox. Ma è stato Cameron, con le sue misure contro i migranti, ad aprire la strada alla propaganda xenofoba, e così in Francia con Le Pen o da noi con gli xenofobi di casa nostra. L’analisi, durissima, del sociologo Pietro Basso, curatore di Razzismo di stato

Jo Cox martire d’Europa?

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L’Inghilterra è ferita. Il cammino verso il referendum si colora del sangue di Jo Cox, “martire dell’Europa” secondo un nostro ascoltatore. Chi era la parlamentare britannica? Come il suo assassinio per mane di Thomas Mair influenzerà l’esito del referendum del 23 giugno? Perchè il dibattito nel Regno Unito è diventato così violento?

Le risposte di William Ward da Londra

Perché l’odio prospera online?

Nel 1996 John Perry Barlow ha pubblicato la Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspazio. «Vengo dal Cyberspazio, la nuova casa della Mente», scriveva Barlow. «Il nostro mondo è ovunque e da nessuna parte, ma non è materiale. Stiamo creando un posto dove tutti possano vivere senza privilegi o pregiudizi secondo etnia, potere d’acquisto, forza militare o luogo di nascita». Su Internet, spiegava, «i concetti legali di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non ci riguardano». Barlow sognava un mondo dove tutti gli utenti fossero uguali, che fossero uomini o donne, ricchi o poveri, gentili o stronzi. «Nel nostro nuovo mondo, tutti i sentimenti e le espressioni dell’umanità, dal degrado alla perfezione, sono parte di un unico oggetto indivisibile, la conversazione globale. Non possiamo separare l’aria che ci fa tossire da quella che permette agli uccelli di volare». Continua a leggere l’articolo su Il Post.

La paura tratto unificante dell’Europa?

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Tra chiusure delle frontiere, ascesa quasi ovunque di forze xenofobe e reazionarie, vigliaccherie dei vari governi nazionali (con l’eccezione di Angela Merkel sulla questione dei profughi), l’analisi del politologo Marc Lazar su la Repubblica, a commento dell’ultimo rapporto dell’istituto Demos, non lascia spazio a repliche. La paura è oggi il più grande denominatore comune in Europa ed è in larga parte il prodotto dell’ambiguità dei responsabili nazionali che proclamano di voler costruire l’Europa senza gettare basi reali per farlo. E così sono state messe in piedi delle strutture che possono funzionare con il bel tempo ma non hanno previsto niente se arriva una tempesta.

È stato fatto l’euro senza prevedere strumenti adeguati in caso di crisi economica e finanziaria. È stato approvato il trattato di Schengen senza pensare a come reagire in caso di flussi migratori intensi. L’allargamento a est (storicamente lodevole e politicamente indispensabile) è stato realizzato senza valutare le conseguenze di un cambiamento di tale proporzione della natura dell’Unione.

Perché tutto questo? Perché dotarsi di strumenti capaci di rispondere alle situazioni critiche avrebbe significato mettere in comune sempre più potere politico, cioè trasferire all’Unione una maggiore sovranità, in termine di politica economica, di polizia, di potere giuridico eccetera. La gran parte dei governi nazionali non è pronta, malgrado tutta la retorica europeista di cui si fa sfoggio.

Leggi la riflessione di Eric Jozsef su Internazionale.it

Cox, Brexit, i sogni e gli incubi

Morire per l’Europa, ma è davvero possibile? Sembra assurdo in Italia in questo paese europeista quando c’è da prendere ed euroscettico quando c’è da dare (in termini di comportamenti non solo e non tanto di denaro). È presto per trarre conclusioni affrettate dall’assassinio della deputata laburista Jo Cox. I migliori giornali inglesi e la Bbc, la voce della nazione, sono cauti non per innata freddezza, ma per pudore, per reazione razionale allo choc, si comportano come seguendo un codice comue.

Eppure è già successo in Svezia nel 2003 dove la ministro degli esteri Anna Lindh è stata uccisa pochi giorni prima del referendum per l’adesione all’euro. Anche in quel caso il colpevole, reo confesso un anno dopo, era uno squilibrato come Tommy Mair l’uomo fermato che avrebbe agito gridando “Britain first”. In Svezia l’omicidio politico (si è poi appurato che c’entrava più la guerra con la Serbia dell’euro) ha ricordato quello di Olof Palme, in Gran Bretagna non accadeva da 200 anni. La morte di Anna Lindh non ha influito sul risultato: ha vinto il no anche se lei era per il sì. Vedremo cosa accadrà nelle isole britanniche e quali conseguenze si avranno in tutta Europa se prevarrà il leave. Ma anche se vincerà il remain l’odio politico ha già diffuso il veleno che uccide e il Regno Unito non sarà più unito.

Leggi l’articolo di Stefano Cingolani su Formiche.net

L’odio online

La diffusione di Internet ha reso possibile un dialogo ininterrotto, che si alimenta sui blog, sui forum, nelle chat, sui display degli smartphone. All’interno di questo dialogo globale, sono approdate le espressioni di odio razziale e politico, le offese, i comportamenti ossessivi nei confronti di altre persone, le molestie, il bullismo. Come è nato il concetto di hate speech? È mutato il livello di tolleranza e sono cambiati irreversibilmente i toni della discussione? A queste domande ha risposto, in un apuntata di Fahrenheit, Giovanni Ziccardi, autore del libro L’odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete (Raffaello Cortina, 2016). Ascolta l’intervista.

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