Monthly Archives: giugno 2016

Francia e violenza: fermiamoci a riflettere

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La Città di Radio3 nel weekend si anima grazie a un gruppo di ascoltatori molto speciali: sono studenti della Scuola Holden, la “scuola per narratori” fondata Alessandro Baricco e altri amici. I temi affrontati durante la settimana torneranno su questo blog visti coi loro occhi, attraversati da nuove parole, arricchiti di nuovi approfondimenti. Il testo che segue è stato scritto da Simone Cartini.

«Alle armi cittadini; formate i vostri battaglioni; marciamo, marciamo!». È questo il ritornello di quell’inno nato sotto la tanto nota Rivoluzione francese: un canto che invitava un popolo all’azione, frustrato dalla mancanze di diritti fondamentali. Sono passati secoli, la società ha fatto passi avanti ma in questi ultimi giorni un fondamento in quelle parole è ritornato nella Francia contemporanea: la violenza. Un Paese già preso di mira con gli attentati del 13 novembre, colpito e scosso nuovamente dall’omicidio di due poliziotti da un estremista islamico. L’ennesima tragedia di una battaglia giocata sulla paura e per la quale il primo ministro francese Valls preannuncia una durata di decenni. Insieme alla coppia uccisa c’era il figlio, rimasto illeso ma ricoverato nell’ospedale pediatrico Necker Enfantes Madales: lo stesso luogo preso d’assalto, coincidenza vuole, dai manifestanti contro il nuovo Jobs Act (Loi Travail) proposto dal governo (sulla falsa riga di quello italiano). Un clima sociale teso, aggravato ancora di più dai campionati europei sul territorio nazionale, teatro di scontro a Marsiglia tra hooligans inglesi e russi. La stessa città, Marsiglia, che ha dato il nome a quell’inno che chiamava la violenza ma cercava solo libertà. Ricordiamocelo tutti.

Aux armes, citoyens, formez vos bataillons, marchons, marchons! (La Marseillaise)

Violenza: letture e approfondimenti

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I casi di violenza e guerriglia urbana in Francia affrontati e letti da più punti di vista: una selezione di articoli e contributi scelti dagli studenti della Scuola Holden

Il resoconto sull’omicidio dei due poliziotti nel quartiere di Magnanville a Parigi (uscito su La Repubblica)

Il video di rivendicazione dell’omicidio da parte del terrorista Abballa: «Euro2016 sarà un cimitero» (uscito su Panorama)

L’intervento del primo ministro francese Manuel Valls a Radio France Inter (estratto video, sottotitolato, da La Repubblica)

La cronologia degli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi (uscito su Il Post)

Che cosa prevede il nuovo Jobs Act promosso dal governo francese (uscito su La Repubblica – Econonomia & Finanza)

Sei domande e sei risposte sulla riforma del lavoro (uscito su La Stampa)

La photogallery della manifestazione davanti (uscita su Il Fatto Quotidiano)

I numeri dei partecipanti alla protesta (uscito su Le Monde)

Il video degli scontri a Marsiglia tra i tifosi russi e inglesi (uscito su Indipendent)

Le parole del New York Post sugli scontri (uscito su New York Post)

La lista delle dieci tifoserie più pericolose d’Europa (uscito su Lettera 43)

La protesta “ortografica” in Francia, di Tullio De Mauro (su Internazionale)

Il calcio a 360°, spiegato in un libro dall’antropologo francese Marc Augé (e un’intervista su Vita)

Brexit: approfondimenti e consigli di lettura

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La questione inglese affrontata e letta da più punti di vista: una selezione di articoli e contributi scelti dagli studenti della Scuola Holden

Un elenco, ecco le celebrità schierate per restare in Europa (pubblicato dal Corriere della Sera).

Le 7 principali conseguenze della Brexit (messe in fila da Milano Finanza)

Un follow, un account twitter da seguire per restare sempre aggiornati sulla Brexit.

Una gallery, per vedere come il referendum sta influenzando le passerelle londinesi (pubblicato dal The Guardian).

Un bignami, le cinque cose da sapere per capire di cosa si sta parlando (apparso su it).

Si dice la Brexit o il Brexit?, (L’Accademia della Crusca risponde)

Chi vota sì ama le Spice Girls, strano ma vero (uscito su Rivista Studio)

Un’infografica, da chi importa il Regno Unito? (realizzata da com)

Una previsione futura, come sarebbe l’Europa nel 2026 se vincesse il Sì? (da Il Fatto Quotidiano)

Propaganda sul fiume, anche il Tamigi diventa teatro politico (da La Stampa)

Il parere di Romano Prodi ed Enrico Letta , la brexit vista dall’Italia (via Huffington Post)

Una canzone (parodia) per influenzare il voto. Sì, è brutta. Proprio brutta (rilanciata dal The Guardian)

Brexit e l’industria musicale, cosa cambierà? (analisi di Ticketbis)

Un libro, per comprendere la crisi dell’Europa (di Roberto Sommella)

Brexit or Bremain, this is the question

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La Città di Radio3 nel weekend si anima grazie a un gruppo di ascoltatori molto speciali: sono studenti della Scuola Holden, la “scuola per narratori” fondata Alessandro Baricco e altri amici. I temi affrontati durante la settimana torneranno su questo blog visti coi loro occhi, attraversati da nuove parole, arricchiti di nuovi approfondimenti. Il testo che segue è stato scritto da Lucia Marinelli.

Il 23 giugno sarà un giorno storico: il popolo inglese deciderà se rimanere o meno nell’Unione Europea. Cosa potrebbe accadere? I sondaggi al netto degli indecisi danno in vantaggio i favorevoli all’uscita. Tutto questo nonostante gli appelli di Cameron che nelle sue dichiarazioni ha ribadito le pesanti conseguenze per l’economia del Paese di un’eventuale uscita. Ma l’euroscetticismo non è cosa nuova per il Regno Unito, legislazioni particolari a parte, ce lo avevano già ricordato gli esiti delle passate europee. Nel 2014 infatti aveva trionfato l’Ukip il partito che aveva fatto del “no UE” il proprio grido di battaglia. I poveri, gli anziani e gli abitanti delle provincie sono i più delusi dall’Europa. Millennials e londinesi invece, capitanati dal sindaco di Londra, si battono contro la Brexit. Ma al di là dell’esito finale del referendum appare chiaro che l’Europa non sarà più la stessa. Come dimostrato da alcune rilevazioni statistiche lo scontento dilaga un po’ ovunque. Già Polonia, Olanda e Finlandia potrebbero essere le prossime Nazioni a mettere in discussione la propria appartenenza all’Unione Europea. Più incerto il destino dei paesi del sud Europa, che, come l’Italia, hanno trovato nelle riforme comunitarie un modo per rafforzare il proprio sistema politico-economico. Per capire cosa ne sarà dell’Unione Europea dovremmo comunque attendere un altro appuntamento importante: le prossime elezioni politiche spagnole.

Una guerra tra Europei è una guerra civile (Victor Hugo)