Monthly Archives: giugno 2016

cambiare sì, ma verso dove? ascolta la puntata

arton36279

Ancora sul post voto, sul successo del M5S come voto di cambiamento e non di protesta, sugli scenari, sulle geografie politiche delle città.

Gli ospiti del 21 giugno 2016

Lorenzo Pregliasco, insegna Analisi qualitativa della comunicazione all’Università di Bologna, è co-fondatore di Quorum Sas, istituto di ricerche demoscopiche e consulenza, e del magazine You Trend

Sofia Ventura, politologa, insegna Scienza politica all’Università di Bologna, tra i suoi libri ricordiamo il più recente Renzi & Co. Il racconto dell’era nuova (Rubettino, 2015)

Giuliano Santoro, giornalista, tra i suoi libri  Un Grillo qualunque. Il movimento 5 stelle e il populismo digitale nella crisi dei partiti italiani (Castelvecchi). Il suo ultimo libro è Al palo della morte. Storia di un omicidio in una periferia meticcia (Edizioni Alegre, 2015)

Daniele Scaglione, scrittore, già attivo con importanti organizzatore umanitario, voce familiare agli ascoltatori di Wikiradio

Ascolta la puntata

La festa della musica

FestadellaMusica_590px_01

Il 21 giugno è il giorno in cui si celebra, da ormai più di trent’anni, la Festa della Musica: Radio3, da sempre attenta a tutti i generi e gli interpreti, partecipa alla giornata, promossa nel nostro Paese dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tracciando una mappa sonora dei luoghi in cui la musica viene prodotta e condivisa. Leggi il programma della giornata.

Le prime elezioni vinte da internet

http-www

Nel grande sommovimento del voto, dove ogni città ha una storia da raccontare e sembra nascere l’inedita formula del “tripartitismo imperfetto”, c’è qualcosa di ancora più rilevante e destinata a restare: sono le prime elezioni vinte da internet. Sociometrica e Pragma lo raccontano con una ricerca sui comportamenti degli elettori e una massa di dati, d’incroci e di analisi di grande suggestione.

Veniamo al punto. Richiesti gli elettori di indicare quali siano i mezzi d’informazione su cui si sono formati un’idea su chi votare, al primo posto è la Tv, con il 31,5 %, e non è una sorpresa, visto che è ancora il media più diffuso; ma si aspettava una percentuale molto più alta. Non è così, perché al secondo posto, quasi con il fiato sul collo, arriva internet con il 25,8 %. Insomma, pochi punti di distanza tra il media che ha conquistato e plasmato le società occidentali del dopoguerra, e il nuovo mezzo, che è di massa da non più di dieci anni.

E fin qui ok: era prevedibile che prima o poi internet e i social media avrebbero conquistato un posto di rilievo nella società contemporanea. Quel che sorprende, analizzando il voto di Roma, dove le evidenze sono più nette, è che su 100 elettori di Virginia Raggi, ben il 46 % ha dichiarato che per loro è proprio internet il mezzo d’informazione politica più importante. Nel caso di Giachetti è il 18,1 %. Al contrario, su 100 elettori del candidato di centrosinistra, uno su quattro (25,6 %) dichiara che sono i quotidiani il mezzo d’informazione politica privilegiato, mentre per Raggi si arriva solo al 7,2 %. Anche sulla Tv prevale Giachetti, sia pure con distacco minore, ma l’enorme distanza su internet ha determinato la differenza finale. Sul peso del candidato, del partito e delle proposte, Giachetti prevale come persona, come candidato in sé (“a pelle” è giudicato migliore della Raggi), ma cede quando a indirizzare il voto è il partito o il programma.

Leggi l’articolo di Andrea Preiti

Torino, la rivincita delle periferie nella città che ha cambiato pelle

murazzi_1

E così la periferia (non solo geografica) si è mangiata il centro. S’è fatta onda, rivalsa, orgoglio, anche rivolta. L’ha travolto e con lui ha spazzato via il «sistema», quel patto tra capitale, grande borghesia cittadina e gli eredi del Pci che ha governato Torino negli ultimi ventitré anni. Trasformandola: sapere, turismo, cultura. La rivoluzione suona come un risveglio improvviso: una parte consistente di città si è sentita tagliata fuori da due decenni di travolgente cambiamento, ha visto approdare opportunità e investimenti ma sente di non averne sperimentato i benefici. Soprattutto – ed è la chiave del ribaltone – ha smesso di credere che un domani non molto lontano avrebbe fatto parte di questo cambiamento. E ha deciso di fare da sé: Fassino ha stravinto nel centro storico (59 a 41), ma solo lì; la periferia, specie a Nord, l’ha sommerso: 64,5% a 35,5 per Appendino nella quinta circoscrizione, Vallette e Borgo Vittoria; 63% a 37 nella sesta, Barriera di Milano.

Leggi Andrea Rossi su La Stampa

Istituto Cattaneo: a Torino i voti di destra vanno a M5s.

ballottaggi-comunali-2015

Il partito non ufficiale del “tutti tranne Renzi” si conferma anche nei ballottaggi delle amministrative 2016. Lo rivelano i flussi elettorali analizzati dall’Istituto Cattaneo. Gli elettori di destra, davanti al duello a Torino tra il candidato del Pd, Piero Fassino, e quello del MoVimento 5 stelle, Chiara Appendino, preferiscono in gran numero quest’ultimo. Ma se questo dato era già stato confermato da altri appuntamenti passati, per esempio a Livorno e Parma, il dato nuovo di questa tornata elettorale è che anche gli elettori che al primo turno scelgono M5s, al secondo poi tendono a preferire il candidato conservatore.

È la fase del MoVimento 5 stelle che l’Istituto Cattaneo chiama “politica”.

Leggi l’articolo su HuffingtonPost.it

I sindaci ci sono. La politica un po’ meno

ballottaggi

I comuni sono oggi l’unico baluardo possibile della democrazia. Dai comuni deve ripartire la fiducia nei meccanismi della democrazia indiretta, in attesa di eventi nuovi che rendano più credibile la grande politica, e delle riforme comunque necessarie per far funzionare meglio la democrazia parlamentare e il governo del paese.

La domanda è adesso se questa opportunità sia stata colta. La lettura di dati così ricchi e per molti versi controversi non può certo determinare una risposta univoca. Da un lato, i militanti del M5S possono legittimamente asserire che questa storica nottata, segnata dalla conquista di due amministrazioni-simbolo come Roma e Torino, e dalla vittoria in 19 ballottaggi su 20, consacra il movimento come l’unico attore capace di esprimere una «alternativa di governo», espressione un tempo partitocratica oggi diventata un mantra nelle interviste degli esponenti del partito di Grillo.

Tuttavia, cittadini e osservatori più scettici sulle prospettive di governo del partito oggi vincitore si pongono una questione, anch’essa legittima: può un partito oramai capace di assicurarsi ovunque in Italia oltre un quarto dei voti, affidarsi a un reclutamento così «casuale»? Può il partito che impone la prima sindaca della capitale e che sconfigge il Pd in un’altra città-simbolo per la sinistra italiana, rimanere così lontano dai ballottaggi a Milano, dove nessun dei partiti maggiori ha avuto il coraggio di schierare un proprio candidato, oppure a Napoli, dove alla faccia di tutto quello che è successo negli ultimi cinque anni, il tempo sembra essersi fermato alla sfida tra De Magistris e Lettieri?

Leggi Luca Verzichelli  su Rivista Il Mulino

RAGGI ABBAGLIANTI. LE RESPONSABILITÀ DEI MEDIA

raggi

Alle condizioni attuali, il Sindaco di Roma è l’incarico pubblico più difficile in Italia e sul quale vi è il carico di aspettative più alto in assoluto. Servirebbe un dream team e probabilmente non basterebbe. Una squadra iperlegittimata, in grado di dialogare con autorevolezza con tutti i settori della città, con glistakeholders più importanti, capace di trasformare un’amministrazione affaticata e “impaurita” in un’azienda virtuosa ed efficiente e in grado di impostare una riforma della legge su Roma Capitale dialogando con le istituzioni statali. Una squadra con una vision della città, che dia un senso alla Roma contemporanea, al suo ruolo nella “megalopoli globale”: una vera e propria metamorfosi culturale e strategica.

Insomma, mai come oggi Roma avrebbe bisogno di una classe dirigente super e di un appoggio incondizionato delle altre istituzioni nazionali.

Quello che vedo, invece, come probabile maggioranza tra due settimane, è un gruppetto di ragazzi di buona volontà senza competenze specifiche che ritengono gli stakeholders solo lobbies e “poteri forti” da evitare come la peste, vedono l’amministrazione come un covo di potenziali corrotti da far ruotare come trottole per evitare le tentazioni, e possiedono una vision della città che ha prodotto pannolini lavabili e baratto come magiche soluzioni di lungo periodo. Inutile dire poi come sarebbe il rapporto col governo nazionale e con la Regione Lazio, data l’innata ritrosia del M5S a “trattare” con chiunque faccia parte dei “vecchi partiti” (le parole più usate da Virginia Raggi in tutta la campagna elettorale).

Leggi l’intero articolo su glistatigenerali.com