Monthly Archives: giugno 2016

Senza liberismo UK diventeremo meno diseguali?

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L’Europa è sempre più diseguale al suo interno, i ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più ai margini. Nell’ipotesi Brexit, la separazione dal liberismo anglosassone potrebbe renderci più solidali e più uniti? Ascolta la risposta di uno dei massimi studiosi della disuguaglianza in tutte le sue forme, l’economista Mario Pianta.

E gli italiani in Inghilterra che ne pensano?

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“Noi italiani d’Inghilterra siamo preoccupati, le condizioni di vita degli stranieri nel regno unito potrebbero complicarsi”. Samuele Mazzolini, giovane politologo all’Università dell’Essex, esprime la voce di tanti italiani che vivono nel Regno Unito (Londra è la settima città italiana) e spiega come nel nome di Brexit si riuniscano fronti solitamente contrapposti

Brexit: il parere dei tedeschi

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I principali protagonisti della campagna per far rimanere il Regno Unito nell’Ue sono in Germania, scrive Claudio Lindner su L’Espresso. Tra gli esempi citati, il confronto tra la copertina del settimanale Der Spiegel e la prima pagina del Sun, quotidiano popolare di proprietà di Rupert Murdoch: il primo ha i colori della Union Jack e titola, in tedesco e in inglese «Non andatevene – Perchè la Germania ha bisogno dei britannici»», mentre il secondo gioca con le parole e strilla «BeLEAVE in Britain», credi nella Gran Bretagna. Continua a leggere l’articolo qui.

Marine Le Pen e il sogno Frexit: “Referendum se sarò presidente”

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“Tutti i popoli devono poter votare sull’appartenenza all’Unione europea”. Marine Le Pen rilancia l’idea di una consultazione che potrebbe tradurre in francese la campagna per il “leave or remain”. La presidente del Front National sogna un “Frexit”. “La proposta di organizzare un referendum sarà una delle prime misure che prenderò se sarò presidente” ha spiegato durante il raduno del gruppo Europe of Nations and Freedom formato dagli europarlamentari di estrema destra che si è svolto lo scorso weekend a Vienna. Continua a leggere l’articolo su La Repubblica.

Draghi: “Pronti a qualsiasi eventualità sulla Brexit ma guardare ai problemi di fondo dell’Ue”

La Banca centrale europea si è preparata “a qualunque eventualità” in caso di voto favorevole alla Brexit, al referendum che si terrà giovedì in Gran Bretagna. “Abbiamo fatto tutti i preparativi necessari”, ha affermato il presidente Mario Draghi, durante la consueta audizione trimestrale al Parlamento europeo. Il banchiere centrale non ha voluto spingersi oltre, né si è voluto sbilanciare ipotizzando i diversi scenari possibili. “Sarebbe molto difficile”, ha spiegato. Ad ogni modo “per quanto ci attiene, principalmente si tratterebbe di stabilizzare i mercati e di assicurare liquidità. Ci siamo accertati che siano disponibili e attivabili”. Continua a leggere l’articolo su Huffington Post Italia.

Mio nonno Winston? Sulla Brexit voterebbe no

La somiglianza fisica è lampante. Non è difficile, vedendo sir Arthur Nicholas Winston Soames nei corridoi del parlamento di Westminster, immaginare suo nonno, Winston Churchill, aggirarsi nel medesimo palazzo mentre su Londra cadevano le bombe del nazismo. «Dopo avere sconfitto Hitler, settant’anni fa mio nonno fu il primo a parlare degli Stati Uniti d’Europa» dice Soames. «Non ho dubbi che, se fosse vivo oggi, voterebbe per far restare la Gran Bretagna nell’Unione Europea». Continua a leggere l’articolo su Il Venerdì di Repubblica.

Brexit spaventa gli Usa

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La Brexit spaventa gli Usa. A Washington si è svolto un vertice tra tutte le autorità di vigilanza del settore finanziario per valutare i possibili rischi. Alla riunione del Financial Stability Oversight Council ha partecipato anche il segretario al Tesoro Jacob Lew. “Il consiglio – si legge in una nota del Dipartimento del Tesoro – ha discusso i recenti sviluppi sui mercati compresa la possibilità di una separazione del Regno unito dall’Unione europea”. L’organismo ha il compito di esaminare l’impatto sul sistema finanziario americano di potenziali shock esterni e di studiare la gestione dei rischi possano portare a una nuova crisi come quella del 2007-2009.

Leggi l’articolo intero su la Repubblica

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