Monthly Archives: giugno 2016

Spagna e Gran Bretagna: quest’Europa non funziona? Ascolta la puntata

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Dopo le elezioni in Spagna, dove si fatica ad avere una maggioranza, e il referendum che ha sancito la Brexit, molti ascoltatori fanno questa riflessione: “Sono europeista convinto, ma quest’Europa non convince”. E voi, siete europeisti? Cosa non vi convince di questa Europa? E perché il mondo rivuole le frontiere?

Gli ospiti del 27 giugno 2016

Lucia Magi, giornalista di Internazionale già collaboratrice di El Pais

William Wardcorrispondente da Londra per Panorama e per il quotidiano Il Foglio

Ennio Triggiani, direttore del dipartimento di Scienze Politiche di Bari e docente di Diritto Comunitario

Bianca Berardicurti, avvocato primario di uno studio d’affari internazionale (con base a Londra) e dottore di ricerca in Diritto Privato per l’Europa

Ferdinando Giugliano, corrispondente economico per il Financial Times, autore, insieme a John Lloyd, di Eserciti di carta. Come si fa informazione in Italia, pubblicato da Feltrinelli

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Da Brexit a regrexit, è wrexit. E poi nexit?

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Regrexit

Tra i cittadini britannici che giovedì 23 giugno hanno votato per uscire dall’Unione europea (Brexit) pare ce ne siano molti, come questi, che si sono già pentiti della propria scelta. È subito nata la parola macedonia regrexit, da regret  (rammarico, rimpianto) + Brexit, e l’hashtag #regrexit è stato a lungo “di tendenza”.

Wrexit e poi nexit

Piuttosto usato anche wrexit, da wreck (distruggere, mandare in rovina), mentre solo alcuni hanno optato per un più catastrofico apocalexit. Intanto c’è chi si chiede chi sarà nexit, il prossimo paese a uscire dall’Ue (next+exit).

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Non ci resta che Harry Potter

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L’unica cosa che li tiene insieme è Harry Potter. Se da queste parti il Regno appare ancora unito, il merito va attribuito solo alla creatura di J.K. Rowling. Sotto l’abbazia di Kelso hanno festeggiato lo stesso. Poco importa se il Remain ha perso, i festoni con le bandierine dell’Unione Europea sono ancora appesi ai merli del castello, a tirarli giù non ci pensa proprio nessuno. Anche a Berwick upon Tweed hanno celebrato, ma per le ragioni opposte. «Inglesi più che mai» recita uno striscione appeso dietro al bancone del The Brewers Arms. La precisazione è opportuna, in un Paese che nella sua storia è passato di mano una quindicina di volte tra Inghilterra e Scozia. Continua a leggere su Il Corriere della Sera.

Brexit, sarà divorzio conflittuale o consensuale?

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L’Europa e le Cancellerie del Continente hanno sul tavolo nel vertice di lunedì pomeriggio una questione che già li tormenta e li divide. Così come è tormentata ad oggi la Gran Bretagna. Dall’incontro del Direttorio europeo, convocato da Angela Merkel e a cui partecipano il premier Matteo Renzi, il presidente francese Francois Hollande e il presidente del consiglio europeo Donald Tusk, dovrà venir fuori la linea che l’Ue adotterà nei confronti degli inglesi dopo l’esito del referendum che ha optato per la Brexit. Continua a leggere su Huffington Post Italia.

Brexit, tutti gli scenari nei report degli analisti

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“Questo è l’inizio di un disastroso divorzio – afferma Regina Borromeo, portfolio manager di Brandywine Global (Gruppo Legg Mason) – La Brexit è una scossa all’integrità strutturale della UE e una carica energizzante per i movimenti populisti. L’uscita della Gran Bretagna creerà ostacoli alle prospettive economiche dell’Eurozona e potremmo correre il rischio concreto di assistere a nuove richieste di uscita dalla UE da parte di altre nazioni”.
Se nel breve termine i mercati sono andati in tilt, con Ftse, Dax, ma anche listini esotici come quello giapponese in perdita netta e la sterlina a picco su euro e dollaro, nel lungo termine gli effetti di quello che anche il Financial Times ha definito “il divorzio più difficile della storia”, potrebbero essere anche peggiori.

Ma se il potenziale disastro è alle porte, questo voto può indicare all’Europa la via maestra da seguire per non disgregarsi. “Il voto inglese apre una linfa lista di ripercussioni negative – scrive Stefan Kreuzkamp, Chief Investment Officer di Deutsche Asset Management – È quindi tanto più importante precisare anche i fattori positivi, o almeno di stabilizzazione. Per ora è fondamentale che le banche centrali e i governi facciano tutto il possibile per mitigare gli shock diretti, dimostrando che si sono preparati intensamente questo risultato. A lungo termine, dal punto di vista europeo c’è almeno una speranza che alcune decisioni possano essere prese più rapidamente, senza la necessità di considerare particolari richieste dalla Gran Bretagna. Dal punto di vista britannico, le aziende con elevate esportazioni dovrebbero al contrario accogliere con favore una Sterlina più debole”.

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Elezioni Spagna, rebus governo

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Nessuna certezza dalle urne in Spagna: le elezioni hanno riproposto i risultati del voto di dicembre 2015 con il Pp primo partito ma senza maggioranza assoluta (anche se rafforzato con 14 deputati in più), davanti a Psoe, Podemos e Ciudadanos. Un voto che ha visto tramontare il ‘sogno’ di Podemos di diventare il primo partito della sinistra, superando i socialisti, e candidarsi alla guida del governo.

Dopo la pubblicazione di un disastroso exit-poll che dava il partito post-indignados davanti allo Psoe e il suo leader Pablo Iglesias in buona posizione per candidarsi a premier di un governo di sinistra, i risultati reali mano a mano hanno rovesciato il quadro politico. Così l’inaffondabile Mariano Rajoy sopravvive ad un’altra elezione e, anzi, è il vincitore relativo delle politiche spagnole.

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Brexit, si teme effetto domino

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“Euroscettici di tutta Europa, unitevi”. I leader di tutti i movimenti anti-euro cantano vittoria e chiedono, anche nei loro paesi, un referendum per l’uscita dall’Unione. Insomma, il rischio che la Brexit possa innescare un preoccupante effetto domino c’è. Almeno negli slogan, lanciati all’indomani del voto in rete e sui social network. Continua a leggere l’articolo sul sito di RaiNews.

Labour nel caos dopo la Brexit

corbynGli esiti del referendum sulla Brexit non avranno solo conseguenze nelle relaioni tra la Gran Bretagna e il resto d’Europa. La vittoria del fronte euroscettico ha aperto diverse fronde interne ai partiti. In particolare è scoppiata una bufera all’interno del Labour. Il leader Jeremy Corbyn ha dimissionato il ministro degli Esteri ombra del Labour, Hilary Benn, dopo le rivelazioni dell’Observer su un possibile “golpe” interno guidato dallo stesso Benn. L’interessato ha dichiarato di essere stato silurato dopo aver detto a Corbyn di «aver perso fiducia nella sua capacità di guidare il partito». «Se Jeremy rimarrà leader c’è sfiducia nella nostra possibilità di vincere le elezioni che potrebbero arrivare prima di quanto ci si aspetti», ha detto Benn. L’intenzione di Hill, sempre secondo il quotidiano britannico Guardian, era di ottenere le dimissioni di Corbyn.

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