Monthly Archives: giugno 2016

Brexit: verso una balcanizzazione dell’Europa? Ascolta la puntata

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Ancora sul futuro dell’Europa post Brexit, scaviamo ancora nelle ragioni del voto, negli scenari possibili: vecchie e nuove istanze di autonomia e indipendenza, le reazioni ancora spaesate dei governi che temporeggiano, il rischio di una nuova “balcanizzazione” in Europa.

Gli ospiti del 28 giugno 2016

Donald Sassoon, storico, professore emerito di Storia europea comparata alla Queen Mary University di Londra, autore di Quo vadis Europa? (Castelvecchi)

Swathi Dinga, insegna alla London School of Economics

Paolo Rumiz, scrittore e giornalista triestino, inviato speciale del «Piccolo» di Trieste ed editorialista de «La Repubblica», Il suo ultimo libro è Appia (Feltrinelli), nei giorni scorsi ha scritto il pezzo “Come i Balcani”

Giuliano da Empoli, editorialista del Messaggero

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La psicologia dell’euroscettico: vuole il controllo della propria vita

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Osservando gli anziani residenti delle case di riposo, i medici hanno scoperto che vivono più a lungo, e sono più felici, coloro ai quali viene lasciato un margine di controllo sulle circostanze della vita quotidiana. Oggi in Europa, tanti sentono e di aver perso il controllo sul proprio destino. In Brexit, nei tanti no all’Europa, credono di recuperarlo.  Giuliano Da Empoli offre qui una lettura originale, utile dell’euroscetticismo.

Rumiz: creiamo una “patria europea”, contro burocrati e euroscettici

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Il no al’Europa cresce, non solo in Gran Bretagna, e vince l’idea che “da soli è meglio”: perchè chi decide non si impolvera le scarpe, non va in periferia dove la disuguaglianza colpisce duro. Io mi sento profondamente europeo, ma manca il racconto, la proposta di una “patria europea”, una patria irriducibile a quella di economisti e burocrati. Ascolta Rumiz qui

Crisi UK: i britannici non sanno cosa accadrà domani

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I sostenitori di Brexit non hanno idea di quel che accadrà, non hanno preparato scenari alternativi. C’è chi dice “saremo come la Norvegia“, altri pensano a una separazione totale. Johnson dice una cosa, Farage un’altra. Un alto grado di impreparazione ha dominato il referendum, e non sappiamo chi guiderà i principali partiti e il governo UK.

Lo storico britannico Donald Sassoon

Sfoglia il libro: La prova del potere

Clicca qui per leggere l’anteprima del primo capitolo di La prova del potere di Giuliano Da Empoli (Mondadori)

Si dice spesso che l’Italia non riesce più a immaginare il futuro. Ma il vero problema è che abbiamo perso di vista il passato. Non riusciamo più a collocarci in una traiettoria storica, a inquadrare il nostro presente sulla base del percorso che ci ha condotti fin qui. Un po’ come il dormiglione di Woody Allen, che si risveglia all’improvviso in un futuro del quale non riesce a capire il senso. Per questa ragione siamo intrappolati sotto la cappa di un eterno presente privo sia di memoria che di prospettive. Nel quale tutto – dibattiti, problemi e personaggi, soprattutto personaggi – si ripresenta continuamente sotto forma di farsa. Oggi, una nuova generazione si affaccia al potere. Ma sarà in grado di evitare le trappole del nuovismo a tutti i costi, senza ricadere nella palude della conservazione e della rendita? In questo libro, Giuliano da Empoli va alla scoperta dei trenta-quarantenni che stanno reinventando l’Italia. Ne esce il ritratto sorprendente di una generazione assai più consapevole di quanto i luoghi comuni su Twitter e i «bamboccioni» possano far pensare. Cresciuta in anni di crisi e attraversata da mille contraddizioni. Ma capace di guardare al passato per riscoprire le componenti più vitali del modello italiano.

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Questi leader europei se la meritano la Brexit

Un voto, di classe, contro l’arroganza della leadership europea e l’insistenza con cui ha adottato politiche economiche che hanno arricchito pochi e impoverito molti. É così che Saskia Sassen, autorevole studiosa dei processi di globalizzazione, interpreta il voto che condurrà il Regno Unito fuori dall’Unione europea. Continua a leggere su L’Espresso.

La mia generazione ha perso

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La Brexit vista da chi è cresciuto in un’Europa senza confini: cosa significa essere di sinistra oggi?

Appartengo a quella categoria di individui che i sociologi non sanno bene se inserire nella coda della generazione X oppure nella testa della generazione Y: i nati nei primissimi anni Ottanta – credo “older Millennials” sia tra le definizioni più azzeccate – gente che guarda Girls oMaster of None senza sentirsi fuori posto ma che ha cominciato a guardare Seinfeld quando era una serie mainstream anziché una riscoperta fighetta. Incidentalmente, è anche quella generazione che ha cominciato ad avere l’età per interessarsi di politica quando la lotta alla globalizzazione era considerato un tema di sinistra, se non la causa di sinistra per eccellenza.

Le incognite del Brexit e gli errori dell’Europa

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Il Brexit ha gettato l’Europa in un’incertezza epocale. Ma era davvero così difficile immaginarlo? L’ipotesi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione era plausibile ed è quello che è accaduto. Ma, come se nessuno avesse voluto immaginare il peggio, adesso né le Istituzioni Europee né le Capitali sembrano preparate. Da venerdì notte è tutto un susseguirsi di dichiarazioni contraddittorie e di impossibili colpi di scena, tra petizioni per un nuovo referendum, la Scozia che vuole restare nell’EU, Londra che tenta il tutto per tutto, Cameron che si è dimesso ma esita ad attivare l’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea per sancire l’uscita ufficiale. Continua a leggere su Micromega.

Londra esclude referendum bis

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Il referendum sulla Brexit è storia, inutile gingillarsi con petizioni e illusioni. Ci pensa il dimissionario David Cameron, l’uomo che quel voto ha voluto e perduto, a mettere un punto fermo alla Camera dei Comuni: il risultato delle urne “va accettato” e in Gran Bretagna, nei tempi prevedibili della politica, non ci sarà rivincita contro il responso popolare. Semmai l’ultimo obiettivo del premier uscente, per irrealistico che sia, è provare a disporre le carte per tentare di restare “nel mercato unico”.

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