Monthly Archives: giugno 2016

Turchia: il rischio, per tutti noi, è la destabilizzazione totale

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La Turchia è a metà del guado: Erdogan ha voltato le spalle ai jihadisti siriani anti Assad (e all’Is) ma, nonostante gli accordi con Ue e Israele, non è ancora un alleato del fronte (molto eterogenoe) anti Is. Il rischio vero, per tutti noi, è che venga completamente destabilizzato.

L’analisi di Arduino Paniccia, docente di Studi strategici all’Università Trieste

l’anniversario del Califfato e l’allerta per la sicurezza

Due anni. Tanto è passato dall’audio con cui il 29 giugno 2014 i jihadisti annunciarono la creazione del Califfato. In un podcast diffuso in rete, il portavoce del gruppo terroristico Al Adnani spiegò che “la parola Iraq e Levante venivano rimosse”, per realizzare lo Stato Islamico, “sogno e speranza di tutti i jihadisti”. Isil diventava lo Stato Islamico. Quattro giorni dopo Al Baghdadi entrò a Mosul, salì sul pulpito della moschea di Al Nuri e si auto proclamò Califfo . Oggi l’anniversario del Califfato si tinge del sangue delle vittime dell’attacco kamikaze all’aeroporto Ataturk di Istanbul. Il commando è entrato in azione poche ore prima del 29 giugno. Nei giorni scorsi la propaganda non ha mollato un momento la sua presa. E la Turchia, che da poche ore ha siglato il disgelo con Israele, è la più vicina al bastione siriano dell’Isis.

Marta Serafini sul Corriere della Sera

islamisti contro fan Radiohead

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Tensione altissima a Istanbul, dopo il raid di un gruppo di islamisti in un negozio di dischi in cui si teneva, nel pieno del Ramadan, un party per il lancio del nuovo album dei Raidohead. In serata circa 500 persone hanno inscenato una manifestazione di protesta nel centrale quartiere di Cihangir scandendo slogan tipo “Uniti contro il fascismo” e accusando il presidente Recep Tayyp Erdogan di essere un “assassino” e un “ladro”. La polizia ha caricato i dimostranti usando proiettili di gomma, lacrimogeni e idranti, come da diverso tempo accade in tutti i casi di raduni non autorizzati.

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I tre fronti di guerra della Turchia

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Ogni attentato a Istanbul e in Turchia, quando mancano le rivendicazioni e anche quando ci sono, diventa un mistero, un’inestricabile rebus: anche degli attentati dei mesi scorsi di sicuro ci sono soltanto i tragici bilanci delle vittime ma è assai incerto capire chi sono gli autori e i veri mandanti. La dietrologia è all’ordine del giorno. Non è casuale che in occasione di massacri come quello di Ankara dell’ottobre scorso – oltre 100 morti in un raduno di curdi e forze di opposizione a venti giorni dalle elezioni – venga indicato tra i possibili responsabili lo “Stato profondo”, l’inestricabile e letale groviglio di servizi segreti, ambienti nazionalisti e forze oscure che colpisce nei momenti critici della nazione.
Un sola cosa è certa: la Turchia non solo è meno sicura che in passato ma anche meno liberale. Questo rimane un Paese in guerra su tre fronti.

Leggi l’analisi di Alberto Negri sul Sole 24 Ore del 7 giugno 2016

istanbul: l’ombra dell’isis?

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Istanbul si sveglia sconvolta dopo un nuovo, terribile attentato terroristico. E l’ultimo bilancio è da incubo: almeno 36 morti e 147 feriti. Come a marzo a Bruxelles, è il maggiore aeroporto della Turchia a finire sotto attacco. Almeno 3 terroristi armati di kalashnikov hanno aperto il fuoco intorno alle 22 locali ai controlli di sicurezza nella zona degli arrivi dell’aeroporto Ataturk, provocando la mattanza. Poco dopo si sono fatti saltare in aria durante uno scontro a fuoco con la polizia. Ma il commando, secondo fonti di polizia, sarebbe stato composto da 7 persone, di cui altre 3 sarebbero in fuga e 1 arrestata. Tutte le indicazioni iniziali suggeriscono che dietro l’attentato ci sia l’Isis.

Sul sito del Messaggero anche il video dell’attacco

Colpiamo Costantinopoli

Il messaggio apocalittico del Califfato ha sempre avuto un obiettivo finale: la conquista di Costantinopoli. Un bersaglio simbolico, che adesso diventa reale con l’attacco contro l’aeroporto di Istanbul. Non ci sono rivendicazioni e le autorità non si pronunciano sulla matrice dell’attentato, ma tutti gli elementi fanno pensare a un’operazione dello Stato islamico. Una strage attesa sin dall’inizio del Ramadan, quando molti analisti hanno segnalato il rischio che gli strateghi del terrore stessero per colpire la Turchia.

Continua a leggere Gianluca Di Feo su la Repubblica

L’analisi: Erdogan aveva appena deciso di cambiare rotta

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Proprio nel momento più delicato, mentre la Turchia stava cercando di ridisegnare la propria strategia politica nella regione, abbandonando le pulsioni islamistiche più estreme, arrivano i colpi più pericolosi dei terroristi più fanatici.

Gli attentati-suicidi all’aeroporto internazionale Kemal Ataturk di Istanbul sono infatti il velenoso esordio di una nuova stagione di violenza: la più micidiale, perché va a colpire frontalmente una stagione turistica già problematica. La morte seminata in uno degli scali più importanti del mondo è davvero una tragedia per un grande Paese, e per la sua città che non esitiamo a definire tra le più belle del mondo.
Coloro che hanno combattuto, per anni, contro la linea dittatoriale del presidente-sultano Recep Tayyip Erdogan, che non ha esitato a sostenere i tagliagole dell’Isis per ragioni di interesse ma anche di ideologia, hanno buon gioco, adesso, a sostenere che il regime paga i suoi errori.

Continua a leggere l’analisi di Antonio Ferrari sul Corriere della Sera

da Sultanahmet all’aeroporto: sette attentati in sei mesi

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Sono stati sette nel corso del 2016 gli attentati in Turchia. Il 7 giugno scorso nei pressi di un commissariato nel quartiere centrale di Beyazit (parte europea della città sul Bosforo, vicino al Gran Bazar e all’università) un’autobomba era esplosa al passaggio di un autobus della polizia causando 12 morti. Le autorità turche avevano arrestato quattro persone sospettate di aver avuto un ruolo nell’attentato, mentre il presidente Recep Tayyp Erdogan aveva puntato il dito contro il Pkk. Il 27 aprile una donna si era fatta saltare in aria a Bursa, quarta città del Paese, vicino alla Grande Moschea e a un bazar. Probabile un’esplosione anticipata, che aveva limitato i danni: era infatti morta solo la kamikaze, mentre erano stati 13 i feriti lievi.

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Brexit: verso una balcanizzazione dell’Europa? Ascolta la puntata

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Ancora sul futuro dell’Europa post Brexit, scaviamo ancora nelle ragioni del voto, negli scenari possibili: vecchie e nuove istanze di autonomia e indipendenza, le reazioni ancora spaesate dei governi che temporeggiano, il rischio di una nuova “balcanizzazione” in Europa.

Gli ospiti del 28 giugno 2016

Donald Sassoon, storico, professore emerito di Storia europea comparata alla Queen Mary University di Londra, autore di Quo vadis Europa? (Castelvecchi)

Swathi Dinga, insegna alla London School of Economics

Paolo Rumiz, scrittore e giornalista triestino, inviato speciale del «Piccolo» di Trieste ed editorialista de «La Repubblica», Il suo ultimo libro è Appia (Feltrinelli), nei giorni scorsi ha scritto il pezzo “Come i Balcani”

Giuliano da Empoli, editorialista del Messaggero

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