Monthly Archives: luglio 2016

Terrorismo in Turchia: approfondimenti e consigli di lettura

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L’ultimo attacco terroristico che ha colpito la Turchia visto e affrontato da più punti di vista: una selezione di articoli e contributi scelti dagli studenti della Scuola Holden

Ancora un attentato in Turchia, il settimo in pochi mesi (uscito su Il Fatto Quotidiano)

Cosa è successo all’aeroporto di Istanbul (uscito su La Repubblica)

Alcuni video delle esplosioni (raccolti dalla CNN)

I tweets del giornalista Steven Nabil, presente durante l’attacco (via Twitter)

Il safety check attivato da Facebook (via Facebook)

Perché negli ultimi mesi ci sono stati così tanti attentati in Turchia? (uscito su Il Post)

Indignazione social: perché Istanbul non ha provocato la stessa reazione di Parigi e Bruxelles? (uscito su L’Huffington Post)

Un’analisi, di qualche mese fa ma ancora attuale, sulla situazione turca (uscito su Il Sole 24 Ore)

L’aggressione ai fan dei Radiohead nella notte tra il 17 e il 18 giugno (uscito su La Repubblica)

L’ISIS e il suo secondo anniversario (uscito su Il Corriere della Sera)

Amici e nemici del Califfato: l’avvicinamento Turchia-Israele che infastidisce DAESH (uscito su Limes)

Il profilo di Al Baghdadi: il Califfo dello Stato Islamico (uscito su Il Corriere della Sera)

I dati sul calo del turismo (uscito su Hurriyet Daily News)

Un’intervista di pochi mesi fa a Orhan Pamuk in cui parlava anche della sua amata Turchia (uscito su Panorama)

TENSIONE E PAURA IN TURCHIA: FINIRÀ PRIMA O POI?

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La Città di Radio3 nel weekend si anima grazie a un gruppo di ascoltatori molto speciali: i temi affrontati durante la settimana torneranno su questo blog visti con gli occhi degli studenti della Scuola Holden. Il testo che segue è stato scritto da Simone Cartini.

Sin dalla sua nascita, Istanbul venne soprannominata la città tra i due mondi. Ancora oggi questo nome continua a distinguerla, rendendola il centro interculturale più grande del mondo. Purtroppo, dove vorremmo solo un centro d’incontro avviene invece uno scontro: un nuovo, ennesimo, attacco terroristico ha colpito la Turchia martedì 28 giugno. Una serie di esplosioni nell’aeroporto Kemal Ataturk di Istanbul hanno provocato 43 morti e più di 150 feriti: nessuna rivendicazione ma la tipologia dell’attacco fa pensare allo Stato Islamico, alla luce anche della recente svolta politica turca con il premier israeliano NetanyahuSi tratta del settimo attentato in soli sei mesi. Un Paese che il premio Nobel Orhan Pamuk ha definito al centro dell’area più destabilizzata del mondo: non integrata appieno nell’UE, si ritrova inoltre con un conflitto su tre fronti tra ISIS, PKK curdo e gruppi estremisti. Un clima di tensione che sta portando la popolazione turca a regredire nell’intolleranza e nella chiusura, rinvigorendo le ideologie religiose e costringendo i giovani a scappare verso l’estero.

Istanbul non porta la tristezza come “una malattia temporanea”, oppure “un dolore di cui liberarsi”, ma come una scelta (Orhan Pamuk)

Balcanizzazione dell’Europa: approfondimenti e consigli di lettura

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I nuovi scenari europei visti e affrontati da più punti di vista: una selezione di articoli e contributi scelti dagli studenti della Scuola Holden

Un cronaca romantica, i Balcani dagli occhi di Paolo Rumiz (uscita su balcanicaucaso.org)

Un’analisi, sull’Europa e gli europei (uscito su Il Corriere della sera)

Un possibile rischio post Brexit, riguardo la futura lingua europea (uscito su The Post Internazionale)

Una soluzione: l’Europa va raccontata ai bambini (uscito su Il Post)

Una mappa, che spiega quanto gli “europei” non conoscano l’Unione Europea (da VoxEurop)

Una vera storia, quella delle persone che cercavano cosa fosse la UE dopo il referendum (via Giornalettismo)

Una testimonianza, tra chi da oggi in Gran Bretagna non si sente più al sicuro (uscito su The Guardian)

Un paio di Infografiche, che riassumono la storia della Banca Centrale Europea (via Lettera 43)

10 domande, per capire come sarà l’Unione Europea (via Che Futuro)

Un sondaggio: l’Italia vuole uscire? (Uscito su Il Termometro Politico)

Un’opinione, da chi appartiene alla prima generazione di europei (uscito su Internazionale)

Una seconda opinione, del Presidente della Repubblica Italiana (intervista su La Stampa)

Brexit, verso una balcanizzazione dell’Europa?

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La Città di Radio3 nel weekend si anima grazie a un gruppo di ascoltatori molto speciali: i temi affrontati durante la settimana torneranno su questo blog visti con gli occhi degli studenti della Scuola Holden. Il testo che segue è stato scritto da Carolina Orlandi.

Che ne sarà di noi? Neanche gli inglesi sembrano saperlo. Colpa forse di un disorientamento generale che colpito anche coloro che quel 23 Giugno hanno votato OUT. Si parla addirittura di “Bregret”, il rimorso di voto di chi a posteriori avrebbe scelto di restare in un clima di tensione in cui tutti vogliono dire la loro. Certo è che i valori fondanti con cui è nata l’Unione Europea, hanno deluso a tal punto da creare terreno fertile per i populismi e i megafoni, che amplificano il malessere condiviso. Da euroentusiasti ad euroscettici, a Bruxelles si è toccato più i grafici di bilancio che le corde della storia e dell’identità comune. La Brexit è il risultato di una malattia europea, contratta con l’inizio della guerra balcanica, dopo la quale si è diffuso un senso di diffidente autonomia. Ciò che manca, secondo Paolo Rumiz, giornalista e scrittore che dei Balcani ha percorso spesso le strade polverose, è una Patria Europea. «Dobbiamo iniziare a raccontare l’Europa con il cuore e non con le cifre» sostiene con convinzione, «nelle classi politiche manca la capacità di narrazione», che unificherebbe le radici comuni di paesi tanto diversi quanto simili.

Avremo l’Europa quando avremo un comune sentimento europeo (Moni Ovadia)

Spagna e Inghilterra: approfondimenti e consigli di lettura

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Le scelte di spagnoli e inglesi viste e affrontate da più punti di vista: una selezione di articoli e contributi scelti dagli studenti della Scuola Holden

Una mappa interattiva e dettagliatissima sul voto che, volendo, mette a confronto i risultati di domenica con quelli del 2015 e del 2011 (da El País)

Un “pattometro”: termometro 2.0 per calcolare le eventuali maggioranze possibili per il parlamento Spagnolo (da “La Vanguardia”)

Un articolo della Costituzione Spagnola che potrebbe cambiare per aiutare la formazione di una maggioranza. (da “El Mundo”)

Un video del Partido Popular che, il giorno prima delle elezioni, attacca Podemos sfruttando la Brexit.

Una possibile separazione, Gibilterra e il desiderio di stare in Europa (via Il Post)

Una analisi post-Brexit di John Oliver, comico inglese della HBO (qui trovate il prima)

Una manifestazione d’ignoranza, Il calciatore Nolito (Spagna) pensa che la brexit sia una danza (via Eurosport)

Una riflessione su Hobbit, Saruman e Unione Europea (da Giap-Wu Ming Foundation).

Una serie di GIF che raccontano la Brexit dal punto di vista di chi ha votato “Remain” (da Buzzfeed)

Una copertina del New Yorker che, a luglio, racconterà la situazione post-referendum usando i Monty Python

Spagna e Inghilterra nella bufera

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La Città di Radio3 nel weekend si anima grazie a un gruppo di ascoltatori molto speciali: i temi affrontati durante la settimana torneranno su questo blog visti con gli occhi degli studenti della Scuola Holden. Il testo che segue è stato scritto da Eugenio Damasio.

Domenica 26 giugno, a sei mesi dalle ultime elezioni politiche, la Spagna è tornata alla urne e, almeno all’apparenza, non è successo niente. Rajoy e il suo Partido Popular sono ancora la prima forza del paese, Podemos non ha superato il Partito Socialista e, osservando i risultati finali, pare chiaro come il paese iberico sia ancora diviso in quattro senza alcuna maggioranza definita pronta a governare. Guardando meglio, però, ci si accorge come la destra si sia rafforzata grazie al consolidamento di un voto che va a premiare il mantenimento dello status molto più di quello che i sondaggi delle settimane precedenti alle elezioni facessero presagire. In un paese dalla forte impronta europeista lai paure collegate alla Brexit hanno giocato un ruolo fondamentale generando, però, un ulteriore blocco nella formazione di un governo e grande incertezza. La stessa incertezza che, durante la settimana, ha colpito tutto il Continente trovatosi a dover fronteggiare la prima rilevante scelta di uscire dall’Unione da parte di un paese centrale per gli equilibri internazionali come è il Regno Unito. Contando che, infatti, sino ad oggi, soltanto la Groenlandia aveva deciso di lasciare l’allora CEE nel 1985, possiamo dire di essere davanti a una fase del tutto inesplorata della storia europea. Tra pentiti del “Leave”, caos nei partiti tradizionali e movimenti euroscettici sempre più protagonsiti, l’Europa si trova a fronteggiare una delle sfide più grandi della sua storia recente: riuscirà a farlo da protagonista o, per salvarsi, dovrà sperare in un incantesimo?