Monthly Archives: luglio 2016

Terrore a Dacca: le nostre reazioni. Ascolta la puntata

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L’attentato a Dacca alimenta il dibattito nato la settimana scorsa sull’odio e sulla paura. A Prima Pagina sono arrivate tante telefonate con diverse reazioni alla strage di Dacca: c’è chi ne dà una lettura soltanto religiosa e vede gli attentati come una tragica applicazione del Corano, ma c’è anche chi fa una riflessione sociologica, che sottolinea la presenza neocolonialista dell’Occidente in Bangladesh. Davanti a questa confusione di sentimenti oggi cercheremo di capire cosa si agita in noi, come reagiamo all’orrore.

Gli ospiti del 4 luglio 2016

Roberto Toscano, ex ambasciatore in Iran e in India, attualmente vive in Spagna. Editorialista repubblica

Shahrazad Houshmand, teologa e islamista

Francesco Borgonovo giornalista di Libero, ha scritto per Bietti il libro “L’impero dell’Islam. Il sistema che uccide l’Europa”

Paola Caridigiornalista, islamista, è tra le fondatrici della Rete Filomena, tra i suoi libri ricordiamo Hamas. Che cos’è e cosa vuole il movimento radicale palestinese (Feltrinelli, 2009) pubblicato anche negli Usa.

Mohamed Amin Al-Ahdab architetto Presidente Comunità islamica di Venezia e provincia

 

Ascolta la puntata

 

“La nuova P2, Precarietà e Paura”. Veltroni su intollerenza, pregiudizi e …sul pubblico di Radio3.

ORIENTE-OCCIDENTE1

“La solitudine dell’uomo moderno genera paura e diffidenza verso l’altro… Tutto, intorno a noi, parla di questo. Mi ha colpito enormemente ciò che è successo nei giorni scorsi a Radio3, uno dei preziosi presidi della vita culturale di questo paese”.

Walter Veltroni sull’Unità interviene nel dibattito aperto dalle reazioni di molti ascoltatori al recupero in mare del peschereccio affondato nel 2015.

 

Il Califfato cambia pelle

Si rilancia come organizzazione clandestina in grado di colpire ovunque nel mondo globalizzato. Un terrorismo più «classico», diretto contro i civili che ricorda molto da vicino il modello di Al Qaeda. La mappa L’obiettivo «forte» degli attentati non è più solo l’Europa, ma si sposta dove è meno atteso. Raqqa, la «capitale», in Siria, è circondata; in Iraq ha già perso Tikrit, Ramadi e Falluja. Leggi l’articolo di Lorenzo Cremonesi sl Corriere della Sera.

La pornografia dell’orrore per aumentare le reclute

Anche nella strage di Dacca i carnefici (non studenti poveri di madrasse, ma giovani di famiglie bene, a proprio agio coi social) hanno prontamente filmato il risultato del loro abominio. E, naturalmente, loro stessi. Nella «jihad mutante del califfo», che si adatta tatticamente ai contesti in cui versa il sangue di innocenti, c’è forse solo un elemento che rimane costante: quello della «pornografia dell’orrore» e della rappresentazione incessante – «lo spettacolo» – della crudeltà. Vale a dire gli scellerati output e «prodotti» coi quali il «Califfato 2.0» fa marketing, e che utilizza come «trofei» osceni per intensificare un reclutamento fatto, in maniera massiccia, anche mediante il web. Continua a leggere l’analisi di Massimiliano Panarari su La Stampa.

Leggere il Corano

Cosa rende difficile l’interpretazione del Corano? E quali i dettami in materia di punizioni corporali e questione femminile? All’indomani della strage di Charlie Hebdo, Radio3 ha dedicato un’intera giornata allo studio delle nuove forme di conflitto e alla necessità di conoscere l’altro. Vale la pena riascoltare l’approfondimento di Gabriella Caramore, Roberta Aluffi e Deborah Scolart sulla lettura del Corano. Vale la pena dire, anche oggi, più cultura meno paura. Ascolta qui.

Isis e al-Qaeda, ecco la mappa dei terroristi islamici in Bangladesh

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Nella serata di venerdì 1 luglio, a Dacca, un gruppo di sette uomini armati ha preso d’assalto l’Holey Artisan Bakery caffè, situato nel cuore del quartiere diplomatico e meta abituale di molti cittadini stranieri residenti nella zona o ospiti delle poche strutture ricettive nella capitale. Prese inizialmente in ostaggio circa quaranta persone presenti, il commando ha poi ucciso venti stranieri, molti dei quali italiani e giapponesi, che non erano stati in grado di recitare il Corano. Benché le autorità di Dacca avessero provato a intavolare una trattativa, solo l’intervento delle Forze Speciali (1° Battaglione Para-Commando, conosciuto anche con il nome de Il Ghepardo), con un blitz durato diverse ore, è riuscito a neutralizzare sei attentatori e ad arrestarne un settimo.

L’episodio è solo l’ultimo esempio di un’escalation di violenze di matrice islamista radicale che, negli ultimi due anni, ha dimostrato una crescente sensibilità da parte degli ambienti fondamentalisti per la retorica del jihad internazionale e che sta mettendo a serio repentaglio la sicurezza interna al Paese. Sebbene l’assalto sia stato apparentemente rivendicato dallo Stato Islamico, tuttavia, ad oggi, in Bangladesh non esiste un’organizzazione omogenea e strutturata che sia diretta espressione del Califfato di al-Baghdadi. Al contrario, la realtà del fondamentalismo islamico nazionale appare quanto mai frammentata in gruppi autonomi e disorganizzati spesso in competizione tra loro e che cercano di inserirsi nella grande corrente del jihadismo internazionale nella speranza di ricevere nuovi mezzi e nuove risorse da destinare alla propria agenda interna.

Leggi l’analisi di Francesca Manenti del Cesi (Centro studi internazionali) su Formiche.net

Le donne dell’Isis e l’affermazione in Asia

Nonostante la debolezza che sta mostrando nei suoi territori, la penetrazione dell’Isis rimane ancora forte in Asia. E sono sempre di più le donne vittime di violenza. Radio3 Mondo ha dedicato diverse puntate al tema; ne abbiamo selezionato due: la prima è dedicata all’espansione del gruppo terroristico, ed è disponibile qui; la seconda, riascoltabile qui,  racconta la condizione femminile all’interno del sedicente Stato Islamico, dove le donne sono merce di scambio e la cui è gestione è affidata a un vero e proprio manuale di 34 pagine, nel quale si indicano le regole per la corretta gestione delle schiave sessuali.

BANGLADESH, UN PAESE CAOTICO NEL MIRINO DEL CALIFFO

Isis

Il massacro di Dhaka è l’ultimo di una lunga serie. Gli estremisti sembrano aver individuato nel Bangladesh, un paese povero, sovrappopolato, privo di istituzioni degne di questo nome, dominato da una burocrazia corrotta – il ventre molle di una regione nella quale vivono centinaia di milioni di musulmani. Usando il  Bangladesh come trampolino, infatti, potrebbero cercare di espandersi sia nel subcontinente indiano che nel sudest asiatico.

Intellettuali, attivisti per i diritti civili, esponenti della minoranza sciita, blogger laici, stranieri che lavorano per le Organizzazioni non governative – come l’italiano Cesare Tavella, ucciso a Dhaka lo scorso settembre – sono tra le decine di vittime dei sostenitori del Califfato.

Continua a leggere l’articolo di Beniamino Natale

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