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Democrazia diretta: il popolo può decidere sempre? Ascolta la PUNTATA

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Nelle ultime settimane si è discusso a lungo dell’importanza e del ruolo della democrazia, da Brexit ai futuri referendum italiani. La democrazia diretta è davvero il paradigma verso cui spostarci o sarebbe meglio una élite tecnocratica, delle competenze? A partire dalla telefonata di un ascoltatore, Bruno, oggi ci poniamo una domanda scomoda e che crea polemiche: ha senso far decidere il popolo sulle faccende pubbliche o sarebbe meglio mettere da parte per ora il mito della sovranità popolare?

Gli ospiti del 6 luglio 2016

Luigi Bobbio, politologo ha insegnato Analisi delle politiche pubbliche all’Università di Torino, nei suoi libri , nelle sue ricerche si è occupato molto delle ricadute, degli impatti sociali ed economici dei grandi eventi e delle grandi opere. Tra i suoi libri citiamo I governi locali nelle democrazie contemporanee (Laterza, 2006) e La Tav e la Val di Susa (Allemandi, 2008)

Ugo Mattei, giurista, insegna Diritto civile all’Università di Torino e diritto internazionale e comparato all’Università della California, è stato vice presidente della Commissione Rodotà per i Beni pubblici, è stato estensore del quesito sull’acqua e autore di L’acqua e i beni comuni (Manifestolibri, 2011), il suo ultimo libro è Il benicomunismo e i suoi nemici (Einaudi, 2015)

Donatella Venti  della commissione governance e diritti dei cittadini dell?Istituto Nazionale di Urbanistica da oltre 20 anni si occupa di governo del territorio e cittadinanza, è tra gli ospiti del festival della Partecipazione all’Aquila dal 7 al 10 luglio che seguiremo

Alfonso Celotto, costituzionalista, insegna Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre, ha avuto vari incarichi istituzionali, tra i suoi libri ricordiamo, insieme a Giovanna Pistorio Le nuove «sfide» della democrazia diretta (Editoriale scientifica, 2015)

Adriana Cerretelli, corrispondente da Bruxelles per il Sole 24Ore

 

Ascolta la puntata

Si approfitta di Brexit per tornare all’800 e togliere voce alle classi subalterne

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Mettere in discussione, dopo Brexit, che il popolo si possa esprimere direttamente perchè non ha “competenza” significa tornare all’800 e bruciare le conquiste di due secoli di lotta delle classi subalterne. Brexit è stato male organizzato, formulato e strumentalizzato, ma il referendum rimane uno strumento fondamentale.

Ascolta Ugo Mattei, tra gli animatori del referendum del 2011 e teorico del “bene comune

Come far funzionare la democrazia senza cedere al “popolo bue”

Nel mondo iper-complesso, a che serve votare? Bene che vada, crescono due malesseri opposti. Si vota su ciò che non si sa, vanificando a una regola aurea per la democrazia, “conoscere per deliberare”. Oppure si vota ma poi decidono altri, e questo genera populismo e determina disaffezione. L’astensionismo è il dato più rilevante in tutti i paesi occidentali: nel 2012 negli Usa ha votato il 49 per cento dei cittadini; i giovani tra i 18 e i 24 anni sono quelli che hanno votato meno alle Europee del 2014. Meglio abdicare al cesarismo – elitario o populista – o alla tecnocrazia?  Continua a leggere l’opinione di Maurizio Crippa su Il Foglio.

Devono votare anche gli ignoranti?

Un giornalista americano, David Harsanyi, propone un esame di educazione civica per gli elettori, perché una democrazia non informata è “il preludio a una farsa o a una tragedia”. Il Washington Post ha ospitato la sua proposta, ricevendo molte reazioni di protesta da parte dei lettori. La domanda centrale è: assistiamo davvero a un calo di corrispondenza tra i principi democratici e la qualità dei governi eletti? Il Post ha segnalato l’intervento, disponibile per intero qui.

Democrazia diretta e illusione populista. Cultura come libertà

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La retorica populista della democrazia diretta cosa nasconde? Siamo davvero liberi di scegliere? Governa il popolo o la massa? E quanto è utile insistere sul mito della sovranità popolare, se poi non si migliorano le condizioni culturali di tutti, ancor prima di quelle economiche? La libertà non si separa dalla conoscenza. E su questi principi si fonda un moderno concetto di comunità: l’Europa da qui deve ripartire.

Continua a leggere su artribune.com

La troppa democrazia esiste

Vediamo se ho capito tutte queste reazioni su Brexit. Per prima cosa, c’è il semplice fatto che i mercati finanziari hanno espresso la loro grande disapprovazione per la vittoria del Leave sul breve periodo. Per una serie di ragioni che sono state illustrate dal giornalista del New York Times Neil Irwin, gli analisti sono però pessimisti anche per quanto riguarda le previsioni a lungo termine. Tutto questo ha portato a sua volta a un crescente sentimento anti-democratico da parte di esperti che sostengono che quello su Brexit sia stato un voto non informato e di una stupidità ridicola. Leggi l’analisi di Daniel W. Drezner pubblicata sul Washington Post.

Consigli di lettura: Democrazia senza libertà

Da molto tempo diamo per scontato che la democrazia, la partecipazione dei cittadini al governo attraverso libere elezioni, sia sinonimo e garanzia di libertà. Fareed Zakaria, riprendendo le tesi classiche di Tocqueville, mostra invece che l’espansione della democrazia può trasformarsi in una riduzione degli spazi di libertà. Qui una breve sinossi.

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