Monthly Archives: luglio 2016

Ludopatia: lo Stato quanto e come può intervenire? Ascolta la puntata

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Ventimiglia: il comune vince il ricorso al Tar, ottenendo di allontanare le sale da gioco dai “luoghi sensibili” della città (scuole, caserme, chiese, addirittura stabilimenti balneari). Ignazio, a Prima Pagina, ha chiesto: “Il nostro è uno Stato liberale o etico? Questa è un’ingerenza sulla libertà personale?”. Gli risponde un’altra ascoltatrice, Chiara Stella, che sostiene invece che lo Stato fa bene a intervenire, e anzi dovrebbe farlo di più, perché la ludopatia è una dipendenza seria, che crea problemi non solo di evasione fiscale, ma di gravi danni sociali e psicologici. Perché la ludopatia fa perdere il contatto con la realtà.

Gli ospiti del 12 luglio 2016

Enrico Ioculano,sindaco di Ventimiglia
Marco Dotti, scrittore e giornalista di Vita, insegna Professioni dell’editoria all’Università di Pavia. Tra i suoi libri citiamo Slot city. Milano-Brianza e ritorno (RoundRobin, 2013), Il calcolo dei dadi. Azzardo e vita quotidiana (ObarraO, 2013).
Zanardi Gabriele, insegna Neuroscienze all’Università di Pavia e promotore del progetto NeuroGAP
Giuseppe Gobbato, proprietario del bar La Bova di Noale (Venezia) ha tolto le slot machine dal bar e le ha sostituite con una piccola libreria
Francesco Cerrotta, sindaco di Anacapri, primo comune italiano senza slot machine
Ingrid Salvatore, filosofa politica, insegna etica ed economia all’Università di Salerno e Studi di Genere alla Luiss

Ascolta la puntata

 

Stato etico o liberale?

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Imporre una distanza minima tra slot machine e scuole è un esempio di “stato etico” che non riconosce ai cittadini la facoltà di decidere e  il diritto di ubriacarsi, drogarsi o rovinarsi al gioco? Un dilemma sollevato da un ascoltatore, Ignazio, che abbiamo girato alla filosofa Ingrid Salvatore. Qui la sua risposta

Macchine programmate per renderci dipendenti…ed eludere il fisco

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“Con le slot machine crediamo di affidarci alla sorte come il Giocatore di Dostoevskij e invece ci affidiamo ad algoritmi e macchine costruite per renderci dipendenti (perfino nel design). I veri responsabili? I grandi concessionari di stato con sedi all’estero contro i quali il fisco italiano, chissà perchè, fa molto poco“. Marco Dotti ha dedicato tre libri al gioco d’azzardo. Ascoltalo qui

Il caso: i noleggiatori di videopoker di Prato e la pubblicità contestata

Una pubblicità diversa dalle altre che attira l’attenzione e che fa discutere. È quella che noleggiatori di videopoker, slot machine ed alcuni esercenti hanno deciso negli ultimi giorni di diffondere in città. Una pubblicità che vuole promuovere il “gioco come fonte di lavoro”. “Dipendenti del gioco. Creiamo lavoro anche dal gioco”. Tanti volti sorridenti ma uno slogan che ha creato molta irritazione. Si sono già espressi con giudizi negativi sulla stampa locale e sui social Libera ed Emmaus. Oggi registriamo la presa di posizione di Luca Soldi, esponente del coordinamento Libera della provincia di Prato. Continua a leggere su Il Tirreno.

Slot machine: nel 2016 ce ne sono 40mila in più

È bastata una circolare dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. E in un colpo solo, il numero delle macchinette autorizzate in Italia è passato da 378mila a 418mila. Mentre l’ultima legge di Stabilità prevede una riduzione degli apparecchi nell’ordine del 30% in quattro anni, di fatto questi sono aumentati del 10% in quattro mesi. Continua a leggere su Il Fatto Quotidiano.

da leggere: azzardo e finanza stregoneria del nostro mondo

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In borsa non si lavora, in borsa si gioca. L’attività di speculazione finanziaria è stata segnata, fin dalle sue origini, da un forte legame con l’universo semantico del gioco, non con quello del lavoro. In francese, bourse è ancora oggi un termine gergale per definire la lotteria. Infatti, si dice jouer à la bourse, così come in spagnolo si dice juega en la bolsa o, in inglese, to play the stock market. Secondo un’etimologia un tempo ricorrente si riteneva che lo stesso terminegambling, che in inglese significa azzardo ma anche speculazione, derivasse da una radice comune a to gambol, nel significato di danzare o saltellare. Non è un caso, dunque, se numerosi tra i primi speculatori della Gran Bretagna di fine XVIII – quando la febbre della borsa incalzava – occupassero le proprie serate danzando (gamboling) e giocando d’azzardo nei pub e nei club. Si puntava su tutto, sulla vita, sulla morte, sul presente, sul futuro e il confine tra scommesse occasionali e trading azionario era già allora molto sottile e labile. Come labile era il confine tra razionalità e euforia irrazionale. Ne parliamo con l’antropologo Marco Aime.

Continua a leggere su marcodotti.eu

Consiglio di lettura: Slot-city

Marco Dotti, Slot-City. Brianza-Milano e ritorno (Round Robin editrice)

Slot machine, videopoker, roulette. Sono oltre cinquecentomila gli “apparecchi elettronici da divertimento” legalmente installati in tutta Italia. Una crescita esponenziale che nel 2012 ha portato alla raccolta di quarantaquattro miliardi di euro. Molti di questi apparecchi sono oggi presenti in Lombardia, nell’area un tempo “ricca” e “imprenditoriale”, attorno al cuore finanziario di Milano. Dietro le cifre, però, ci sono storie e territori. Partendo dalla Brianza di Consonno, città fantasma costruita negli anni Sessanta dall’imprenditore e sedicente “conte” Mario Bagno, passando per Arcore e i quartieri-cintura di Milano. Un reportage “post-industriale” tra capannoni costruiti con le agevolazioni della legge Tremonti bis, abbandonati e oggi adibiti a “sale slot”, lungo le strade e nelle fermate dei pendolari (bar, stazioni, autogrill). Una mappa della catastrofe della “provincia imprenditrice”, un bilancio degli investimenti “artefici” del miracolo, spostati dalle piccole fabbriche, alla borsa e, infine, al comparto del gioco “legalizzato”.

Anacapri, il primo Comune italiano slot free

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La via italiana per la liberazione dalle macchinette mangiasoldi passa da Anacapri, primo comune italiano senza slot machine. A vincere la battaglia contro l’azzardo è stato il sindaco Francesco Cerrotta.

Come avete fatto?  «Abbiamo redatto un regolamento che proibisce l’installazione di apparecchi a distanza di 150 metri da luoghi sensibili. Nell’elenco ci sono scuole, associazioni, bancomat, centri sportivi e stabilimenti balneari».

Quindi non è un divieto assoluto?  «Di fatto sì, perché nel Comune non esistono zone idonee all’installazione di slot. Chi aveva le macchinette, dal primo gennaio le ha dovute togliere».

Continua a leggere l’intervista su La Stampa

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