Monthly Archives: luglio 2016

Disastro ferroviario in Puglia: si poteva evitare? Ascolta la puntata

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Dolore, anzitutto. E sbigottimento perché questo viaggio, che doveva avvenire come sempre, si è trasformato in una tragedia. Proveremo a parlare del disastro ferroviario avvenuto tra Andria e Corato, dello stato in cui si trovano le nostre infrastrutture, dal Nord al Sud, di come vive il popolo dei pendolari troppo spesso bistrattato.

Gli ospiti del 13 luglio 2016

Giorgio Spagnolo, ricercatore Cnr si occupa di Sistemi di segnalamento ferroviario
Michele Formisano,segretario generale aggiunto sindacato Or.sa Ferrovie
Marco Esposito, giornalista
Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente
Angela Stefania Bergantino, insegna Economia e Politica dei Trasporti ed Economia Industriale all’Università degli Studi di Bari ed è Segretario Generale della Società italiana di economia dei trasporti e della logistica, SIET da settembre 2012

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L’assurda tragedia ferroviaria di Balvano

Un fiume, un ponte, una trappola nella roccia e intorno buio e silenzio. Troppo silenzio e per troppo a lungo. Solo la certezza di un telegrafo che cinguetta il suo messaggio lampo: “treno partito da Balvano ore 00.50”. E’ il 3 marzo del 1944 e, a meno di due chilometri dalla stazione del piccolo comune della Basilicata, in una zona nota ai pastori come Contrada Grotta Palomba, si consuma la più grande tragedia ferroviaria della storia. Il treno 8017 avrebbe dovuto percorrere altri sei chilometri per raggiungere la fermata successiva, “Bella-Muro” (dai nomi dei due comuni serviti dalla stessa stazione, Bella e Muro Lucano), ma resta intrappolato in una delle trentasette gallerie della linea Battipaglia-Potenza, la numero 20, la più lunga del percorso, poco meno di due chilometri, dal nome tristemente glorioso, “Galleria delle Armi”.Per l’effetto combinato di monossido di carbonio, biossido di carbonio e carenza d’ossigeno, muoiono nel sonno o nella veglia, oltre 600 persone. Continua a leggere su Articolo 21.

Scontro fra treni in Puglia Bari in coda per donare il sangue

La Puglia è sotto choc, ma anche decisa a partecipare all’emergenza. Così a Bari, dopo l’appello per la donazione del sangue, decine e decine di persone sono in fila al Policlinico per effettuare il prelievo. Un modo spontaneo, poi rimbalzato sui social, di essere utili ai feriti della sciagura ferroviaria tra Andria e Corato. Moltissimi i giovani e giovanissimi, messisi in movimento dai vari quartieri della città. Continua a leggere su Il Corriere della Sera.

Treni, 120 incidenti e oltre 70 morti solo negli ultimi 15 anni

Una scia di lutti che non si interrompe. Dall’inizio del 2009 ad oggi sulla rete ferroviaria italiana ci sono stati almeno 120 incidenti, sono morte 74 persone e rimaste ferite altre 256, tra macchinisti, altri ferrovieri, viaggiatori e semplici cittadini. Sono i dati registrati dal portale Macchinistisicuri.info. Cifre in difetto: andrebbero aggiunti anche gli incidenti ferroviari che avvengono su scali privati ma su cui l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie non ha potere di controllo. Come quello della zona industriale di Porto Marghera collegato a Venezia Mestre, dove il 13 dicembre 2013 si è rovesciato e perforato un carro pieno di gasolio. La neve intorno al convoglio ha certamente evitato che si innescasse un’esplosione come a Viareggio. E il tratto di ferrovia non si trovava in una zona abitata. Ma era diretto in Austria: insomma, sarebbe passato anche da tratti pubblici. Continua a leggere su La Repubblica.

le 10 peggiori tratte per i pendolari in Italia

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I treni regionali italiani sono pochi, vecchi e inadeguati. Mentre si punta tutto sull’alta velocità i pendolari continuano a fare viaggi da incubo. Nell’ambito del rapporto annuale “Pendolaria”, Legambiente presenta un’analisi delle peggiori linee ferroviarie: in cima la Roma-Ostia Lido, l’Alifana e Circumvesuviana, e Chiasso-Rho.

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Cattivo presagio?

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Investimenti pubblici, il clamoroso caso ferrovie: 98,8% di fondi al Nord. Al Meridione solo le briciole. 

La Leopolda è un’ex stazione ferroviaria. Lì ieri Debora Serracchiani, che coordina il tavolo trasporti, ha detto che in Italia bisogna investire soprattutto in ferrovie e «soprattutto al Sud». In effetti tra Sblocca Italia e legge di Stabilità ci sono quasi 5 miliardi di risorse fresche per le ferrovie (4.859 milioni), però con questa ripartizione territoriale: 4.799 da Firenze in su e 60 milioni a Sud di Firenze. Per chi ama le percentuali, il rapporto è 98,8% a 1,2%. È possibile immaginare qualcosa di più squilibrato? Forse la Serracchiani, che vive a Udine, per Sud intende il vicino Sud Tirolo perché di Mezzogiorno, negli ultimi provvedimenti del governo, ce ne è davvero poco, mentre per due volte a distanza di un mese si è finanziato per il Tunnel ferroviario del Brennero.

Leggi l’intero articolo di qualche tempo fa di Marco Esposito sul Mattino

Cosa ha causato l’incidente in Puglia?

Di che treni si trattava?

I due convogli, in viaggio sulla linea Bari-Nord, che collega il capoluogo pugliese alla città di Barletta, erano gestiti da Ferrotramviaria Spa, una società privata nata nel 1937 e titolare di un contratto stipulato con la Regione Puglia. Che prevede la gestione dell’intera infrastruttura ferroviaria per un tratto di circa 83 chilometri, di cui oltre 40 a binario unico, come nel tratto dove si è verificato l’incidente.

Cosa ha causato l’incidente?

Le dinamiche dello scontro non sono ancora chiare: tra le ipotesi c’è sicuramente quella di un errore umano ma anche meccanico, visto che in quella tratta i treni sono gestiti, in parte, anche in maniera computerizzata. «E’ ancora presto per stabilire le cause. Abbiamo aperto un’inchiesta interna, oltre a quella della magistratura – spiega un portavoce della società -. Gestiamo 196 treni al giorno, non era mai successo nulla di simile».

Secondo Stefania Gnesi, ricercatrice dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Isti-Cnr), la causa potrebbe essere stata la mancanza di sistemi automatici di supervisione della linea ferroviaria: in quella tratta viene ancora usato il cosiddetto “blocco telefonico”, cioè la comunicazione telefonica del via libera sul binario unico.

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