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41 Bis per Provenzano: vendetta di Stato o Giustizia? Ascolta la puntata

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Un’ascoltatrice stamattina ha parlato della morte di Provenzano che ha finito i suoi giorni in 41bis. Andreina dice “Si, Provenzano è stato un criminale spietato, ma da tre anni viveva allo stato vegetale, era inoffensivo. Era necessario ancora il carcere? Vi invito a ricordare il pensiero di Marco Pannella sulla violenza dell’ergastolo. Lo Stato ha il dovere di rispettare ogni uomo, anche un criminale”. Questa mattina ci chiediamo, vi chiediamo: mantenere il 41bis anche per malati terminali è da considerare una vendetta di Stato o, semplicemente, attuazione della Giustizia?

Gli ospiti del 14 luglio 2016

Lea Savona, sindaca di Corleone (Pa)

Giacomo di Girolamo, giornalista, direttore di marsala.it e di Rmc 101, la radio della provincia di Trapani.  Autore di La cosa grigia (Il Saggiatore) e Contro l’antimafia (Il Saggiatore).

Sergio D’Elia segretario di Nessuno Tocchi Caino, anni fa con Maurizio Turco, altro radicale, ha scritto Tortura democratica. Inchiesta su «La comunità del 41 bis reale».

Mauro Barberis  docente di Diritto all’Università di Trieste, tra i suoi libri ricordiamo Dei diritti e delle garanzie scritto con Ferraioli è stato tra le voci del programma su Cesare Beccaria Dei Diritti e delle pene in onda su Radio3 il sabato alle 18, si può riascoltare in podcast.

Riccardo Noury,  portavoce di Amnesty International Italia

Ascolta la puntata

I diritti di un criminale spietato. Un tema che divide

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I diritti vengono dopo la sicurezza di tutti . Ma chi sono questi giuristi ? Probabilmente i primi alleati dei boss a loro insaputa

I detenuti rei di determinati orribili delitti non possono più essere considerati soggetti di diritti… Carla Genova

Non c’è bisogno di sprecare tante parole. Basterebbe chiedere ai parenti delle numerose vittime e soprattutto ai genitori di quel bambino sciolto nell ‘acido. Ma come si fa a dire che questi criminali debbano essere recuperati? Non ci può essere né perdono né pietà e soprattutto nessun diritto. Maria

Il 41 bis deve essere aggiornato con gli obiettivi di ottenere legalità e capacità di ottenerla anche quando la legalità e’ stata infranta (ciò vale per tutta la criminalità organizzata).Felice da Bg

Equiparare il 41bis alla tortura significa offendere la memoria di Cucchi e degli altri uccisi in carcere delle vittime della Diaz e casi simili: avete proprio sbagliato obbiettivo.LEO,FIRENZE

Alcuni aspetti del 41 bis come nn poter leggere libri o avere delle foto sono barbari. Vorrei informare che anche alcuni attivisti del.movimento ho tav sono stati.messi sotto il 41 bis, ancor prima fi.una sentenza definitiva. Per uno stato.di diritto è doppiamente assurdo e inaccettabile. Stefania

Siamo sempre italiani. Nel bene e nel (troppo) male. Il signor Provenzano non merita condanne postume e non si deve gioire per la sua morte. Meritava ciò che viveva. Era un boss mafioso. Sapeva i rischi che correva. E dei colpevoli di omicidio che fanno un terzo di pena e poi escono? Da un estremo all’altro.

….ma il dolore eterno inflitto ai congiunti delle centinaia di vittime di strategie criminali mafiose lo vogliamo considerare? dove li avrebbe collocati tali criminali, dante ? in quale girone infernale per l’eternità? il 41bis è il loro meritato girone dantesco. gianfranco

Quella del 41bis e’ una vergognosa invenzione dello Stato, che unita alla legge sui pentiti : scende a patti con la criminalità e poi li scarica per dimostrare efficienza!….

NON CREDO CHE I DETENUTI IN CELLE SUPERAFFOLLATE SIANO TANTO MEGLIO DEL 41 BIS. SE LA PRIGIONE DEVE ESSERE UNA PUNIZIONE METTIAMOLI IN CONDIZIONE DI PAGARE I DEBITI ! IVA

La pietas la si applica a chi si pente!brava la sindaca di Corleone! antonia Pd

Sono contro le carceri, ma in ogni caso il 41 bis é, oltre che disumano, grottesco: lo stato non riesce a contenere, prevenire, combattere la sua profondissima corruzione e quindi inventa il 41 bis. Poi ci dice che é unicamente un taglione applicato. Così, attraverso questa morbosa e disumana legge che alla fine piace un po’ a tutt, siamo distratt dalla realtà: che lo stato é inabile a fare una seria lotta alla mafia. Leggiamo aboliamo le prigioni di Angela Davis. Avanguardia di pensiero e pratica umane. Eleonora

Sono tutti bravi a fare delle chiacchiere quando a pagare con la vita, a causa di certi delinquenti, sono gli altri. Chissà se quelli che hanno parlato fino adesso sarebbero della stessa opinione, se ad essere uccisi dalla marcia fossero stati i loro figli, padri, nipoti ecc. Sono d’accordo col sindaco di Corleone.

Attenzione che l’allentamento del 41 bis va poi a riguardare i mafiosi vivi, più che quelli morti..e l’estensione della mafia in ITALIA non penso necessiti di incentivi,dato il collegamento con l’esterno.,senza questa misura.Grazia

Il 41-bis è una doverosa norma di protezione della società da organizzazioni mafiose, che non sono semplicemente criminali, ma rappresentano un vero Anti-Stato, più invasivo e pericoloso dell’ISIS. Nel caso di Provenzano, è grottesco parlare di “rieducazione”, quando si trattava di un boss spietato, latitante per quasi mezzo secolo e che, una volta catturato, non ha mai collaborato anzi ha continuato ad operare dal carcere. C’è stato inoltre qualche caso di detenuti importanti, giudicati in fin di vita, che una volta rilasciati si sono rivelati non così mal ridotti. Molto meglio preoccuparsi delle condizioni “normali” di detenzione, che legali spesso non sono. Emidio

Mi fate rabbia con il vostro pietismo d’accatto nei confronti di questi MOSTRI.Meritano il 41 bis e anche oltre,sono il cancro del nostro paese.Cambio canale.Carlo-AR

IL GARANTISMO E’ LEGGITTIMO SOLO QUANDO E’ APPLICATO IN “EGUAL MISURA” SIA X I COLPEVOLI CHE X LE VITTIME. CHI ROMPE PAGA E “POI” VIENE GARANTITO. IVA

Daniele per quel che mi riguarda i mafiosi come i criminali di guerra non dovrebbero avere nemmeno una tomba in cimitero

Lo Stato e le belve di Cosa Nostra

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Subito dopo la morte di Bernardo Provenzano, il sostituto procuratore generale di Palermo Nico Gozzo ha affidato a Facebook le sue riflessioni sull’accaduto e sul ruolo dello Stato. Queste le sue parole:

È morto Bernardo Provenzano. Un uomo di mafia. Un Capo. Una persona che ha commesso tanti omicidi e traffici illeciti, e tante altre cose che non basterebbe questa pagina.
Non lo conoscevo. Non gioisco, non l’ho mai fatto, mi pare barbaro. Lo facevano i mafiosi dopo gli omicidi eccellenti e le stragi. Ed io voglio essere diverso.
Mi rimangono due “rimpianti”.
1) mi rimarrà sempre il dubbio che quel 31 maggio 2013 tutto potesse andare diversamente. Quando, cioè, Provenzano espresse timidamente, e già provato psichicamente, la possibile volontà di collaborare alla Procura di Palermo. Che era andata a sentirlo senza noi di Caltanissetta, nonostante diversamente si fosse deciso. Peccato per una fuga di notizie che immediatamente accadde, e che produsse l’inaridimento della possibile importantissima fonte di dichiarazioni. Senza contare che poi accaddero una serie di eventi, di cui si è occupata la stampa (si ricorderà la foto di Provenzano con un ematoma sulla testa).
2) In questo momento, mi sento pure di dire che lo Stato italiano avrebbe potuto, in questi ultimi anni, marcare la propria differenza. Far sentire, nel momento in cui Provenzano “non ci stava più con la testa” , la differenza tra uno stato di diritto, che applica le norme, anche nei confronti di un mafioso – e dunque, se uno non ragiona e non comunica, non può essere pericoloso – e le belve di Cosa Nostra, che le regole le fanno solo a loro uso e consumo, calpestando sempre la vita umana.
Ed invece si è voluto continuare ad applicare il 41 bis ad un uomo già morto cerebralmente, da tempo. Con ciò facendo nascere l’idea, in alcuni, che la Giustizia possa essere confusa con la vendetta. O che il diritto non è uguale per tutti.
È ciò, per me, è inaccettabile.

Lirio Abbate: L’isola dei reclusi

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È il primo carcere pensato e realizzato per applicare la legge sui boss detenuti sottoposti al 41 bis, il duro regime riservato ai più pericolosi criminali mafiosi. È una struttura in cemento armato inaugurata due anni fa che si spalma su decine di ettari di terreno nelle campagne della frazione di Bancali a otto chilometri da Sassari, intitolata a un agente della polizia penitenziaria, Giovanni Bacchiddu, ucciso nel 1945 mentre tentava di fermare un’evasione.
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