Monthly Archives: luglio 2016

Attentato a Nizza: approfondimenti e consigli di lettura

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L’attacco terroristico a Nizza visto e affrontato da più punti di vista: una selezione di articoli e contributi scelti dagli studenti della Scuola Holden

Il profilo del terrorista, Mohamed Lahouaiej Bouhlel (dal Corriere della Sera)

La rassegna stampa internazionale (via Il Fatto Quotidiano)

Le dichiarazioni del Presidente Obama e della Casa Bianca sui fatti di Nizza

Nizza e i legami storici con l’Italia nell’articolo “L’Italia sconfinata” (su Limes)

Le parole di Papa Francesco (da Adkronos)

Cos’è la Promenade des Anglais e perché è il simbolo di Nizza (via Informa Giovani)

Mostrare o non mostrare le foto? La polemica sui social (via Ansa)

Solidarietà e hashtag, la cronaca  (da parte dell’Huffington Post)

Le ripercussioni in borsa dopo l’attentato (via Il Sole 24 Ore)

La storica Presa della Bastiglia (14 luglio 1789) raccontata da Rai Storia.

Liberté, Egalité, Fraternité: la versione cantata dai bambini de “Les Enfantastiques”

La lunga notte di Nizza

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La Città di Radio3 nel weekend si anima grazie a un gruppo di ascoltatori molto speciali: i temi affrontati durante la settimana torneranno su questo blog visti con gli occhi degli studenti della Scuola Holden

Il 14 luglio in Francia, e in Europa, è un giorno di festa. Si festeggia la libertà, la fraternità, l’uguaglianza. Si ricorda che l’uomo ha la possibilità di ribellarsi e difendersi dagli oppressori. A Nizza, come in altre città, ogni anno ci sono i fuochi d’artificio. Un’occasione per stare insieme, godersi uno spettacolo pirotecnico e combattere il caldo estivo. Ieri, sulla Promenade des Anglais, il lungomare cittadino, un camion ha cancellato tutto questo. È piombato sulle persone, a 80 km/h, per 2 lunghi chilometri. Ha travolto come birilli, e ucciso, bambini, donne e uomini. Parliamo dell’ultimo attacco terroristico che ha messo, di nuovo, in ginocchio la Francia. I numeri, mentre scriviamo, sono terribili: 84 morti e oltre 100 feriti. Insieme ci sono i racconti di chi ha sentito gli spari e ha visto i corpi. Racconti di corse folli verso una possibile salvezza. Racconti silenziosi, fatti di tweet, sguardi, desolazioni. Patrick Calvar, direttore dei servizi di sicurezza francesi, lo aveva quasi previsto, lanciando l’allarme: “La Francia è ancora in pericolo a causa di soggetti radicalizzati. I cosiddetti estremisti fatti in casa”. Era il 23 maggio. Poco meno di due mesi dopo siamo ancora qui a chiederci come possiamo difenderci da quella che sembra, purtroppo, una vera guerra. Una guerra lontana dal concetto di rivoluzione, uguaglianza, fratellanza e, soprattutto, libertà.

Bernardo Provenzano: approfondimenti e consigli di lettura

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La scomparsa di Provenzano vista e affrontata da più punti di vista: una selezione di articoli e contributi scelti dagli studenti della Scuola Holden

Un reportage sul primo carcere studiato solo per i detenuti sotto 41 bis, (uscito su l’espresso.it)

Un articolo per conoscere gli orrori del carcere duro (pubblicato su vice.it)

Un libro per rifondare la legalità

Una rassegna, il punto di Amnesty International sul reato di tortura in Italia

Una cronaca, il comunicato Ansa sull’arresto di Provenzano (rilasciato su ansa.it)

Un video documentario sulla cattura di Provenzano (pubblicato dalla Rai)

Una video intervista ad Angelo Provenzano (mandata in onda da Servizio Pubblico)

Un classico, l’opera di Cesare Beccaria.

Un’altra video intervista, il colloquio fra Sandro Ruotolo e l’ex procuratore antimafia Pierluigi Vigna

Provenzano e il 41bis: giustizia o vendetta di stato?

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La Città di Radio3 nel weekend si anima grazie a un gruppo di ascoltatori molto speciali: i temi affrontati durante la settimana torneranno su questo blog visti con gli occhi degli studenti della Scuola Holden. Il testo che segue è stato scritto da Lucia Marinelli

Conosciuto a livello mondiale come il boss dei boss, Bernardo Provenzano è morto mercoledì 13 luglio all’età di 83 anni. Da due anni era ricoverato presso l’ospedale San Paolo di Milano. Era stato trasferito dal carcere di Padova dove, in seguito ad una grave caduta, aveva iniziato ad avere gravissimi problemi di salute. La morte di uno dei più efferati boss di Cosa nostra è un evento che fa gioire alcuni ma che solleva anche profonde questioni. Infatti, nonostante da diverso tempo i medici avessero certificato la natura inoffensiva del detenuto, per Provenzano si è continuato ad applicare il regime del 41 bis. Nemmeno la morte può far nulla contro lo speciale protocollo penitenziario che vieta ai detenuti appartenenti ai clan mafiosi alcune accortezze riservate ai carcerati comuni. Come vedere i propri familiari più di una volta al mese, parlare con gli altri detenuti o appendere fotografie sui muri della cella. Non può essere un caso se anche la Corte europea dei diritti dell’uomo si sia interessata alla questione. L’ente europeo, dopo una serie di denunce contro il trattamento riservato dal nostro Paese, ha rilasciato una lunga relazione in cui auspica una «revisione della legislazione consolidata».Né tantomeno è casuale il fatto che in Italia non esista una legge contro la tortura. Un reato che  la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ci chiede di inserire nel codice penale da 27 anni, 6 mesi e 8 giorni. Tale situazione riapre le polemiche su un tema spinoso: il regime del carcere duro è un’arma effettiva per perseguire la mafia o piuttosto è il simbolo di uno Stato che con i “cattivi” antepone la Vendetta alla Giustizia?

Il fine delle pene non è di tormentare ed affliggere un essere sensibile. Il fine non è altro che d’impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali (Cesare Beccaria)