Monthly Archives: luglio 2016

Turchia, il paradosso di Erdogan e dei suoi sostenitori che hanno usato app e social network per contrastare il golpe

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Il presidente turco, che ha usato FaceTime per mettersi in contatto con la CNN e parlare al popolo, ha dimostrato di conoscere bene le potenzialità dei mezzi che ha tentato in passato di oscurare. Su Twitter il profilo della presidenza e quello del sindaco di Ankara hanno incitato a “resistere” per tutta la notte. I golpisti si erano limitati a occupare la tv pubblica Trt. Leggi l’articolo su Il Fatto Quotidiano.

Erdogan più forte, la Turchia più debole

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Dove va la Turchia? Guerra dentro e guerra fuori, tutto il contrario dello slogan ereditato da Ataturk, il fondatore della Turchia moderna: questa è in sintesi la situazione che sta vivendo un Paese chiave per la stabilità internazionale. Dalla drammatica prova del golpe fallito emerge un Erdogan più forte all’interno, ma forse una Turchia più vulnerabile e paradossalmente più isolata sul piano internazionale, soprattutto se non si chiariranno i rapporti ambigui con gli Stati Uniti, la Nato e la stessa Unione europea. Continua a leggere su Il Sole 24 Ore.

Alle reclute è stato detto: ” E’ solo un’esercitazione”

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Ad Ankara le cannonate dei soldati golpisti hanno intaccato l’edificio del Parlamento. Ad Istanbul, invece, è stata la reazione della polizia contro i rivoltosi a lasciare delle tracce. Non sui ponti, neppure alla tv di Stato o nei giornali goffamente occupati per qualche ora, ma alla Kuleli İdadîsi, l’Alta Scuola di Guerra delle Forze Armate turche. È un edificio bianco, sulla sponda asiatica del Bosforo, di un’eleganza asburgica, visibile da ogni angolo dello Stretto, almeno quanto lo è la sagoma della Moschea Blu sulla costa europea. La Kuleli İdadîsi è il simbolo e l’orgoglio della presenza militare in città, contraltare in divisa al potere delle tonache. È lì che c’è stata la più seria, forse l’unica vera resistenza dei golpisti alla reazione governativa. Alla scuola si è combattuto e i fori dei proiettili hanno intaccato le mura candide di metà ’800. Il preside è stato arrestato. Alcuni insegnanti, tutti ufficiali, uccisi. Secondo le accuse erano «gülenisti», seguaci dell’imam auto esiliato in Pennsylvania (Usa) Fethullah Gülen. Continua a leggere su Il Corriere della Sera.

Cinque risposte sul tentato colpo di Stato in Turchia

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C’è ancora molta incertezza dopo il fallito colpo di stato in Turchia nella notte tra venerdì e sabato. Il governo dice che tutti i partecipanti sono stati arrestati, che 265 persone sono morte e più di mille sono rimaste ferite e che nella repressione governativa dopo il fallimento migliaia tra militari e magistrati sono stati arrestati o rimossi dal loro incarico. Il tentativo di golpe, nonostante sia arrivato a sorpresa, ha delle radici nel difficile rapporto tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e l’esercito turco, l’unico vero rivale alla sua autorità nel paese. Il tentato colpo di stato e la successiva risposta del governo racconta in generale molte cose della difficile situazione politica turca, e della gestione del potere portata avanti da Erdogan negli ultimi anni. Continua a leggere su Il Post.

Turchia, cosa è successo e cosa succederà adesso?

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Le prime comunicazioni concitate, i carri armati nelle città, i militari negli studi della tv di Stato e il presunto blocco di internet: cosa è successo in Turchia la notte del 15 luglio? Tiriamo le somme di un golpe dai contorni ancora non del tutto chiari, così come poca chiara è la sorte dei militari, giornalisti, politici coinvolti.