Monthly Archives: luglio 2016

Lo psichiatra dei migranti

msf152429_medium

Fuggono da violenze indicibili, altre ne vivono durante il passaggio in Libia, Iran o altri contesti durissimi. Poi l’arrivo in Italia, i mesi d’attesa dell’asilo politico senza far nulla e il futuro incerto. L’effetto? Depressione, insonnia, paura, noia, aggressività…Problemi da ascoltare e superare insieme. E’ il lavoro dello psichiatra dei migranti Massimiliano Aragona. Ascoltalo qui

Molenbeek, un museo 2.0 per andare avanti

mom

Un museo che sembra newyorkese, anche nel nome, MIMA, oltreché nel look, con i suoi 1000 metri quadri distribuiti in 4 piani di un ex birrificio. Ma a colpire, soprattutto è il luogo in cui è nato. Siamo a Molenbeek, il quartiere tristemente famoso come culla del jihadismo nel cuore dell’Europa, a Bruxelles. Continua a leggere su La Repubblica.

Molenbeek, il quartiere crocevia della Jihad

molenbeek-reuters

La «mezzaluna povera» attraversa otto dei 19 Comuni di Bruxelles, il santuario dei jihadisti europei non è solo Molenbeek. Due studiosi hanno vissuto qui a lungo: uno, Johan Leman, è rimasto e continua il suo lavoro per l’integrazione a capo del centro sociale «Foyer». L’altro, Teun Voeten, due anni fa non ha voluto più saperne e ha lasciato Bruxelles: «Volevo vivere il sogno della società multiculturale, far crescere i miei figli in un ambiente aperto alla diversità, ma era il posto sbagliato. C’è solo una cultura qui, ed è l’islam radicale».
Forest, Saint-Gilles, Anderlecht, Ville de Bruxelles, Molenbeek, Saint-Josse, Laeken, Schaerbeek: nella striscia che si allunga tra questi quartieri si sono rifugiati i terroristi che hanno colpito Parigi a novembre. Continua a leggere sul Corriere della Sera.

IL RUOLO DI INTERNET NEI PROCESSI DI RADICALIZZAZIONE DEI FOREIGN FIGHTERS EUROPEI

internet risulta capace di trasformare completamente il processo di radicalizzazione jihadista, più precisamente di accelerarlo. Diventando il più esteso e relativamente economico network di comunicazione globale, esso è accessibile alla maggior parte delle persone e risulta difficile da controllare. Permette agli individui di tutto il mondo di interagire in modo immediato e continuo. Offrendo questa interazione di tipo virtuale, internet ha accelerato la radicalizzazione jihadista eliminando tutti i limiti posti dall’esigenza del contatto umano. Non si è più costretti a organizzare rischiosi incontri e viaggi segreti per disseminare contenuti di natura estremista per radicalizzarsi. Oggi gli individui giovano del comfort di poter accedere a quel tipo di materiali dalla sicurezza della propria abitazione. Sul sito del Cesi, Centro Studi Internazionali, un’analisi di Giulia Conci.

Il nichilismo dei convertiti alla jihad

parigi-attentati82-1000x600

Olivier Roy, grande orientalista francese docente all’Istituto universitario europeo di Fiesole, offre un’analisi originale del fenomeno jihadista in Europa. Prodotto, secondo lui, di due fattori: il nichilismo di alcuni giovani, e il conflitto generazionale tra genitori e figli.

Alcuni immigrati di seconda generazione, nati in Francia, si distaccano dall’Islam pacifico dei padri arrivati dal Marocco o dall’Algeria; vivono alcuni anni all’occidentale, si secolarizzano e poi tornano all’Islam — nella sua versione jihadista — perché «è l’unica causa radicale sul mercato». Continua a leggere sul Corriere della Sera.

Jihadisti low cost ma pronti a tutto

I casi di attacchi non programmati e senza preparazione stanno crescendo. “Ci sono episodi risalenti anche a decine di anni fa – spiega Lorenzo Vidino, direttore del programma Estremismo del Centro per la Cybersecurity e Sicurezza Interna della Geroge Washington’s University – , ma adesso assistiamo a un aumento importante di queste azioni. E non basterà sventolare la testa di Abu Bakr al-Baghdadi in piazza per fermarli”. Continua a leggere su Il Fatto Quotidiano.

Piccoli jihadisti crescono

Quando gli agenti tre anni fa misero le manette a Jarmoune, nel suo pc c’erano già le coordinate su Google Map che indicavano un obiettivo preciso da colpire: erano giunti poco prima del punto di non ritorno. Sono tante le corse contro il tempo, come questa, che l’antiterrorismo italiano dovrà accelerare dopo le stragi di Parigi. Ma nel nostro Paese l’identikit jihadista ha tanti nomi e poche certezze. Continua a leggere su NoReporter.

Nizza, i cinque errori da evitare dopo l’attacco del terrorista islamico.

parigi

Porsi il falso dilemma «psicopatico o terrorista»

Psicopatico o terrorista? Come se si dovesse scegliere. Come se i terroristi non fossero tutti, sempre, degli psicopatici. Come se i macellai nazisti degli anni 20 e 30, le squadre dei reparti d’assalto hitleriani che davano la caccia a democratici ed ebrei, come se le brutali SS preposte all’educazione ideologica delle masse tedesche non fossero mai state altro che crudeli psicopatici, più o meno gallonati. Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’autore della strage che ha falciato, al momento in cui scrivo, 84 vite, era un terrorista ed era uno psicopatico. Continua a leggere sul Corriere della Sera.

 

Instant jihad, tra radicalismo e follia

bav

Partiamo dalla Baviera e arriviamo a Molenbeek: gli attentati che hanno come protagonisti giovani, e a volte improvvisati jihadisti, sono frutto della radicalizzazione o di problematiche di tipo psichiatrico? Come affrontare il delicato tema dell’integrazione e del supporto psicologico a chi arriva nei nostri Paesi scappando da situazioni traumatiche?  Il caso del giovane attentatore di Würzburg, in Baviera, ha sollevato una questione su tutte: radicalismo religioso o problema pschiatrico? Violenza dettata dall’ideologia o  follia individuale?

1 2