Monthly Archives: luglio 2016

Exor (Fiat) va in Olanda. Ascolta la puntata

exor

Anche Exor (una delle principali società d’investimento europee, controllata dalla famiglia Agnelli) si trasferisce in Olanda, cosa resta in Italia? Globalizzazione o desertificazione?

Gli ospiti del 26 luglio 

Rinaldo Gianola, giornalista, già vicedirettore dell’Unità, autore di Diario operaio (Ediesse, 2010)
Raffaella Polato, giornalista economica del Corriere della Sera
Demtrio Paolin, scrittore, collabora con Il Manifesto, ha colaborato con il Corriere della Sera. Il suo ultimo libro, Conforme alla Gloria (Voland,2016) è stato selezionato tra i dodici finalisti per il Premio Strega 2016
Marino Magliani, scrittore italiano vive da 30 anni ad Amsterdam, tra i suoi libri citiamo Amsterdam è una farfalla (Ediciclo, 2011).
Mario Pianta,  insegna Politica economica all’università di Urbino, ha scritto, con Maurizio Franzini, Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle(Laterza, 2016).

Ascolta la puntata

Exor, Fiat, delocalizzazioni: cosa vuol dire per l’Italia?

trasferimento

Cos’è Exor e cosa rappresenta per il mercato italiano il suo trasferimento in Olanda? “Questo spostamento è solo l’ultimo anello di una catena. Alla base ci sono chiare scelte di politica industriale e finanziaria volte alla delocalizzazione. Siamo testimoni di un impoverimento industriale del nostro Paese e la politica italiana pare non avere risposte”.

Ascolta l’analisi del giornalista Rinaldo Gianola.

Exor in Olanda dimostra i limiti del capitalismo italiano

vascello

La leggenda dell’Olandese volante racconta di un vascello maledetto che solca i mari senza mai poter tornare in porto con il suo equipaggio di marinai-fantasmi. Storia magnetica, capace di attrarre il genio di Wagner che compose l’opera omonima. Oggi l’Olanda conserva il suo magnetismo: attrae capitali. E non è una buona novella per l’Italia e per il cantiere delle riforme del governo, soprattutto quelle economiche e fiscali. La notizia la prendiamo dal Sole 24Ore: “Exor segue Fca, gli Agnelli spostano la sede in Olanda”. La cassaforte di famiglia prende il volo. Sede legale e fiscale vanno all’estero, ecco la sintesi del fatto: “La famiglia Agnelli lascia l’Italia. Exor e la Giovanni Agnelli e C. Sapaz, cassaforte della famiglia e detentrice del 52,99% della finanziaria, trasferiscono la sede in Olanda. L’unico scrigno societario che resterà nei confini nazionali è la Dicembre che controlla l’accomandita e che fa capo agli eredi di Gianni Agnelli, partendo dal presidente John Elkann. Le due società torinesi seguiranno un percorso analogo a quello seguito da Fca, Cnh Industrial e Ferrari: Exor, però, porta in Olanda sia la sede legale sia quella fiscale (mentre quest’ultima per le altre società è a Londra) e mantiene la quotazione a Piazza Affari”. Restano (per ora) investimenti, stabilimenti, produzione, fatturato, ricavi, tasse pagate in Italia, la produzione industriale agganciata inesorabilmente alla Jeep di Marchionne e a tutto l’indotto dell’automotive, ma il valore simbolico di questo trasloco delle società controllanti è sotto gli occhi di tutti e dovrebbe far girare qualche neurone a chi governa. FCA è una società globale, va dove i capitali sono trattati meglio, le pratiche fiscali sono più convenienti, la burocrazia non è una palla al piede. E’ una legge del mercato che non deve sorprendere, semmai preoccupare la classe dirigente italiana, non solo quella politica. Ogni mossa nell’era Marchionne è stata frutto di una strategia, di scelte accurate (e anche annunciate) sulle quali si sarebbe potuto provare a dare una risposta. Non per favorire un gruppo industriale singolarmente, ma per tutto il sistema. L’uscita di Exor dal confine legale e fiscale del paese è il movimento di un titano, non di un’azienda qualsiasi. Exor ha concentrato le sue attività solo su alcune società e settori, ha creato il settimo gruppo automobilistico del mondo con FCA, ha acquistato un colosso della riassicurazione come PartnerRe, ha venduto più che opportunamente le ingombranti – e non redditizie – partecipazioni editoriali in Italia (Corriere della Sera e La Stampa) e le ha sostituite con un marchio di prestigio globale (il gruppo The Economist), ha quotato in Borsa la Ferrari, consolidato la forza di Cnh industrial e tutto questo è avvenuto con l’apertura di un ombrello fiscale in Olanda. Il risultato è che le azioni di Exor sono cresciute ogni anno (dal 2009) in media del 27,2 per cento. Dall’Olandese volante ai capitali volanti.

Continua a leggere Mario Sechi su Il Foglio

la parola: delocalizzazione

delocalizzazione1Delocalizzazione  Trasferimento del processo produttivo, o di alcune fasi di esso, in aree geografiche o Paesi in cui esistono vantaggi competitivi. Questi consistono generalmente nel minore costo dei fattori produttivi e in particolare della manodopera. Tra i motivi che spingono le imprese alla d. vi sono anche le agevolazioni derivanti dagli incentivi legati a politiche economiche di sviluppo messe in atto da governi locali e nazionali per attirare investimenti diretti esteri, e da un miglioramento dell’efficienza del sistema organizzativo e logistico. La scelta di delocalizzare può anche essere motivata dalla possibilità di sfruttare i benefici che derivano dalla prossimità fisica a mercati più ampi o dinamici, oppure dall’opportunità di migliorare l’accesso a reti di fornitura. La d. implica una frammentazione del processo produttivo, rappresentando di conseguenza un modello di frattura rispetto al sistema di produzione verticalmente integrato di stampo fordista, in cui ogni singola fase di produzione avviene nello stesso luogo.

La d. ha un impatto rilevante sia sul mercato dei beni, sia su quello del lavoro. Sul mercato dei beni si assiste generalmente a un aumento della competitività e a una diminuzione del prezzo dei beni prodotti o assemblati negli stabilimenti dislocati. Sul mercato del lavoro, invece, si osservano variazioni rilevanti nei livelli del salario e dell’occupazione, sia nel Paese di origine, sia in quello di destinazione. Nel Paese di origine i processi di d. portano a una riduzione della domanda di lavoro, spesso a svantaggio dei lavoratori non qualificati, data la propensione a dislocare fasi di produzione a basso valore aggiunto, mentre nel Paese di destinazione si osserva generalmente un incremento dell’occupazione. In entrambi i Paesi, tuttavia, si assiste a un crescente divario salariale tra lavoro qualificato e non qualificato.

Da Treccani.it

il libro da sfogliare: Soggiorno a Zeewijk

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Soggiorno a Zeewijk di Marino Maglini (Amos Edizioni) è una passeggiata lungo le vie olandesi di un quartiere della cittadina costiera di IJmuiden, non distante da Amsterdam, costruito sulle dune e costretto a vedere rimodellata la propria geografia urbana ogni mezzo secolo. E’ la storia di un paesaggio che cambia in continuazione, di case che sin dalla costruzione hanno una durata a termine, più breve della vita degli abitanti. E’ anche la storia di un incontro inatteso, anch’esso gioioso e malinconico, come tutto sembra essere a Zeewijk

Clicca qui per leggerne un estratto

Fuga dalle tasse: le aziende italiane all’estero grazie a tecnologia e smartworking

Lavorare pagando meno tasse è il desiderio di qualsiasi impresa o individuo. La delocalizzazione, però, comporta da sempre costi e limitazioni non sempre facili da gestire. Spostare un’intera fabbrica può essere conveniente nel lungo periodo, ma trasferire macchine industriali e ricostruire stabilimenti interi è un’operazione che comporta comunque un investimento di un certo peso. Gli ostacoli, poi, non finiscono qui: la comunicazione, la gestione dei dipendenti e dei team, l’impossibilità di delocalizzare risorse che lavorano sullo stesso progetto e così via. Fino ad oggi. La tecnologia di questi ultimi due anni ha cambiato completamente gli strumenti aziendali di gestione del lavoro e potrebbe spingere sempre più imprese a delocalizzare, anche quelle che, fino ad oggi, vedevano troppi costi e troppi ostacoli nell’operazione. Qualcosa infatti è cambiato. La ragione? Nuovi strumenti di gestione del lavoro. Facili, gratuiti, flessibili. Adatti alla multinazionale come anche alla microimpresa.

 

Continua a leggere Elisa Serafini su L’Inkiesta

via libera del Cda allo spostamento della sede in Olanda

Exor si prepara a trasferire la sede legale in Olanda come già hanno fatto Fca, Cnh e Ferrari. Lo comunica una nota della holding di casa Agnelli. Tecnicamente, «il cda di Exor ha approvato il progetto di fusione transfrontaliera per incorporazione di Exor in Exor Holding Nv, società olandese interamente controllata da Exor che all’esito della fusione sarà la nuova società holding». Il rapporto di concambio sarà di 1 a 1, ogni azionista Exor riceverà infatti un’azione ordinaria di Exor Nv.

«Negli ultimi dieci anni – spiega in una nota il presidente e amministratore delegato di Exor, John Elkann – abbiamo continuato a semplificare la nostra organizzazione e a svilupparci seguendo l’evoluzione dei nostri business. I nostri principali investimenti hanno già riorganizzato le proprie strutture societarie per riflettere meglio la loro attività globale ed è quindi naturale che Exor si allinei a loro». Pur cambiando sede, Exor resterà comunque quotata a Piazza Affari.

Continua a leggere Guido Maurino su Il Sole 24 Ore