Monthly Archives: agosto 2016

Bologna. 2 agosto 1980

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Seguiamo il filo tracciato da Riccardo di Bologna, presidente della associazione “Piantiamo la Memoria” che, chiamando Prima Pagina questa mattina, ci fa tornare in quella città, in quella stazione, trentasei anni fa. Al di là delle polemiche, ci interroghiamo sul valore e la tutela della memoria

Gli ospiti del 2 agosto 2016

Carlo Lucarelli, scrittore, autore e conduttore televisivo

Cinzia Venturoli, docente Università di Bologna, si occupa di didattica della storia,  responsabile della sezione didattica della Rete degli archivi per non dimenticare

Vanessa Roghi, storica e autrice del documentario “La Grande Storia: Bologna 2 agosto 1980. La strage”

Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna

Mauro Tosti Croce, soprintendente archivistico per il Lazio

Ascolta la puntata

Documenti in rete per non dimenticare

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Il portale Rete degli archivi per non dimenticare è stato inaugurato il 9 maggio 2011, nel corso della cerimonia del Giorno della memoria, tenutasi al Quirinale. A conclusione del suo intervento, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato come il portale «varrà a esigere e fare chiarezza, ne sono sicuro, […] perché l’Italia non dimentichi ma tragga insegnamenti e forza» dalle tragedie che si sono abbattute sul nostro Paese.

L’idea di realizzare il portale all’interno del Sistema Archivistico Nazionale nasce dalla volontà di valorizzare e rendere disponibili per un ampio pubblico le fonti documentali esistenti sui temi legati al terrorismo, alla violenza politica e alla criminalità organizzata.

Ascolta Mauro Tosti Croce, soprintendente archivistico per il Lazio

 

la ricostruzione a fumetti dei fatti della strage alla stazione di Bologna

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La strage di Bologna (BeccoGiallo editore) è un graphic novel in cui Alex Boschetti e Anna Ciammitti ricostruiscono gli intrecci di politica, servizi segreti e crimine che hanno portato alla più nota delle stragi di stato.

Con prefazione di Carlo Lucarelli, intervista di Gian Antonio Stella e Valerio Fioravanti, contributo di Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna.

Perché è avvenuta quella strage?

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Erano le 10.25 del 2 agosto 1980. 36 anni da quel giorno e ancora molte pagine da chiarire. “Dietro la strage di Bologna c’è una verità giudiziaria dal punto di vista degli esecutori, ma rimane un dubbio: perché è avvenuta? Perché è stato operato un depistaggio da parte di componenti dello Stato?” Ascolta Carlo Lucarelli ai nostri microfoni.

Mattarella: “Troppe domande senza risposta”

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda la Strage di Bologna, nel giorno del 36esimo anniversario: «Il micidiale ordigno, che il 2 agosto 1980 causò la morte di 85 persone e provocò immani sofferenze tra i familiari e gli amici, nella città di Bologna come nel resto del Paese, ha impresso un segno indelebile nella coscienza civile del nostro popolo». Secondo Mattarella «permangono ancora domande senza risposta e la memoria è anche sostegno a non dimettere gli sforzi per andare avanti e raggiungere quella piena verità, che è premessa di giustizia».

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Il libro: i segreti di bologna

È arrivato il momento, dopo trentasei anni, di spiegare fatti rimasti finora in sospeso. Gli italiani hanno assistito inermi ad attentati di ogni genere: omicidi di militanti politici, poliziotti, magistrati. E stragi crudeli, terribili, come quella alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che causò 85 morti e 200 feriti e che, nonostante la condanna definitiva dei tre autori, continua a essere avvolta nel mistero. Dopo interminabili indagini giudiziarie e rinnovate ipotesi storiografiche, gli autori di questo libro, esaminando i materiali delle commissioni Moro, P2, Stragi, Mitrokhin, gli atti dei processi e degli archivi dell’Est, e documenti “riservatissimi” mai resi pubblici, hanno tracciato una linea interpretativa sinora inedita, restituendo quel tragico evento a una più ampia cornice storica e geopolitica, senza la quale è impossibile arrivare alla verità.
La loro inchiesta chiama in causa la “doppia anima” della politica italiana, le contraddizioni generate dalla diplomazia parallela voluta dai nostri governi all’inizio degli anni Settanta e, in particolare, lo sconvolgimento degli equilibri internazionali provocato dall’omicidio di Aldo Moro, vero garante di un patto con il Fronte popolare per la liberazione della Palestina finalizzato a evitare atti terroristici nel nostro paese. Senza questo viaggio a ritroso nel tempo è impossibile capire la stagione del terrorismo italiano culminata nell’esplosione del 2 agosto 1980.

per la strage di Bologna si indaga sul conto di Licio Gelli

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Pur a distanza di tanti anni dalla strage del 2 agosto 1980 in cui persero la vita 85 persone, la Procura sta cercando faticosamente di far luce sui tanti misteri che ancora avvolgono il più grave attentato della storia italiana. Fino a poco tempo fa erano due i filoni d’indagine: quello sui mandanti (mai trovati) dei tre neofastisti condannati in via definitiva e quello sulla cosiddetta pista palestinese, cioè lo scenario alternativo che vedrebbe come autori dell’eccidio terroristi internazionali legati al mondo arabo. Qualche tempo fa, però, la Procura ha chiesto l’archiviazione della pista palestinese e il gip l’ha concessa, chiudendo di fatto quell’ambito investigativo, di recente rilanciato però dal giudice Rosario Priore in un libro.

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le storie delle 85 vittime della strage in stazione

BOLOGNA – Ottomila cartoline per 85 storie: le vittime della strage della stazione di Bologna, 36 anni fa, il 2 agosto 1980. Nomi che sono persone, amori, vincite al lotto, coincidenze, ritardi. La storica Cinzia Venturoli le ha riunite con l’aiuto di diari, certificati anagrafici, giornali d’epoca, traendone tante piccole biografie che saranno distribuite al corteo. L’iniziativa è promossa dalla Regione e dall’associazione familiari delle vittime della strage .L’idea, spiega la presidente dell’assemblea Simonetta Saliera, è nata da un’esperienza nelle scuole: “I ragazzi chiedono chi erano quelle persone, perché erano lì”. Spesso per una crudele casualità, come ha scritto la poetessa Wislawa Szymborska: “E’ accaduto prima. Dopo. Più vicino. Più lontano. E’ accaduto non a te. Ti sei salvato perché eri il primo. Ti sei salvato perché eri l’ultimo”. Ecco quelle storie.

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Stragi di Stato. Il depistaggio diventa reato

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Le stragi che hanno segnato la storia recente del nostro Paese hanno tutte portato in dote un baluardo quasi insormontabile per chiunque sia stato incaricato di cercare i responsabili: le azioni di depistaggio. Servizi deviati, logge segrete, politici, militari e funzionari corrotti rispondendo agli interessi più disparati, di volta in volta hanno gettato sabbia negli ingranaggi investigativi e processuali sugli attentati terroristici a Bologna (Stazione centrale, 2 agosto 1980), Brescia (Piazza della Loggia, 28 maggio 1974), Milano (Piazza Fontana, 12 dicembre 1969) solo per citarne alcuni. Distruggendo, occultando, danneggiando o alterando prove e documenti, come solerti marionette della strategia della tensione hanno rallentato fino quasi a fermare il processo di ricostruzione della verità e di restituzione della giustizia alle vittime, ai sopravvissuti e ai loro familiari. Sapendo di rischiare poco o nulla per via di uno sconcertante vuoto normativo nell’ordinamento penale. Da oggi non è più così. “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, allo scopo di ostacolare o impedire indagini o processi, modifica il corpo del reato o la scena del crimine oppure mente o è reticente”, rischia il carcere da 3 a 8 anni. La sanzione sale fino a 12 anni quando l’azione è commessa in un processo per reati gravi tra cui la strage, l’attentato contro il presidente della Repubblica o la Costituzione, il traffico illegale di armi o di materiale nucleare, chimico o biologico e i reati associativi. Così cita la Legge 133/2016 che regolamenta il nuovo “delitto di frode in processo penale e depistaggio” e che per una coincidenza, o forse no, entra in vigore nel giorno del 36esimo anniversario della strage di Bologna. Approvata il 5 luglio scorso in via definitiva dalla Camera, la norma il cui primo firmatario è Paolo Bolognesi, attuale presidente dell’Associazione vittime della strage di Bologna, era attesa da decenni. Da quando per la prima volta il 2 agosto del 1993 Torquato Secci, primo presidente dell’associazione, ne fece richiesta pubblicamente dal palco della commemorazione.

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