Monthly Archives: agosto 2016

Ricostruzione post terremoto: quale modello seguire?

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Dopo un fine settimana di scosse e dolore, dopo i funerali e il lutto nazionale, è arrivato il momento di pensare alla ricostruzione, guardando anche alle esperienze del passato come quelle in Emilia e in Umbria. Esiste un modello per l’Appennino, un modello che tenga in primo piano la gestione trasparente degli appalti e la conservazione di luoghi che rischiano di sparire?

Gli ospiti del 30 agosto 2016

Jonathan Ferramola, giornalista e documentarista, ha raccontato anche a Radio3 il terremoto dell’Emilia 
Giampaolo Palazzi
, oggi presidente dell’Anap Confartigiato, è stato presidente della Confartigianato di Modena, presidente regionale, ed è tuttora membro della presidenza nazionale di Confartigiato
Maurizio Salari
, avvocato, dal 1995 al 2004 sindaco di Foligno,  era il 14 ottobre ’97 quando assistette in diretta al crollo del torrino del palazzo comunale, simbolo della città e ricostruito nel 2007
Luigi Prestinenza
, critico di architettura, specializzato in pianificazione urbanistica
Paolo Ricci Bitti
, giornalista del Messaggero , ha lavorato 13 anni alla redazione di Rieti dove è  stato anche caposervizio, ha firmato il pezzo “Terremoto, ad Amatrice e Accumoli più sfollati che abitanti: la tragica coincidenza della data”

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Il biomedicale emiliano si riprese in fretta: un modello per le imprese di Amatrice?

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Con il terremoto dell’Emilia molti scoprirono l’importanza mondiale dei distretti industriali colpiti, dal biomedicale alla ceramica. Molte imprese emiliane, legate a multinazionali e assicurate contro i terremoti, si sono riprese in fretta. Assai più dura sarà per le piccole imprese agricole della zona Amatrice, Accumoli e Arquata (quasi 1000). Sul “modello Emilia” di ricostruzione industriale, la voce di Giampaolo Palazzi, imprenditore ed ex presidente di Confartigianato a Modena.

Terremoto in Emilia: 4 anni dopo a che punto siamo?

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Il 20 e il 29 maggio 2012 scosse fortissime squassarono l’Emilia Romagna (e il mantovano). 4 anni dopo, Johnatan Ferramola, voce che ci aiutò a raccogliere le voci dei terremotati, ci riporta a Mirandola, Crevalcore, Finale Emilia, i centri del sisma, ricostruiti ma ancora “senz’anima“. Un racconto prezioso per immaginare che futuro attende i sopravvissuti di Amatrice e dintorni. Ascoltalo qui

più sfollati che abitanti

Accumoli conta 667 abitanti e, ha detto in lacrime il sindaco Stefano Petrucci, almeno 2.500 sfollati. Amatrice di residenti ne ha 2.650, ma in questo periodo di vacanze, arriva a quota 30.000, oltre 40.000 nel fine settimana. Nell’albergo-ristorante Roma, crollato, la notte scorsa era ospitata una quarantina di persone: tante quante se ne registrano solo attorno a Ferragosto, in attesa della sagra degli spaghetti all’amatriciana arrivata alla 50esima edizione e fissata come sempre per l’ultimo weekend di agosto, in questo caso il 27 e 28 agosto.

Proprio in questo storico locale la tradizione vuole sia stata codificata (codificata, non inventata, ché qui è nata spontaneamente) la ricetta dell’amatriciana e in effetti il ristorante, a differenza dell’albergo, lavora a pieno ritmo tutto l’anno con chi è di passaggio sulla Salaria che da duemila anni collega Roma con l’Adriatico attraversando il Lazio e le Marche. Nel 1983 gli spaghetti del ristorante Roma vennero cucinati anche per Papa Giovanni Paolo II. E il timore è che proprio l’albergo-hotel diventi, via via che passano le ore, la tomba più carica di dolore di tutta la zona davastata dal sisma.

Continua a leggere l’articolo di Paolo Ricci Bitti su Il Messaggero

Emilia, gli ultimi sopravvissuti nelle baracche

Il sabato del villaggio nei container somiglia a un incubo per quelle famiglie di Mirandola, in tutto una decina, che a quattro anni dal sisma del 2012 ancora vivono lì. Alcuni aspettano di trovare casa, altri che i cantieri del loro ex appartamento finiscano. I più sfortunati un lavoro non ce l’hanno: senza una mano da parte del Comune da qui non uscirebbero mai. Gli ultimi sfollati sono quasi tutti stranieri: nigeriani, indiani, marocchini, venuti nella via Emilia senza lavoro e adesso “imprigionati” nell’afa agostana dei loro container.

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Renzo Piano: L’anima dei luoghi non si può cancellare

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«Siamo eredi, indegni, di un grande patrimonio che ci è stato lasciato. Indegni perché non lo proteggiamo. Non ascoltare è colpevole. Davanti a catastrofi così non si può parlare di fatalità».

«Non si deve allontanare la gente da dove ha vissuto. Amatrice, Pescara del Tronto, Arcuata, Accumoli, Grisciano: bisogna ricostruire tutto com’era e dov’era. Sradicare le persone dai loro luoghi è un atto crudele. Vuol dire aggiungere sofferenza alla sofferenza». Se cerchi un uomo c’è sempre una casa. Bisogna ricostruire tra le pietre, le soglie e la gente che la abita»

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tre possibili modelli di ricostruzione

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New town o restauro? Case nuove fuori dal perimetro dei comuni distrutti o ricostruzione delle abitazioni devastate dal sisma? Commissario unico o ricostruzione affidata ai sindaci e ai territori, naturalmente sotto la supervisione dello Stato? Intervistato dal Corriere della Sera, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio si è detto convinto che occorra affidare la ricostruzione ai comuni,  cioé a coloro che i territori li conoscono meglio, rigettando l’idea delle new town che tante polemiche avevano suscitato ai tempi dell’Aquila. Ma quali sono i possibili modelli di ricostruzione post-sisma? Il passato sembra indicarceli. Con annessi rischi e opportunità. E con un’avvertenza: ogni sisma fa storia a sé. Tutto dipende, anche, dalla gravità dei danni, dal numero delle persone rimaste senza casa, dai costi della ricostruzione rispetto alla costruzione ex novo di una nuova città.

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La situazione in Emilia, quattro anni dopo

L’ultimo grande terremoto in Italia – prima di quello che ha colpito il centro Italia nella notte tra il 23 e il 24 agosto – è stato quello dell’Emilia di quattro anni fa. Il 20 e il 29 maggio 2012 parte dell’Emilia-Romagna fu colpita da terremoti che causarono la morte di 28 persone, il ferimento di altre 350 e danni a molti edifici, tra cui abitazioni private, fabbriche, scuole, ospedali e chiese. Migliaia di persone dovettero lasciare le proprie case. L’area colpita rientra nel territorio di molti comuni delle province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara all’interno della cosiddetta “Bassa”, la zona a nord dei capoluoghi lungo la via Emilia. Anche alcuni comuni in provincia di Mantova, in Lombardia, e di Rovigo, in Veneto, subirono dei danni. La prima grande scossa, quella del 20 maggio, fu di magnitudo 5.9 con epicentro vicino a Finale Emilia, in provincia di Modena; la più forte del 29 maggio fu invece di magnitudo 5.8 con epicentro nei pressi di Medolla e Cavezzo, altri due comuni modenesi.

A che punto è la ricostruzione degli edifici danneggiati dal terremoto del 2012 che colpì le province di Modena, Ferrara, Reggio Emilia e Bologna?

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