Monthly Archives: settembre 2016

#fertilityday scoppia la polemica

fertilityday

#fertilityday, la campagna della discordia.
Ha scatenato un putiferio l’iniziativa del Ministero della Salute per il 22 settembre, la giornata della fertilità, per contrastare un fenomeno reale e conosciuto, la diminuzione della natalità in Italia. Ma il messaggio, le immagini scelte, gli slogan, hanno creato molto risentimento e pochissimo consenso. L’invasione dello stato nella sfera privata, la femminizzazione del messaggio, il lavoro femminile, di questo e di altro parliamo stamattina a #Lacittà

Gli ospiti del primo settembre 2016

Luca Alagna, esperto di digital marketing e comunicazione
Gian Carlo Blangiardo, demografo, direttore del dipartimento di Statistica dell’ Università Milano Bicocca
Vincenzo Spinelli, direttore sanitario Aied
Manuela Naldini, insegna sociologia della famiglia all’Università di Torino
Michelangelo Bovero,insegna filosofia politica all’Università di Torino

Ascolta la puntata

Scopri il “Piano Nazionale per la Fertilità” del Ministero della Salute

piano

Il Piano Nazionale per la Fertilità del Ministero della Salute dice alcune cose che fanno discutere, ad esempio: ““Cosa fare di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità?“, oppure “la crescita del livello di istruzione per le donne ha avuto come effetto sia il ritardo nella formazione di nuovi nuclei familiari, sia un vero e proprio minore investimento psicologico”. Una lettura istruttiva...che ne pensate?

QUATTRO PUNTUALIZZAZIONI SUL FERTILITY DAY (E UN FUNERALE – DELLA CREATIVITA’)

Due parole sul caos o caso Fertility Day. Forse ve ne siete accorti, ma la campagna voluta dal Ministero della Salute si è rivelata un tragicomico fallimento.
Con ragione, e per almeno quattro motivi: primo, centrare, come è stato detto, la campagna medesima sul collegamento sessualità-procreazione è un gigantesco passo indietro (si legga, dal Piano Nazionale: “Cosa fare, dunque, di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità? La collettività, le istituzioni, il competitivo mondo del lavoro, apprezzano infatti le competenze femminili, ma pretendono comportamenti maschili.”); secondo, la colpevolizzazione degli ignorantoni che non si affrettano a procreare stride pesantemente con la proposta di sanzione penale da parte della ministra Lorenzin verso chi ricorre alla “maternità surrogata” e con la lunga e triste vicenda della fecondazione eterologa (incluso  il disprezzo riservato agli infertili: si veda la bella lettera che Maurizio Cassi mi scrisse nel 2012); terzo, come molti e molte hanno sottolineato, non è invitando alla procreazione che si risolve la questione della denatalità in Italia, ma creando le condizioni affinché si mettano al mondo figli (welfare, per cominciare, contratti di lavoro non umilianti soprattutto per le giovani donne, asili nido eccetera); quarto, la campagna era, onestamente, indifendibile nella realizzazione oltre che nei contenuti.

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Il tema della fertilità diventa un boomerang

Il Fertility Day, annunciato dal ministero della Salute e istituito nel Piano nazionale della fertilità, è previsto per il prossimo 22 settembre, ma sta infiammando il dibattito in rete ben prima che vada in scena. Si tratta, per chi si fosse perso i precedenti annunci in materia, di una giornata che dovrebbe servire a “richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione”.

Denatalità, bellezza dell’essere genitori, rischio di malattie, aiuto della medicina sono i temi da “mettere a fuoco con grande enfasi“.

La curva demografica italiana in effetti è discendente e in questa giornata tematica il tema dovrebbe tornare alla ribalta, anche grazie a incontri informativi sul territorio, alle tavole rotonde e ai villaggi della fertilità dove gli interessati potrebbero trovare consigli e screening, ovviamente da parte di personale qualificato, nelle maggiori città. In alcune città, tra cui Roma, Bologna, Padova come annuncia il programma provvisorio, andranno anche in scena dei confronti per rispondere a domande come: “la medicina pubblica può sostenere la fertilità?”, “si può guarire la sterilità riproduttiva?” “è possibile preservare la fertilità e difenderla dal cancro?”

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Popolazione italiana: dati Istat

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Al 1° gennaio 2016 la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l’8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti.

I morti sono stati 653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L’aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna. L’età media delle madri al parto sale a 31,6 anni.

Politiche familiari, nel confronto con l’Europa siamo ultimi

Inultile fasciarsi la testa se l’Italia ha un tasso di natalità così basso che non riescre a sopperire ai decessi. Non c’è da stupirsi se abbiamo 8,5 bambini ogni mille abitanti, ben al di sotto della media europea e staccati di diversi punti dai Paesi più avanzati nelle politiche familiari.

Sono dati Eurostat: l’Irlanda ne ha 15 ogni mille, la Francia 12,3, il Regno Unito 12,2, la Svezia 11,8 e il Lussemburgo 11,3.

Il motivo di queste tendenze è semplice. Mettere al mondo i figli in Italia è sconveniente, nel resto d’Europa si trovano dei paradisi fiscali. Soldi, politiche lavorative per le neo-mamme, assegni familiari decenti, asili nido aziendali e sostegno alle fasce più povere. Solo l’Italia sembra non capirlo.

Continua a leggere l’articolo di Giuseppe de Lorenzo su il Giornale

l’idea di dare figli alla patria: perché non mi piace

Ho due figlie e un figlio. Non li ho dati alla patria, ho dato a loro la vita. Non ho risposto a un dovere sociale, ma a un intimo desiderio di maternità. Perché quel corpo era mio, e di nessun altro. Vivo in un paese che pensavo laico e soprattutto impegnato con il rispetto della Costituzione ad allontanarci sempre più dal fascismo. Poi entro in rete e scopro che il Ministero della salute (non un gruppo di integralisti) ha istituito il Fertility day, una giornata per la promozione della fertilità. Una campagna con tanto di cartoline illustrate, dove la fertilità viene definita un “bene comune”, dove le scarpette in lana lavorate a maglia sono avvolte dal tricolore. Si esortano i giovani ad essere creativi facendo figli e poco importa se non avrai servizi, trasporti, asili; se il lavoro sarà ancora più precario, se per pagare un affitto ti priverai del cinema, di una sera a teatro, di un aperitivo con gli amici, di un viaggio. Ci sarà la tivù ad allietarti le serate facendoti sentire meno sfigata per dieci minuti.

Cristina Obber sulla 27esimaora.corriere.it

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