Monthly Archives: settembre 2016

Il “modello Friuli” può funzionare ad Amatrice? Parla Nimis, che gestì la ricostruzione dei comuni più colpiti

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E’ l’esempio migliore di ricostruzione post terremoto: scadenze rispettate, coinvolgimento della cittadinanza, attività economica ripresa in pochi anni. Giovanni Pietro Nimis, architetto, coordinò la ricostruzione di Gemona, Venzone ed altri comuni friuliani colpiti dal sisma del 1976. Qui spiega il “modello Friuli” e quali lezioni possono servire per la ricostruzione di Amatrice e dintorni.

Come stanno i terremotati 9 giorni dopo

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La vita nelle tende dei 5mila senza casa. Le speranze di avere presto un tetto sulla testa, la paura dell’inverno, il dolore che non si attenua ma lascia spazio anche alla rabbia per le tante responsabilità che emergono dalle inchieste sui crolli di Amatrice, Accumoli e Arquata. Ascolta il racconto del direttore di Rieti Life Emiliano Grillotti, che dalla notte del sisma dà voce al territorio colpito anche ai nostri microfoni.

Bibliobus: L’Aquila ricomincia dai libri

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Avete mai sentito parlare di biblioburros? No? Si trovano in Colombia, dove i maestri più coraggiosi e appassionati si mettono a dorso d’asino (“burro”, in spagnolo) per portare un po’ di libri in tutte quelle zone remote, impervie e dimenticate dai più. Un modo per trasmettere il piacere della lettura dove regna il nulla.

Ma lasciando da parte i biblioburros e tornando qui in Italia, i bibliobus (qualche pelo e zoccolo di meno e quattro ruote di più) itineranti ormai sono una piacevole novità che sta prendendo piede in molti comuni, sia per scopi ludici sia per necessità.

Grazie al progetto “L’Italia nel Futuro” promosso da ActionAid, dall’Istituto Comprensivo Gianni Rodari e dall’ARCI Aquila, i bibliobus potranno fare tappa anche nelle tendopoli, nei MAP (moduli abitativi provvisori) e nei MUSP (moduli ad uso scolastico provvisorio, i cosiddetti “container”) aquilani, dove si tenta di colmare un vuoto che dal terremoto del 2009 ha lasciato macerie laddove c’erano scuole, biblioteche e centri di cultura.

Da Cultora.it

Amatrice vuole rinascere senza le «new town»

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Amatrice vuole rinascere dalle sue macerie. Si deve cominciare dalla scuole per dare subito la speranza ed il senso del futuro.

E poi le case, le strade, le piazze. Tutto com’era. Anzi com’era ma meglio perché questa volta sarà edificato con criteri antisismici.

Questa la strada che vogliono intraprendere i terremotati. I vecchi che sono nati e restati lì ma anche i giovani che se ne sono andati a lavorare in città ma che ogni estate tornano a passare nel paese delle loro radici qualche giorno di vacanza. Anche i figli ed i nipoti vogliono restare e ricostruire, ritrovare quello che non vogliono credere perduto per sempre. E dunque dicono «no» al modello Aquila, no alle «new town». É questo adesso il fulcro intorno al quale si concentrano le polemiche sulla ricostruzione del dopo terremoto. Come e dove riedificare paesini, piccoli borghi e frazioni che in alcuni casi, come quelli di Amatrice, Accumoli e Arquata sono stati praticamente rasi al suolo. L’esempio da non seguire è quello dell’Aquila ha subito avvertito il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La «new town» edificata all’Aquila spaventa e viene vissuta come un allontanamento, un’esclusione dal proprio territorio. Sulla scia delle dichiarazioni di Renzi che all’indomani del terremoto ha subito detto «non faremo gli errori dell’Aquila», si è accodata il presidente della Camera, Laura Boldrini, che durante la sua visita ad Arquata del Tronto ha ribadito che «l’esempio delle new town deve esser superato».

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La lezione del Friuli: niente illusioni, per ricostruire ci vogliono 10 anni

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Niente illusioni: avvelenano. Assieme al pasto caldo, alle tende, alle coperte per la notte, gli sfollati di Amatrice e dei borghi vicini hanno diritto alla verità. La quale, spiegò Albert Camus, «non è mai caritatevole». Anzi, può essere crudele: la storia dice che, salvo svolte radicali, ci vorranno anni, per ricostruire. Anni. Perfino il Friuli, preso a modello di ogni resurrezione, ce ne mise otto prima che le contrade distrutte sembrassero «quasi» quelle di prima. Dieci per finire i lavori. Di più ancora le chiese.

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Zamberletti: funziona solo il modello Friuli

«Il modello Friuli è l’unico che funziona quindi non va modificato. Dove l’hanno fatto non ha dato i risultati che credevano di ottenere». L’onorevole Giuseppe Zamberletti parla con cognizione di causa: 40 anni fa era lui il commissario straordinario per la ricostruzione del Friuli e fu proprio lui a gestire la rinascita dei 137 comuni duramente colpiti dal sisma che il 6 maggio 1976 lasciò sul campo mille morti, 3 mila feriti e 100 mila senzatetto. Nominato a poche ore dal disastro e poi anche il 13 settembre 1976 quasi alla vigilia della scossa che costrinse 40 mila friulani all’esodo nelle località balneari, Zamberletti lasciò il Friuli il 25 luglio 1977.

Del modello Friuli conosce ogni dettaglio ecco perché da allora, tutte le volte che si trova di fronte a nuovi terremoti, continua a ripetere: «È l’unico possibile, prevede la delega ai sindaci, l’installazione dei prefabbricati e la ricostruzione dei paesi dov’erano e com’erano».

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Terremoto: cosa fare adesso? Ascolta la puntata

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A pochi giorni dal terremoto, torniamo nelle zone colpite e distrutte per parlare di ricostruzione. Il modello Friuli, si dice in queste ore; una cultura della prevenzione da diffondere; l’autunno in arrivo con una situazione veramente difficile. All’indomani della nomina di Vasco Errani come commissario per la ricostruzione, molte domande in questa puntata

Gli ospiti del 2 settembre 2016

Emiliano Grillotti, direttore di Rieti Life
Giovanni Pietro Nimis, architetto e urbanista autore di Terre mobili. Dal Belice al Friuli dall’Umbria all’Abruzzo (Donzelli, 2009). Tra i suoi altri libri ricordiamo Friuli dopo il terremoto. Fisica e metafisica di una ricostruzione (Marsilio, 1978)
David Fabi, responsabile dell’unità di coordinamento della Dicomac, direzione di comando e controllo che coordina l’emergenza terremoto
Roberto Aloisio, fisico del GSSI dell’Aquila
Beatrice Pannozzo, libraia dell’Aquila

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