Monthly Archives: settembre 2016

Curi: il progresso tecnologico non ci rende più “progrediti”…ma la rete è solo uno strumento?

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C’è un aspetto che fa riflettere nella tragedia di Tiziana Cantone. L’esplosione della rete, lo sviluppo tecnologico senza limiti, non ci ha aiutati a ridurre i pregiudizi più arcaici, il maschilismo più becero, la misoginia primitiva dei tanti, tantissimi cyberbulli. La rete è uno strumento, quindi ambivalente, come insegna il mito di Prometeo” dice il filosofo Umberto Curi. Ascolta qui il suo commento

Anche le parole, in rete, feriscono e uccidono, e sono più difficili da controllare

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I video hard di Tiziana Cantone, dopo qualche tempo, sono spariti dalla rete. Mentre le parole, le parodie, le prese in giro, gli scherzi fatti solo con la parola “bravo!” che è ormai un simbolo dei video rimossi..quelli no, non sono spariti. Identificarli e rimuoverli, del resto, è molto difficile. Il commento di Giovanni Boccia Artieri, sociologo dei nuovi media.

Il libro: Morti di fama. Iperconnessi e sradicati tra le maglie del web

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Morti di fama di Loredana Lipperini e Giovanni Arduino (Corbaccio, 2013)

“Benvenuti nella Nuova Rete, il tendone da circo sotto il quale folle oceaniche si creano un’identità e fanno di loro stesse un prodotto da promuovere, un marchio. Benvenuti dove miliardi di utenti documentano, condividono, amplificano e pubblicizzano ogni istante della loro vita e delle loro attività. Dove si alleano con altri marchi simili e alimentano la loro micronotorietà attraverso blog, Facebook, Twitter e decine di piattaforme e applicazioni, sfruttando l’approvazione d’impulso tipica dei social network. E dove rischiano di trasformarsi in ridicoli fenomeni da baraccone, condannati a venire presto dimenticati. Gli autori, attenti frequentatori e osservatori del web, attingendo da una massa imponente di dati e interviste, raccontano quanto sia mutato il significato della fama. E sottolineano con stile arguto e provocatorio come siano stati stravolti il concetto di identità e il nostro modo di confrontarci con gli altri: da penso dunque sono a ho tanti «mi piace» quindi esisto.”

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Una valanga indegna

Da WhatsApp a Facebook, il video di Tiziana ha dilagato in rete e non solo. Gruppi nati apposta per sfotterla, magliette con le parole che lei pronuncia in quel video, parodie stile Gomorra, fotomontaggi…una valanga indegna che la giustizia ordinaria, che pure stava muovendo i primi passi a tutela della privacy della donna, non ha saputo arginare. Il racconto del cronista che più ha seguito la vicenda, Raffaele Nespoli del Corriere del Mezzogiorno.

Perché Facebook mi piace così com’è: un posto sicuro ”sotto controllo”

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“Vogliamo che il social network sia un ‘luogo’ che siamo liberissimi di frequentare correndo tutti i rischi del caso, oppure preferiamo che sia un ”walled garden” controllato da noi e dai responsabili del sistema? Dopo l’ultimo caso di ‘censura’ della storica foto della bimba vietnamita in fuga dal napalm, il dibattito è aperto.

La materia è straordinariamente importante: è legittimo che Facebook controlli le foto che noi tutti pubblichiamo e che la sua ”polizia” possa cancellare anche foto che obbiettivamente non sono offensive? Il caso della foto di Nick Ut prima cancellata e poi autorizzata, dopo innumerevoli e legittime proteste, è un caso esemplare in tal senso, che ci spinge a farci una domanda ancora più importante: cosa vogliamo noi da Facebook?”

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«Era finita in questo schifo e si sentiva impotente»

«È finita in questo schifo senza poter fare nulla. Quei video hanno cambiato per sempre la sua vita. L’ultima volta che l’ho incontrata mi era sembrato però che stesse un po’ meglio. Mi aveva parlato della sua voglia di gettarsi tutto alle spalle, di chiudere con il passato». Ma quel proposito non è riuscito a portarlo avanti, e Teresa vorrebbe adesso vedere in faccia quelli che hanno insultato la sua amica: «Mi chiedo come si possa essere così feroci, come sia possibile accanirsi contro una ragazza che non ha fatto nulla di male. Quei video sono stati un errore? Ma per favore. Se andassimo a cercare nei cellulari degli stessi che le hanno gettato la croce addosso sono certa che troveremmo molto di peggio. Credo che a vergognarsi dovrebbero essere tutti quelli che hanno riempito il web di insulti e che di nascosto intanto guardavano le immagini».

Fulvio Bufi e Raffaele Nespoli sul Corriere della Sera

Pietà e rispetto per Tiziana Cantone

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Aveva cambiato paese, stava cambiando nome, ma hanno vinto la vergogna e la fatica. Tiziana Cantone, 31 anni, si è impiccata dopo un anno e mezzo di battaglie per difendersi dagli insulti, dalle prese in giro che l’hanno bersagliata dopo che in rete era stato diffuso un video che la riprendeva. La reputazione sotto tiro, la vita impossibile, il processo contro i giganti della rete che non hanno immediatamente rimosso i contenuti che la ritraevano, e la domanda più semplice e più difficile insieme: Tiziana è vittima della rete o di se stessa?

Gli ospiti del 14 settembre:

Raffaele Nespoli, giornalista del Corriere del Mezzogiorno che ha seguito la vicenda fin dall’inizio
Giovanni Boccia Artieri, insegna Sociologia dei nuovi media all’università Carlo Bo
Ernesto Assante, giornalista e critico musicale di Repubblica
Umberto Curi, filosofo