Monthly Archives: settembre 2016

I signori della terra

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Alla fine Monsanto ha detto sì. Il colosso americano ha accettato l’offerta di Bayer, che sborsa – in contanti – la cifra record di 66 miliardi di dollari: nascerà il leader globale di sementi e agrochimica. Altro che 5kg di grano per un caffè…

Il racconto, e le criticità, della gigantesca acquisizione secondo Roberto Giovannini della Stampa

Quando il cibo “made in Italy”… non è italiano

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Ci sono agricoltori che non coprono i costi di produzione e stanno per chiudere. Ma come funziona la filiera che inizia nei campi, come grano duro ad esempio, e finisce sulle nostre tavole come pasta? Perchè i prezzi lievitanoChi ci guadagna davvero? E quanto è italiano il made in Italy? Il consumatore non lo può sapere.

Ascolta qui il responsabile economico di Coldiretti Lorenzo Bazzana

Carlo Petrini: come possiamo salvare l’agricoltura italiana.

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I piccoli agricoltori soffrono, la finanziarizzazione delle derrate alimentari mortifica il loro lavoro. Che cosa fare? Etichettare i prodotti, tutelare la qualità italiana penalizzata sul mercato (il peggioramento del grano causa più celiachia, ad esempio), alleare produttori e consumatori, anzi cittadini: sono le risposte del fondatore di Slow Food e di Terra Madre Salone del Gusto. Ascoltalo qui

Il grano costa come 30 anni fa, il pane è aumentato del 1450%

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C’è il grano duro, quello usato per la pasta, che si coltiva soprattutto nelle regioni meridionali: 49 milioni sono i quintali prodotti ogni anno in Italia su 1,3 milioni di ettari. C’è poi il grano tenero, quello del pane e dei biscotti. Se ne coltivano 600 mila ettari, con una produzione che supera i 30 milioni di quintali. Alessandria e Bologna sono le province italiane che producono più grano tenero, logico dunque che proprio dalla città piemontese parta la cosiddetta “battaglia del grano”.

La faccenda è questa: se il prezzo del grano è praticamente lo stesso di trent’anni fa, ovvero 14 euro al quintale, perché il pane, anche se il consumatore non se ne accorge, costa il 1450% in più?

Perché in altre parole servono trenta chili di grano per arrivare alla quotazione di un chilo di pane? Lo ha denunciato Roberto Paravidino, il presidente di Coldiretti Alessandria: in pratica i prezzi che spuntano le aziende agricole vendendo il grano non coprono più i costi e le spingono alla chiusura.

Nonostante la buona annata, con qualità e rese maggiori del 2015, visto che noi italiani siamo non solo i primi produttori, ma anche i primi consumatori al mondo di pasta non riusciamo a coprire l’intero fabbisogno nazionale: ogni anno importiamo 23 milioni di quintali di grano duro e 48milioni di tenero, soprattutto da Ucraina e Turchia.

La conseguenza sarebbe un problema di tracciabilità, con i produttori di casa nostra che agitano lo spettro dei controlli sanitari insufficienti, sia nei Paesi di origine che nei porti italiani di arrivo.

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Bayer-Monsanto e la questione degli Ogm in Europa

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Parlare della fusione tra Bayer e Monsanto non è facile, e il perché è in bella evidenza sui giornali di oggi. Si parla di Monsanto, e come sempre avviene quando c’è di mezzo l’azienda di St. Louis, è difficile distinguere i fatti dalle suggestioni. Monsanto non è una azienda come le altre, è il colosso degli Ogm, l’evoluzione in chiave biotech del miglioramento genetico delle varietà vegetali. Ma se Monsanto è una azienda speciale, nell’immaginario collettivo, lo è molto meno il processo che ha condotto Bayer all’offerta di 66 miliardi di dollari sul suo “cartellino”.
In realtà, che qualcosa dovesse succedere era chiaro da tempo. E non perché, come molti oggi scrivono, si vuole creare una evoluzione ancor più cattiva del grande Satana – Mon-Satan, è il nomignolo che i detrattori hanno appiccicato alla multinazionale americana – in grado di controllare la produzione di cibo globale, affamare i popoli e chissà cos’altro. Più semplicemente, non era possibile che Bayer e Monsanto (e BASF) restassero a guardare mentre Dow e Dupont si fondevano, e soprattutto mentre il colosso cinese ChemChina assorbiva Syngenta, la stessa Syngenta che Monsanto aveva provato invano appena un anno fa.

La notizia: Bayer compra Monsanto per 66 miliardi

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Alla fine Monsanto ha detto sì. Dopo quattro mesi di trattative, il colosso americano ha accettato l’offerta di Bayer, che sborsa – in contanti – la cifra record di 66 miliardi di dollari. Per l’industria tedesca, è l’acquisizione più grande di sempre, e dall’operazione nascerà il leader globale di sementi e agrochimica. Un gigante a doppia trazione, europea e statunitense, figlio dell’ondata di consolidamento in corso nel campo dell’agrochimica, dopo gli accordi di Dow Chemical e DuPont e quelli di Syngenta con ChemChina. È un accordo record, che trasforma Bayern nel grande protagonista del cosiddetto «agribusiness», con una gamma che andrà dagli antibiotici ai semi geneticamente modificati, fino ai pesticidi. Una realtà che dovrebbe controllare il 24 per cento del mercato dei prodotti per la chimica e il 30% di quello delle sementi.

I timori dell’Antitrust

Se la Borsa festeggia, nelle sedi dell’Antitrust americano aumentano le preoccupazioni. Werner Baumann, il Ceo del gruppo tedesco, ha detto di non vedere «alcun impedimento» da parte della commissione americana sugli investimenti stranieri. In caso di stop dell’autorità, Bayer verserà una penale che può arrivare a 2 miliardi.

Continua a leggere Giuseppe Bottero su La Stampa

Rintracciabilità della filiera agroalimentare

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Tutti gli attori della filiera agroalimentare vogliono dimostrare il loro impegno per la qualità e la sicurezza dei propri prodotti e sottolineare l’affidabilità dei propri fornitori. Gli standard per la rintracciabilità dei prodotti agroalimentari hanno l’obiettivo di documentarne l’origine e la storia, creando fiducia e credibilità presso i consumatori.

I vantaggi della rintracciabilità di filiera

La certificazione di rintracciabilità della filiera agroalimentare rende i processi aziendali maggiormente trasparenti e affidabili e consente di infondere fiducia presso i consumatori.

Lo standard fornisce un quadro di riferimento per la costruzione di un sistema di rintracciabilità flessibile ed efficace, con molteplici obiettivi quali:

  • supportare gli obiettivi generali di qualità o sicurezza del settore agroalimentare;
  • documentare la storia o la provenienza del prodotto;
  • facilitare il ritiro/richiamo dei prodotti dal mercato;
  • identificare le parti responsabili all’interno della filiera agroalimentare o della produzione di mangimi;
  • facilitare la verifica di informazioni specifiche riguardo ai prodotti;
  • comunicare informazioni a stakeholder e consumatori.

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Agricoltura: la qualità si paga

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Ci vogliono 5kg del mio grano per pagare il caffè al bar la mattina.
La telefonata di oggi ci porta nei campi, dove gli agricoltori producono materie prime che hanno ormai un prezzo irrisorio, la filiera non funziona, la qualità peggiora.
E intanto la Bayer farmaceutica compra la Monsanto, azienda di ogm e diserbanti, dando vita a una delle più grandi acquisizioni finanziarie degli ultimi anni e a qualcosa che avrà ripercussioni importanti sull’agricoltura in tutto il mondo.