Monthly Archives: settembre 2016

“La stazione c’è, ma mancano i binari”

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“La situazione di criticità dei trasporti al sud riguarda lo sviluppo dell’intero Paese. Non si tratta solo di un problema di accessibilità infrastrutturale, ma di programmazione dei trasporti: le reti spesso ci sono, ma devono essere potenziati i collegamenti. Si tratta spesso di problematiche che riguardano i servizi, la sicurezza e la gestione degli investimenti. A Matera, la stazione c’è, ma mancano i binari. Serve una pianificazione integrata

Ascolta Angela Stefania Bergantino, presidente di SIET, Società Italiana di Economia dei Trasporti e della Logistica.

 

 

 

Matera: quale modello di sviluppo per il Sud?

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Andiamo al Sud, andiamo a Matera e raggiungiamo i nostri colleghi per la festa di Radio3, Materadio. A portarci lì, idealmente, è un nostro ascoltatore, Antonio da Potenza, che ci chiede di parlare della Basilicata, così ricca al livello ambientale con la sua biodiversità, ma così difficile da raggiungere per la complicata situazione dei trasporti nel Sud e nelle zone interne. Quale modello di sviluppo nel meridione, aspettando Matera 2019?

Gli ospiti del 23 settembre 2016

Angela Stefania Bergantino, insegna Economia e Politica dei trasporti ed Economia Industriale al dipartimento di Economia Management e Diritto d’impresa dell’Università di Bari, è presidente di SIET, Società italiana di Economia dei trasporti e della logistica
Alessandro Ferri, presidente Legambiente Basilicata
Giuseppe Provenzano, vicedirettore dello Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno
Flavio Albano, insegna Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Bari
Milena Manicone, giornalista

 

Sud e Turismo. Il modello Puglia tra pericoli e possibilità

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Un interessante punto di partenza per la costruzione di un’offerta turistica stabile in Italia, e nel Sud in particolare, dovrebbe partire o dalla cultura o dall’enogastronomia. Ma come si fa a valorizzare la cultura?

Sicuramente bisogna “mettere in turismo” ossia fare in modo che il patrimonio culturale assurga ad attrattore turistico. Fare questo non significa trasformare il patrimonio culturale in una Disney fatta di colori e slogan accattivanti (sebbene la Disney sia una delle più grosse aziende di intrattenimento mondiale ed in fatto di gestione dei visitatori ci sarebbe solo da imparare) ma piuttosto deve significare dare un’utilità socio-economica e non solo storico-artistica. La motivazione culturale influenza il 40% dei turisti internazionali che visitano il nostro paese. La spesa complessiva dei turisti “culturali” arriva a 9,3 miliardi di euro di cui un 60% è generata da stranieri, pertanto la cultura va vista come risorsa e occorre andare oltre il restaurare, repertoriare, archiviare e proteggere. Quello è fuori discussione. Adesso abbiamo bisogno di valo-tutelare per onore del bello e per monetarizzare (preservando). Bisogna studiare i modelli di sviluppo, creare fucine scientifiche che possano riconnettersi al territorio, creare una logica di integrazione dei dati contenuti in rete, rendere i dati accessibili (attendibili) e visibili in immediato, realizzando sistemi di interoperabilità attraverso la digitalizzazione del prodotto culturale e perché no, definendo strategie di comunicazione per i musei e poli culturali lasciati alla polvere.

Leggi Flavio Albano su Famedisud.it

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Siamo arrivati a Matera: da domani, fino a domenica, raccontiamo le utopie. Compresa quella di questa città, che sembrava spacciata e ora sta per diventare Capitale Europea della Cultura

Qui il programma di Materadio2016

Svimez: Agricoltura e turismo trainano il Sud

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C’è il segno “più” a caratterizzare i dati relativi alla crescita del Mezzogiorno nel 2015. L’occupazione, con +94mila unità, è al centro della ripartenza del Sud, alla quale contribuiscono l’annata agraria favorevole, il turismo, che ha beneficiato delle crisi geopolitiche dell’area del Mediterraneo, e l’accelerazione della spesa pubblica per la chiusura del ciclo di programmazione dei Fondi europei 2007–2013. La migliore performance è della Basilicata, con un +5,5%, la più contenuta quella di Campania, Puglia e Sardegna con un+0,2%. Anche la domanda estera netta ha dato un contributo positivo, con un incremento dell’export verso il resto del mondo del 4%.
E’ la fotografia dell’economia meridionale del Rapporto Svimez 2016, anticipato oggi.
I consumi finali interni nel 2015 sono cresciuti dello 0,3%, si legge nel documento redatto dall’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, a fronte del calo dello 0,6% del 2014. I consumi delle famiglie sono aumentati l’anno scorso dello 0,7%. La grande recessione ha inciso pesantemente sulle condizioni delle famiglie, in particolare quelle più numerose. Gli individui in condizione di povertà assoluta sono aumentati di 218 mila unità. E il rischio povertà è nel Sud triplo rispetto al resto del Paese.
Sul fronte dell’analisi dei settori, emerge che nel 2015 il Sud ha fatto registrare incrementi superiori al resto del Paese in tutti i comparti, tranne che nell’industria in senso stretto. Il valore aggiunto agricolo ha segnato +7,3%. Il terziario +0,8%, più del doppio del Centro Nord. Invece nell’industria il prodotto è calato nel Mezzogiorno del -0,9%, a fronte di +1,7% del Centro Nord. Tale dinamica, spiegano dall’associazione, è da attribuire al settore energetico perché, considerando il solo settore manifatturiero, il prodotto si è ampliato anche al Sud, più che nel resto del Paese: +1,9% contro +1,4%.
Gli investimenti nel Mezzogiorno, inoltre, sono cresciuti dello 0,8% dopo 7 anni di variazioni negative. L’incremento è stato simile a quello del Centro-Nord (0,8%).
Per quanto riguarda il credito, sui 190 miliardi di sofferenze bancarie stimate al 2015, 42,5 sono nel Mezzogiorno. Le azioni da intraprendere, secondo la Svimez, dovrebbero andare oltre le misure messe in campo, tenendo conto del problema non trascurabile relativo al ruolo da preservare che le banche locali hanno al Sud.

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A che punto è Matera? Parla uno scrittore

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La campagna si secca lentamente man mano che il treno si avvicina a Matera. Due ore a sud di Roma, passati i boschi del beneventano, i frutteti e i poggi a vigna lasciano spazio a una distesa ondulata di ulivi; le strade sono bordate di muretti a secco e nel reticolo degli alberi la terra da verde diventa gialla e ocra. Altre due ore e la collina si fa più aspra, tutta rocce e polvere, e la vegetazione appare solo a chiazze marroni bruciate dal sole. È su una di queste colline che sorge la città vecchia di Matera, 60.000 abitanti, a qualche decina di chilometri dall’arco dello stivale d’Italia. Matera è una città famosa per i “Sassi”, che in molti identificano, sbagliando, con le abitazioni cavernicole caratteristiche del luogo. In realtà i Sassi (due: Barisano e Caveoso) sono i canyon che le acque piovane della collina hanno scavato intorno alla civita antica, un borghetto arroccato fra le gravine come ce ne sono tanti fra il Sud e il Centro Italia. Ciò che c’è di unico sono le caverne scavate nel tufo di questi canyon, abitate da migliaia di anni; nei ultimi secoli sono state trasformate in una cittadina simile a un alveare di pietra bianca, integrate da facciate in muratura e stanze aggiuntive, collegate da gradinate tortuose e archi di roccia e corridoi di roccia friabile.

Leggi il pezzo di Vincenzo Latronico su RivistaStudio.com

Stajano-Rea: «Il Sud farà del caos una risorsa vitale se batte l’illegalità»

Stajano: «Il modello è tornato a essere quello paternalistico degli anni Cinquanta»
Rea: «Non siamo pessimisti, ma realisti. Esistono energie positive che da liberare»

Pubblichiamo la conversazione tra i giornalisti-scrittori Ermanno Rea e Corrado Stajano, apparsa sul «Corriere della Sera» del 4 ottobre 2002

REA – La tua doppia identità di uomo nello stesso tempo del Nord e del Sud, come racconti nel tuo ultimo libro significativamente intitolato «Patrie smarrite», mi spinge a chiederti di introdurre questa nostra conversazione. Penso infatti che anche per effetto di tale duplicità, che tu stesso poi confessi tutt’altro che risolta dentro di te, tutt’altro che pacificata, il tuo sguardo sia diventato particolarmente acuto sulla realtà italiana, sia per quel che riguarda il Mezzogiorno, che costituisce, diciamo il tuo siciliano emisfero paterno, sia per quello che riguarda il Nord, l’ emisfero materno, la metà lombarda della tua personalità. Allora, il Sud, che poi è il tema del nostro colloquio: da dove vogliamo partire?

STAJANO – Sì, io rappresento un po’ un test della possibile unione o disunione tra Nord e Sud. Per me la Sicilia è la grande passione: appena arrivo nell’isola mi sento sempre subito a casa e provo anche subito la voglia di scappar via. La Sicilia è una terra di contraddizioni. La tua storia è più lineare. Napoli, capitale e infima, grandiosa e misera è la tua grande madre. E così i tuoi libri: «Mistero napoletano», e «La dismissione» sono come i tasselli di un unico amore perduto e poi ritrovato. Li hai pensati a lungo?

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Ferrovie dello Stato a Matera, “occorrerebbero 225 milioni di euro”

Il governo italiano sarebbe pronto a sborsare 45 milioni di euro per completare l’importante tratta ferroviaria Ferrandina-Matera, ma non la restante parte corrispondente a 225 milioni di euro. E’ quanto si apprende dalla risposta del sottosegretario alle infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro, all’interrogazione del parlamentare lucano di Conservatori e riformisti (Cor), Cosimo Latronico.

Rete Ferroviaria Italiana ha aggiornato le precedenti previsioni per il completamento della linea ferroviaria considerando gli aggiornamenti normativi e per alcuni interventi aggiuntivi indirizzati nel soddisfare nuove esigenze in merito alla viabilità territoriale. “Occorrerebbero per realizzare tutto quanto – ha affermato Latronico – 225 milioni di euro che si aggiungerebbero ai 45 milioni già disponibili. La stima, abbiamo appreso, è stata confermata nell’aggiornamento dello stesso contratto di programma 2016. Allo stato l’intervento risulta sospeso in quanto i finanziamenti residui non sono sufficienti per la realizzazione di fasi funzionali dell’investimento”.

Appresa la notizia, il parlamentare di Cor ha richiesto al governo di impegnarsi ad “incardinare negli atti di programmazione nazionale l’intervento di completamento, trattandosi di un anello ferroviario che collegherebbe Matera alla rete ferroviaria nazionale e realizzerebbe una connessione strategica della rete ferroviaria del Mezzogiorno collegando la direttrice Tirrenica con quella Adriatica e Ionica, sull’asse Salerno – Taranto”.

“La nomina di un commissario, in presenza del progetto preliminare – ha proposto Latronico – potrebbe peraltro consentire la realizzazione di una infrastruttura di enorme valore in preparazione dell’evento di Matera capitale europea della cultura per il 2019″.

Fonte Materalife.it