Monthly Archives: settembre 2016

Referendum costituzionale: entriamo nel merito

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Italia Sì
Italia No
Mancano 67 giorni al referendum costituzionale di dicembre e da oggi si entra nel regime di Par Condicio. Esploriamo le due possibilità con chiarezza e coscienza, come invocava la prima ascoltatrice di stamattina. Cosa si vota, cosa si sceglie, come viene visto il nostro voto all’estero?

Gli ospiti del 30 settembre 2016

Andrea Morrone, docente di diritto costituzionale all’Università di Bologna, è per il Sì

Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli, è per il No

Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino per Repubblica

Dario Fabbri, americanista, conduttore di Radio3Mondo, collabora con Limes

SI O NO AL REFERENDUM? PARLANO I COSTITUZIONALISTI

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Un dibattito acceso, sul referendum costituzionale. Attraversato da un’ironia strisciante, nell’eco dei No. Si sono confrontati oggi nell’Aula Magna del Tribunale di Milano alcuni illustri esperti costituzionalisti tra i quali Gustavo Zagrebelsky, Franco Bassanini, l’avvocato penalista Giovanni Maria Flick, membro per 9 anni della Consulta. Moltissimi spunti per capire come e dove orientare il voto, per capire le ragioni dei SI al referendum e quelle del NO.E se l’ex ministro Franco Bassanini ha provato a spiegare che la riforma del titolo V fu improntata ad una rimodulazione amministrativa e divenne invece la riforma che modifico’ le competenze legislative delle regioni, che ha creato quasi mille conteziosi in Corte Costituzionale, in ragione della quale voterà SI, Giovanni Maria Flick contesta la riforma anzitutto sul piano del numero dei Parlamentari. Per cui voterà NO. Su ruolo di Camera e Senato si sono scontrati Franco Bassanini e Gustavo Zagrebelsky, quest’ultimo notoriamente ostile alla Riforma voluta dal Governo Renzi

Guarda i video dei dibattiti su Glistatigenerali.com

Cosa prevede la riforma costituzionale

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Il referendum costituzionale è previsto dall’articolo 138 della costituzione italiana e deve essere indetto entro tre mesi dall’approvazione da parte del parlamento delle leggi di revisione costituzionale. Per essere valido non c’è bisogno di raggiungere il quorum. A differenza del referendum abrogativo, cioè, non è necessario che vada a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto. Ecco cosa prevede la riforma che trasforma l’assetto istituzionale del paese.

Riforma del senato, fine del bicameralismo perfetto

Elezione del presidente della repubblica

Abolizione del Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro

Titolo V della costituzione e competenze stato/regioni

Referendum abrogativo e leggi d’iniziativa popolare

Per approfondire leggi su Internazionale.it

Le ragioni del sì

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“Un comitato trasversale, che vuole interpretare davvero il senso di un referendum popolare: i partiti hanno fatto la loro parte in Parlamento, ora spetta agli italiani in quanto cittadini, a prescindere dalla cultura politica o dalla loro eventuale appartenenza o ruolo”. Sono queste le parole usate dal professor Giovanni Guzzetta alla presentazione del Comitato per il Sì al referendum “Insieme Sì cambia”, promosso da Lorenzo Ornaghi

Per approfondire le ragioni del Sì visita il sito del Comitato

Cosa dice l’articolo 138 della Costituzione?

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Dal sito del Senato