Monthly Archives: ottobre 2016

#3 ottobre Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. Ascolta la puntata

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#3ottobre

Sono passati tre anni dal naufragio, a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa, di un’imbarcazione carica di rifugiati in maggioranza eritrei. 368 morti tra bambini, donne e uomini.

Questa data diventa un simbolo per il ricordo e la commemorazione ma anche il momento per affrontare e discutere del fenomeno migratorio. Andiamo dunque a Lampedusa, dove ci sarà una marcia verso la porta d’Europa, monumento simbolo dedicato alla memoria dei migranti deceduti in mare. Molta parte della programmazione di Radio3 ricorda e riflette sul significato di questa giornata e sull’importanza della cultura dell’accoglienza.

Gli ospiti del 3 ottobre 2016

Rosa Maria, volontaria di Under radio

Philip Tarsia, docente del liceo Galilei di Trieste

Mario Morcone, capo dipartimento immigrazione del Ministero degli Interni

Don Dante Carraro, direttore Medici con l’Africa (Cuamm)

Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa

Max Hirzel, fotoreporter

Ascolta la puntata

Da dove scappano i migranti: la differenza tra rifugiati e migranti economici, in Africa, regge meno.

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Africa rurale: un bambino si rompe una gamba, ma non ci sono ortopedici. La prospettiva? Sarà disabile a vita, e un costo per la società. Di fronte ai genitori che sognano di portare i figli da noi, dove ci sono medici, possiamo davvero rispondergli: tu non hai diritto all’asilo perchè non scappi da una guerra?

Dante Carraro, cardiologo e sacerdote, dirige Cuamm (Medici con l’Africa), ci ricorda e spiega da dove scappano i naufraghi di Lampedusa.

“No island is just an island”. Il video, bellissimo, degli studenti di Trieste

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Cosa ne pensano i ragazzi delle scuole italiane delle frontiere, dell’accoglienza, dei migranti che muoiono in mare, del razzismo, dell’Europa che si gira dall’altra parte? Risponde Philip Tarsia, insegnante del Liceo Galilei di Trieste, che con i suoi studenti ha realizzato un prodotto molto bello, premiato a Lampedusa come il migliore tra quelli raccolto dal progetto “L’Europa comincia a Lampedusa”: guardalo qui, dura 7 minuti

Il film: Terraferma

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Terraferma, il film di Emanuele Crialese, affronta il tema dell’immigrazione in Sicilia. “C’è una sostanziale mancanza di visione politica davanti alla tragedia del naufragio dei migranti. Una gazzarra di commenti, strumentali solo a sottolineare il ruolo delle parti. C’è la legge dei respingimenti forzati, che non studia il problema, ma alza barricate. Con un susseguirsi di contraddizioni generate da regole che rispondono all’esigenza immediata di cinismo, un sentimento utile a non porsi il problema“.

Qui una recensione di Roberto Saviano

I naufragi di Banski

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I naufraghi nel Mediterraneo di oggi come quelli di due secoli fa, sulla zattera della medusa di Gericault, quadro fondamentale per la pittura francese. E’ la provocazione dello streetartist più geniale, Banski, in questo graffito che, insieme ad altri ormai celebri, condanna la Francia e l’Europa per la loro incapacità di accogliere i migranti.

Migranti, da dove e perché?

In questi giorni mi trovo in Etiopia. Sono qui per incontrare i nostri medici impegnati in questo paese, verificare il lavoro che stiamo compiendo, incontrare la controparte locale. Arrivare ad Addis Abeba, anche a distanza di pochi mesi, mi suscita sempre grande curiosità e tante domande. Questa metropoli è un cantiere aperto, un fermento continuo, un via vai compulsivo e caotico. È simbolo di un continente in cammino: l’Africa. L’Africa è in movimento, da sempre, da quando la conosciamo. Appena ti sposti un po’ dalla città, ecco comparire la terra rossa, le capanne, la gente vestita di stracci, i bambini, tantissimi, che corrono e sbucano da qualsiasi parte guardi, le donne che compiono anche chilometri a piedi, con le doglie, per andare a partorire in un centro di salute o in un ospedale. Vedi tanta povertà e miseria.

Continua a leggere don Dante Carraro su IlBo

Ritorno a Lampedusa

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Nel terzo anniversario del naufragio in cui persero la vita 368 migranti, 25 sopravvissuti si sono ritrovati sull’isola per raccontare le loro storie. E per chiedere che stragi come quella non si ripetano più

ALEX, 28 ANNI
Devo innaffiare la piantina 18, ricordo del mio amico perduto”
Alex è tornato a Lampedusa perché deve vedere una pianta. La numero 18. Dopo il naufragio il Comitato 3 Ottobre decise di piantarne 368 nel Giardino della Memoria, una per ogni vittima. Quella per il suo amico d’infanzia, Alex l’ha voluta mettere nella terra con le sue mani. Ma da allora non ha più parlato di quella notte. Non è mai esistita, è una cicatrice nera dentro all’anima. Alex sta crescendo, come la pianta. Ha un sacco di cose da raccontare al suo amico che non c’è più. Che ora vive a Amersfoort, in Olanda. Che a 28 anni è finalmente padre di una bambina, Enos, di tre mesi. Che ha una moglie, Rachele, e un lavoro da cameriere. “La vita è dura, ci trattano bene, ma la lingua è un ostacolo per tutto”. Il prossimo anno tornerà a Lampedusa, perché ha promesso di far conoscere Enos alla sua “famiglia” italiana: i coniugi Piera Macaluso e Lillo Maggiore, che lo hanno accolto in casa per alcuni mesi dopo il 3 Ottobre. “A papà Lillo ho chiesto solo una cosa: di annaffiare sempre la mia pianta”.

Leggi Fabio Tonacci su Repubblica

Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo

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L’Amorino dormiente come il piccolo Aylan, riverso sulla spiaggia di Bodrum, senza più ali né frecce né arco: in riva al mare di Lampedusa, a pochi metri dall’approdo delle motovedette che portano in salvo i migranti, l’opera simbolo di Caravaggio acquista altri significati e ricorda i transiti, le fughe, i naufragi sull’isola dell’accoglienza. Compreso l’ultimo salvataggio, ieri, nel Canale di Sicilia: l’ennesimo “fuocoammare”.

A Lampedusa le opere dei grandi musei
La preziosa tela è il nucleo di un’esposizione che assegna all’arte una funzione civile e poetica. È il Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo, voluto dalla sindaca Giusi Nicolini e prodotto da First social life, con il Comune di Lampedusa e Linosa, la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone (primo social partner) e il Comitato 3 ottobre, la Onlus costituita nel 2014 per promuovere e rilanciare l’apertura di corridoi umanitari. Ma soprattutto per sancire il 3 ottobre come Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, per non dimenticare quel naufragio a largo di Lampedusa in cui, nei pressi dell’isola dei conigli, persero la vita 368 migranti.

Continua a leggere l’articolo di Donata Marrazzo sul Sole24Ore

Le vittime delle stragi del mare

Sarà la prima giornata nazionale per commemorare i migranti morti durante le traversate della speranza. Tante le iniziative tra incontri e proiezioni di film e documentari. In sindaco di Lampedusa Nicolini : «Disatteso impegno Ue »

Critica la posizione del sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini nei confronti dell’Unione Europea. «L’impegno preso dall’Unione europea con l’approvazione del piano Junker è stato totalmente disatteso». Rivolgendosi al vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, presente all’incontro di chiusura del Prix Italia, il sindaco ha ricordato che, dopo il naufragio del 3 ottobre 2013, l’ex presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso «venne qui e pronunciò una frase storica: «mai più mortì. Da allora, secondo le stime dell’Unhcr si contano 11 mila morti. Nonostante la linea di soccorso si sia spostata a sud di Lampedusa, continuiamo ad accogliere migranti sull’isola a fronte di una Ue che non ha mantenuto neppure una delle promesse che aveva fatto: voi respingete verso l’Italia più persone di quante ne accogliete».

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Lampedusa, porta d’Europa

Adam ha 21 anni, è nato in Ghana e vive a Lampedusa, accolto da una famiglia del posto. Hanno un albergo, lui dà una mano e frequenta il quarto anno del liceo scientifico. «Ogni giorno prego per i ragazzi che stanno facendo la strada che ho fatto io, che non muoiano durante il viaggio», dice. Adam suo padre non lo ha mai conosciuto, è stato ucciso prima che lui nascesse. E aveva solo dieci anni quando i nemici di suo padre hanno iniziato a minacciare anche lui, che nulla sapeva. Sospira. Aveva 14 anni quando ha deciso di andarsene. Ha attraversato il deserto, «sapevo che era dura, ma non immaginavo così dura. Ma potevo morire anche restando a casa», dice. Il suo viaggio ha un copione ormai noto, i trafficanti, i soldi, la Libia, un barcone con troppe persone a bordo. «Siamo rimasti in mare per quattro giorni, senza sapere dove stavamo andando, con l’uomo al timone che non sapeva guidare la barca…», ricorda Adam. Il suo viaggio finisce a Pozzallo, due anni dopo aver lasciato il Ghana e la nonna. Lui ha 16 anni. Da Pozzallo va in una comunità per minori a Caltanissetta, riceve un permesso umanitario, nel 2013 viene trasferito a Lampedusa. «Sono fortunato, tanti ragazzi quando a 18 anni escono dalla comunità per minori si trovano per strada senza aiuto, senza parlare bene l’italiano, senza nessuno a cui chiedere nemmeno un piccolo consiglio. Io ho passato tante difficoltà, ma qui ora vivo in pace».

Continua a leggere Sara De Carli su Vita

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