Monthly Archives: ottobre 2016

Morire di cancro al Pronto Soccorso. Ascolta la puntata

hast-4

«Mio padre morto senza dignità» dopo 56 ore al pronto soccorso. La notizia della morte del paziente oncologico all’ospedale San Camillo di Roma, denunciato da una lettera che suo figlio scrive alla Lorenzin, ha suscitato moltissime reazioni nei nostri ascoltatori. Come mai si trovava in pronto soccorso? Come funziona il trattamento del dolore e dei palliativi per i pazienti oncologici e come si può evitare il rischio di trattamenti disumani? Aspettiamo le vostre testimonianze

Gli ospiti del 6 ottobre 2016

Patrizio Cairoligiornalista

Paolo Corradini, direttore dipartimento ematologia e oncologia presso l’Università Statale di Milano

Luciano Orsi, medico palliativista, direttore della Rivista Italiana Cure Palliative (Ricp)

Elio Rosati, segretario Cittadinanzattiva – Tribunale del Malato

Francesco Pugliese, primario Emergenza Ospedale Pertini di Roma

Ascolta la puntata

Tribunale per i diritti del malato

Il Tribunale per i diritti del malato (TDM) è un’iniziativa di Cittadinanzattiva, nata nel 1980 per tutelare e promuovere i diritti dei cittadini nell’ambito dei servizi sanitari e assistenziali e per contribuire ad una più umana, efficace e razionale organizzazione del servizio sanitario nazionale. Il TDM è una rete costituita da cittadini comuni, ma anche da operatori dei diversi servizi e da professionisti, che si impegnano a titolo volontario (circa 10.000).
Esso opera mediante:

  • circa 300 sezioni locali, presenti su tutto il territorio nazionale, attive negli ospedali e nei servizi territoriali;
  • una struttura centrale, che coordina le attività della rete e promuove le iniziative nazionali;
  • gruppi tematici, a livello nazionale, regionale e locale, collegati a specifici programmi;
  • coordinamenti regionali, di supporto alle reti locali e per la promozione di politiche regionali di tutela dei diritti in ambito sanitario

Per approfondire vai al sito di cittadinanzattiva.it

La cura umana. Tutta la Città ne Parla del 07/07/2015

mani

Si chiama “cattedra di umanità in medicina” ed è un progetto dell’Università Statale di Milano che dovrebbe insegnare i medici a trattare più umanamente i pazienti. Non solo le nozioni tecniche ma anche l’umanità dunque. Cosa significa prendersi cura dell’ammalato? Cosa significa insegnare l’umanità oggi? E perché si è aspettato così tanto a compiere un passo del genere?

Qui si può riascoltare la puntata della #Città del 7 luglio 2015 sulla Cattedra di Umanità

Medici di domani, a scuola d’umanità

schiavi_medici-500x248

Quale giorno vorreste cancellare dalla vostra vita?», hanno chiesto ai malati di un ospedale londinese. Quello della diagnosi infausta, è stata la prima risposta. Un verdetto di tumore, per esempio, è una fucilata che piega le gambe. Ma la malattia non porta via emozioni e sentimenti: il medico può gettare un ponte tra l’imbarazzato silenzio del paziente e il benefico rumore dell’esistenza. Come dev’essere questo medico? «Deve capire la sofferenza», ripete da anni il grande oncologo Gianni Bonadonna. E qual è la prima cosa da fare? «Sostituire la parola paziente con la parola persona», dice Umberto Veronesi, il chirurgo che più di ogni altro ha legato il suo nome alla battaglia delle donne contro il cancro.

Dopo anni di false partenze e slogan sui «malati al centro» o «protagonisti della propria malattia», ripetuti ad ogni congresso medico un po’ come quando si cita Beccaria nelle aule di giurisprudenza, si può parlare di un nuovo inizio per la formazione del medico. Con il dipartimento di Oncologia, inaugurato martedì scorso dall’Università Statale di Milano, che mette insieme Istituto dei Tumori, Ieo, San Paolo, Policlinico e Niguarda in un grande polo della ricerca, oltre all’esplosione dell’ impact factor scientifico debutta una nuova materia di insegnamento, sottostimata per anni nelle scuole di medicina: l’umanità. È come un risarcimento morale ai due grandi vecchi dell’oncologia che il mondo ci invidia; finalmente il paziente diventa materia di studio al pari dell’anatomia e dell’informatica, finalmente nelle facoltà arriva una lezione fondamentale per chi crede nell’alleanza tra medico e paziente: la medicina della persona.

Leggi l’articolo intero di Giangiacomo Schiavi sul Corriere del 6 luglio 2015

La persona al centro. E i medici dovranno imparare l’umanità per la cura

“Siamo viandanti al confine tra l’al di qua e l’aldilà”, scriveva il filosofo Hans-Georg Gadamer. Lo scriveva in un libro che, fin dal titolo, Dove si nasconde la salute?, aveva il merito di sollevare una questione di capitale importanza per tutti, non solo per i “malati”. Medicare non basta, se alla medicina non si unisce quella “umanità” che la trasforma propriamente in cura.

È così da salutare con interesse l’iniziativa – ne dà conto il Corriere della Sera, con un pezzo firmato da Giangiacomo Schiavi – del Dipartimento di Oncologia dell’Università Statale di Milano che “dopo anni di false partenze e slogan sui ‘malati al centro’ o ‘protagonisti della propria malattia’ ripetuti a ogni congresso medico” ha inaugurato un nuovo corso nella formazione dei giovani clinici. Una vera e propria “cattedra di umanità”, osserva Schiavi, che riprende la lezione fondante di due maestri dell’oncologia, Bonadonna e Veronesi.

Approfondisci su Vita.it

Così l’Italia ha perso 24.155 posti letto in 5 anni

m1eppw5o5152-kaye-uhjhbou5oxtfod6-1024x576lastampa

In questi anni lo abbiamo notato tutti: presidi sanitari che chiudono nei piccoli centri, ospedali di provincia che vengono accorpati, case di cura ridotte all’osso. Il progetto ventilato è sempre stato lo stesso a tutte le latitudini: concentrare, creare eccellenze, pianificare città della salute. Ma intanto i posti letto sono spariti, uno dopo l’altro. E nei nuovi poli della sanità non ne sono nati altri. Così un uomo muore, nel corridoio di un grande ospedale, senza più nemmeno il diritto alla dignità.

Secondo i dati del ministero della Salute, in cinque anni l’Italia ha visto sparire 24.155 posti letto. Circa il 10 per cento se si considera che nel 2010 erano 244.510. Ci sono comuni desertificati, come Praia a mare, in provincia di Cosenza, passata dai 115 posti letto del 2010 ai 10 del 2014. E province che hanno perso oltre un terzo della loro capacità ricettiva: Isernia -37,23 per cento e Cosenza -35,14 per cento. Nessuna regione si è salvata dalla sforbiciata. E anche nelle province non è andata meglio, solo 6 su 110 hanno visto aumentare i loro posti letto.

Continua a leggere Raphaël Zanotti su La Stampa