Monthly Archives: ottobre 2016

Ius soli e gli italiani senza cittadinanza

bimbi

Era il 13 ottobre 2015, quando fu approvata alla Camera la riforma della cittadinanza, che potrebbe consentire ai figli di stranieri nati e cresciuti in Italia di ottenere, a certe condizioni, la cittadinanza italiana. Oggi, a un anno dall’approvazione, ci sono manifestazioni a Roma e nel resto d’Italia organizzate dai figli degli immigrati per sbloccare la nuova legge. “Indosseremo un lenzuolo bianco, perché siamo cittadini invisibili”.

Gli ospiti del 13 ottobre 2016

Igiaba Scego, scrittrice italo-somala, presidente dell’Associazione Incontri di Civiltà

Paula Baudet Vivanco, giornalista di origine cilena

Xavier Palma, anni studente originario del Salvador

Alessandro Rosina, insegna Demografia alla Cattolica di Milano

Umberto Melotti, già professore di Sociologia politica alla Sapienza, è autore di Etnicità, nazionalità e cittadinanza (SEAM) Immigrazione in Europa (Ediesse), e di Migrazioni internazionali (Bruno Mondadori)

Xavier, 23 anni: no cittadinanza no Erasmus

passaporto

Xavier Palma è arrivato in provincia di Como scappando dalla violenza delle “maras” del Salvador quando era bambino, coi genitori. Oggi studia all’università, ma non può partire per l’Erasmus in Svezia perchè non ha passaporto italiano. E poi s’interessa di politica ma non può votare. In un limbo, come lui, centinaia di migliaia di giovani che si sentono italiani. Ascoltalo qui, ne vale davvero la pena

La storia di vita e integrazione vissuta in una parrocchia di Reggio Calabria

Forse si chiamava Hassen, ma per noi di S. Lucia era Arsen, non so per quale distorsione di pronuncia. Dopo che è morto, abbiamo saputo di lui cose importanti della sua povera vita, ma non il nome preciso.

Circolava da anni nelle nostre strade, nei nostri cortili, nella nostra parrocchia;
ospite fisso della mensa del Lucianum, nei periodi migliori sbrigava qualche lavoretto. Anche quando era ubriaco fradicio, era sempre gentile, beneducato, mai aggressivo. Dopo che è morto, abbiamo cercato di ricordare da quanto tempo la sua familiare figura fosse entrata nel panorama quotidiano: quindici anni, abbiamo ricostruito.

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Cittadinanza comparata

La cittadinanza italiana va riconosciuta a chi sia nato nel nostro paese da genitori stranieri? A quali condizioni? Con quali conseguenze per il controllo dell’immigrazione e per l’identità nazionale? Questi dubbi attraversano il dibattito domestico sulla cittadinanza e lo alimentano. Acquisita la consapevolezza che gli immigrati sono una componente strutturale della società italiana, ci si interroga sulla opportunità di modificare la disciplina vigente, prevista dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in senso più inclusivo verso i c.d. immigrati di seconda generazione. L’assenza dello ius soli crea un evidente deficit di integrazione per chi sia nato (da genitori stranieri) e cresciuto in Italia. Tuttavia, il riconoscimento incondizionato della cittadinanza a chiunque nasca sul suolo italiano rischierebbe di incentivare l’immigrazione irregolare. Ci sono vie di uscita? L’analisi comparata consente di individuare soluzioni equilibrate. In base al modello dello ius soli “temperato”, i figli di genitori stranieri possono acquisire la cittadinanza del paese di nascita a condizione che almeno un genitore vi soggiorni in modo regolare e permanente. Tale soluzione consentirebbe di integrare i “nuovi” italiani senza incoraggiare condotte opportunistiche da parte dei migranti.

Qui un articolo per approfondire

Run Out, le migrazioni del cricket

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Nel cricket non esistono regole (rules) ma leggi (laws) e la trentottesima (delle 42 che regolano il gioco) è proprio quella che riguarda il Run out. Dopo aver colpito la palla, il battitore tenta una corsa per guadagnare un punto, si trova al di fuori del crease (casa base) ed è esposto all’eliminazione. Questa legge ha forse un significato simbolico per le migliaia di migranti che praticano oggi questo sport fuori dai confini dei loro paesi d’origine.

Ascolta il radiodocumentario andato in onda su Radio3 di Jacopo De Bertoldi 

Lo ius soli in Europa, paese per paese

I Ventisette stati europei nel merito non hanno una legislazione univoca e applicano lo ius sanguinis e lo ius soli temperando un principio con l’altro. Ma tutti, anche quelli più flessibili in termini di conferimento della cittadinanza, non contemplano uno ius soli puro. Gli Stati Uniti sono l’unico Paese del mondo ad avere una legislazione in tal senso. Ma vediamo caso per caso come si comportano i governi europei.

Germania. A Berlino lo ius soli è forte più che in altri Stati europei, ma è comunque temperato da paletti sostanzialmente rigidi. Il diritto di base che viene seguito per l’attribuzione della cittadinanza è quello di sangue, ma possono diventare cittadini tedeschi tutti quei bambini nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due genitori abbia in mano un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto anni.

Gran Bretagna. A Londra sono più morbidi che non in Germania, ma non esiste uno ius soli puro. Il bambino che nasce su territorio britannico anche da un solo genitore già in possesso della cittadinanza britannica è automaticamente cittadino del Regno Unito. La cittadinanza si acquisisce anche in seguito a tre anni di matrimonio con un cittadino britannico

Irlanda. A Dublino seguono la linea di Berlino. Vige lo ius sanguinis, ma se un bambino nasce da genitori di cui almeno uno risiede nel paese regolarmente, quindi con permesso di soggiorno, da tre anni prima della sua nascita, allora ottiene la cittadinanza.irlandese dal suo primo vagito.

Continua a leggere l’articolo di Anna Mazzone su Panorama

IL DIRITTO DI ESSERE COME NOI

SI SENTONO come dei fantasmi nel paese in cui sono nati e cresciuti, in cui hanno studiato, di cui parlano la lingua e spesso conoscono le usanze e le leggi molto più di quanto conoscano la lingua, le leggi e le usanze del paese da cui provengono i loro genitori. Sono i ragazzi e i giovani impropriamente definiti della seconda generazione di migranti. Impropriamente perché la maggior parte di loro non è affatto venuta in Italia da un altro paese, ma è nata e cresciuta qui, analogamente ai coetanei italiani. Oppure sono venuti quando erano ancora bambini e qui hanno frequentato le scuole e hanno condiviso esperienze con i coetanei autoctoni.
È passato un anno da quando alla Camera è stata approvata in prima lettura una nuova legge sulla cittadinanza che introduce quello che è stato definito uno ius soli temperato, ovvero con più vincoli di quello in vigore in Francia o Stati Uniti.
Non basta, infatti, nascere in Italia per avere la cittadinanza. Occorre, per i minori nati in Italia, non solo che venga fatta una formale richiesta da parte dei genitori, ma anche che almeno uno dei genitori abbia un permesso di soggiorno di lungo periodo o, in alternativa, che il minore abbia frequentato almeno un ciclo di studi. Lo stesso requisito, da soddisfare entro i sedici anni di età, è richiesto per i minori arrivati prima dei dodici anni. Per i più vecchi (fino ai venti anni) il requisito si allunga.
Continua a leggere Chiara Saraceno su Repubblica

Cittadinanza, è boom. Più nuovi italiani che migranti sbarcati

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Lo scorso anno 178 mila acquisizioni, contro le 100 mila del 2013 e le 130 mila del 2014, un dato in controtendenza rispetto all’Europa. Ismu: “Quest’anno potrebbero arrivare a 190 mila”

In Italia sono sempre più numerosi i cittadini stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana. In base ai dati del bilancio demografico nazionale recentemente diffusi da Istat, sono 178mila i cittadini stranieri che nel corso del 2015 hanno acquisito la cittadinanza italiana, il 37% in più rispetto all’anno precedente (oltre 35 stranieri ogni mille residenti).

Lo ricorda in una nota la Fondazione Ismu, sottolineando come dal 2013 i dati sulle acquisizioni di cittadinanza italiana hanno registrato un forte aumento: si è passati da 100mila nel 2013 a 130mila nel 2014, sino alla punta di ben 178 mila nel 2015. Sono diventati italiani soprattutto molti di coloro che appartengono a comunità di antico insediamento e che hanno dunque maturato i requisiti di acquisizione per residenza o naturalizzazione: albanesi e marocchini in testa. Molto significativo anche il dato relativo ai minorenni: il 37% dei nuovi italiani del 2015 ha meno di 18 anni.

Continua a leggere l’articolo di Stranieriintalia.it