Monthly Archives: ottobre 2016

La casa di Hitler: Demolire il passato?

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Memoria difficile, memoria contesa.

L’Austria ha deciso di abbattere la casa di Braunau-am-Inn, in cui Hitler visse per i suoi primi tre anni.  Rimuovere la traccia fisica del memoria del Führer suscita un acceso dibattito: eliminare quella casa non rischia di rafforzarlo come luogo di raccolta per i neo nazisti che in Germania stanno aumentando esponenzialmente? In Italia invece ci si chiede se fare il museo del fascismo a Predappio, paese natale di Mussolini. È giusto abbattere i simboli scomodi della memoria storica?

Gli ospiti del 18 ottobre 2016

Gerhard Mumelter, corrispondente del quotidiano austriaco Der Standard

Marcello Flores, insegna Storia Comparata all’Università di Siena ed è direttore del Master in Diritti Umani e Azione Umanitaria, ancora presso l’Università di Siena

Mario Avaglianogiornalista e studioso di Storia contemporanea, è membro dell’Irsifar (Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla resistenza),  e direttore del Centro Studi della Resistenza dell’Anpi di Roma-Lazio

Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino per Repubblica

Carlo Greppi, storico

Flores e Sabbatucci: due storici a confronto sul museo del fascismo

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“Chi pensa che Predappio  ha poca fiducia”, dice Marcello Flores, favorevole al’idea di utilizzare quella che fu ‘La casa del fascio e dell’ospitalità’ per un’esposizione che riassuma la storia del fascismo e per favorire la discussione.

Strano e contraddittorio fare un museo di una pagina che la nostra storia rigetta: oscillerà tra i due estremi, meta per nostalgici o museo dell’antifascismo”, dice invece lo storico Giovanni Sabbatucci

Ascolta il loro confronto qui

Il dibattito divide il governo austriaco

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Il governo di Vienna discute in questi giorni sul destino della casa di Hitler a Braunau-am-Inn: demolendola c’è il rischio che il suo potere simbolico per i nostalgici filonazisti aumenti? Quale altra destinazione potrebbe avere? E l’opinione pubblica austriaca cosa ne pensa?

Ascolta qui Gerhard Mumelter, corrispondente di Der Standard

 

Viaggio nel paradiso degli econazisti

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Ai bambini è vietato usare parole inglesi. I genitori praticano il ritorno alla terra e l’odio xenofobo. In Germania sono tornati i “protettori della zolla” che tirarono la volata al Führer. Siamo andati a vedere.

Nessuno è benvenuto, nel regno degli econazisti. Dimenticate gli skinhead col bomber o gli hooligan con le svastiche tatuate sul petto. Siamo a Koppelow, nell’idilliaca “Svizzera del Meclemburgo”, nel laboratorio di un esperimento che fa paura. Qui i nazisti fondarono nel 1926 il movimento degli artamani, dei “protettori della zolla”. L’obiettivo era creare un’élite in piena campagna, isolarsi dalla liberale Repubblica di Weimar rendendosi autosufficienti, costruire un’élite völkisch, germanica e antisemita, cacciare i lavoratori polacchi. Prepararsi al Terzo Reich. Ne facevano parte gerarchi delle SS del calibro di Heinrich Himmler o il futuro comandante di Auschwitz Rudolf Höss.

Vent’anni fa, gli artamani sono tornati. Con ambizioni simili. Allora Huwald Fröhlich, tagliaboschi e produttore bio, scrisse varie lettere su riviste di estrema destra come Opposition für Deutschland, invitando i camerati a raggiungerlo nel luogo simbolo dell’avanguardia bruna. Con lui arrivarono il fabbro Jan Krauter, che vende coltelli e rune di ferro, e la rilegatrice Irmgard, sul cui sito web campeggia il Signore degli anelli di Tolkien, mito intramontabile dell’estrema destra.

Leggi il reportage di Tonia Mastrobuoni sul Venerdì di Repubblica

L’inglorioso museo di Predappio

No a un museo del fascismo come quello che si vorrebbe realizzare con la complicità del ministro Franceschini e purtroppo dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione

I musei storici non hanno mai rappresentato un momento di eccellenza nella politica culturale del nostro paese. A deprimerne ulteriormente le sorti circola adesso l’idea di insediare a Predappio un museo del fascismo, con la complicità del ministro Franceschini e purtroppo dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione, che non meriterebbe di suggellare il suo declino con questa ingloriosa iniziativa.

Non si nega, sia ben chiaro, la necessità che il sindaco di Predappio prenda tutte le iniziative che ritiene opportune per impedire che la località rimanga ostaggio del pellegrinaggio di irriducibili nostalgici. Ma se già per lui sarà difficile, al di là dei migliori propositi, allontanare dalla località il motivo al quale deve la sua fama, ben diversa si prospetta la sorte per una iniziativa di carattere nazionale che dovesse in essa realizzarsi.

Enzo Collotti sul Manifesto

Il museo del fascismo a Predappio è sbagliato

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Pochi giorni fa Donald Trump ha twittato una frase attribuita a Benito Mussolini: “Meglio vivere un giorno da leoni che cento da pecora”. Il vero autore della frase si chiamava in realtà Ignazio Pisciotta. L’uomo era uno sconosciuto ufficiale della prima guerra mondiale, che avendo perduto la mano destra in battaglia scrisse con la sinistra (almeno così dice la vulgata) la sua frase eroica sui muri. E non i muri di un posto qualsiasi, ma i muraglioni di quel Piave che mormorava nella ormai celeberrima canzone.

Solo dopo entrerà in scena Mussolini. La frase evidentemente gli piacque molto. Anche perché rispecchiava perfettamente quella sua retorica nazional-popolare fascista che tanto aveva a cuore concetti come virilità ed eroismo.

Molti di noi fino a ieri (me compresa) ignoravano l’esistenza di Ignazio Pisciotta. L’abbiamo scoperto dopo il caso Trump leggendo vari giornali e lanci di agenzia.

Sta di fatto che la frase, pur non avendo natali fascisti, si lega intimamente a quel periodo storico. Il regime infatti la usò per la sua propaganda perché in fondo ne esprimeva l’essenza.

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Predappio: il fascismo avrà il suo museo

Nel paese natale di Benito Mussolini, in provincia di Forlì-Cesena, il Comune ha deciso di organizzare un’esposizione permanente sul fascismo. È già stato scelto il luogo che la ospiterà: l’edificio dell’ex Casa del Fascio. Come racconta il Corrieredibologna, la realizzazione del museo è stata affidata all’Istituto Parri di Bologna, nato nel 1963 per volere di un gruppo di intellettuali partigiani che avevano partecipato alla resistenza. Insomma gli eredi dei partigiani di fatto gestiranno il museo del fascismo. Ma occhio a chiamarlo così, gli ideatori la chiameranno “esposizione permanente”. E a parlare del progetto è Luca Alessandrini, direttore dell’istituto Parri: “Siamo nati nel pieno della guerra fredda da un’idea avuta da Ferruccio Parri nel 1949 — spiega Alessandrini al Corriere di Bologna — Parri voleva salvare l’esperienza storica dell’antifascismo mentre la guerra fredda sembrava fare passare in secondo piano la straordinaria esperienza unitaria della Resistenza. Per capire la Resistenza bisogna capire come il nostro Paese sia stato preda del fascismo. La biblioteca del Parri è la più importante in circolazione sul fascismo, abbiamo persino un fondo librario sul nazismo austriaco”. infine conclude: “utto in noi si ribella quando vediamo questa ignobile paccottiglia ma è impossibile trovare una norma giuridica che assecondi la nostra rabbia senza ledere le libertà democratiche. Il problema è culturale. Inutile vietare”.

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La notizia. Austria: sarà demolita la casa in cui nacque Adolf Hitler

L’annuncio è arrivato dal ministro dell’Interno austriaco Wolfgang Sobotka: «La casa di Hitler sarà distrutta ha detto – le fondamenta potranno essere conservate ma un nuovo edificio sarà costruito sul posto. È necessario un cambiamento radicale per evitare in modo permanente il riconoscimento del significato simbolico del palazzo». La casa, un palazzina gialla di due piani al ridosso del confine tedesco, dove nel 1889 nacque il dittatore nazista era da tempo al centro di una disputa tra il governo e l’attuale proprietaria Gerlinde Pommer, discendente di coloro che a fine Ottocento affittarono la casa alla famiglia di Hitler. Lei si era sempre rifiutata di venderla, e dal 1972 lo Stato le corrispondeva un contratto di affitto da 4600 euro al mese, che prevedeva che l’edificio venisse usato solo a scopi socio-educativi. Ma il 20 aprile di ogni anno, giorno della nascita del Führer, quella casa diventava meta di un vero e proprio pellegrinaggio da parte dei neonazisti. A luglio il portavoce del Ministero dell’Interno aveva annunciato la decisione del governo di Vienna di procedere all’esproprio dell’immobile. Adesso la conferma che quella casa verrà demolita.

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