Monthly Archives: ottobre 2016

Culle vuote: ancora calo delle nascite

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Una telefonata arrivata a Prima Pagina questa mattina sottolinea, ancora una volta, il dato del tracollo delle nascite in Italia. Nei primi sei mesi del 2016 ci sono state 14.000 nascite in meno. Perché? È una questione solo biologica o di scelta personale? Per parlarne partiamo dai protagonisti e dalle storie, anche le vostre. Perché avete scelto di fare figli o di non farne?

Gli ospiti del 20 ottobre 2016

Sarah, ascoltatrice, neomamma genovese, ha inviato un sms questa mattina

Errico Buonanno, scrittore

Ilaria Beltrammetra le 5 protagoniste del docufilm “Stato interessante”. Lei e il compagno hanno provato per 13 anni di avere un figlio e hanno deciso di lasciar stare. Hanno quasi 44 anni

Eleonora Porcu, professore associato all’Università di Bologna, responsabile del Centro di Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi

Letizia Mencarini insegna demografia all’Università Bocconi

Alessandra Brunoregista, autrice del docufilm “Stato interessante”

Alida Aisemberg, maestra scuola materna di Berlino

Un calo demografico che dura da decenni

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Il crollo della natalità certificato dall’Istat è il frutto di un calo demografico iniziato già negli anni’90. Nascono pochi bambini perché ci sono pochi giovani che possono farli. E la crisi economica degli ultimi 8 anni non basta a spiegare tutto questo. Ascolta la demografa della Bocconi Letizia Mencarini, impegnata nel progetto di ricerca quinquennale “Felicità e fare figli”

Il tracollo delle nascite: in sei mesi 14mila in meno

È come se dal primo gennaio al 30 giugno di quest’anno a Roma non fosse nato neppure un bambino. Sale parto sbarrate, consultori vuoti, ecografi spenti negli ambulatori dei ginecologi: tutto chiuso. E ancora non basta. Nella capitale infatti in sei mesi vengono al mondo circa 12mila bambini, e nell’intero Paese durante lo stesso lasso di tempo del 2016 ci sono state 14.600 nascite meno dell’anno prima. Cioè si è avuto un calo mai registrato in epoca recente, del 6%. In numeri assoluti significa 221.500 nuovi nati contro i 236.100 di un anno fa.

La riduzione della natalità già andava a passo sostenuto, ora sta diventando una corsa e i dati pubblicati ieri dall’Istat riguardo alla prima parte del 2016 disegnano un futuro davvero fosco dal punto di vista demografico. Certo, sono i primi sei mesi, teoricamente da luglio a dicembre potrebbe cambiare qualcosa in meglio ma appare molto difficile che si risalga troppo la china, vista la tendenza avviata ormai da molti anni. E del resto potrebbe anche accadere il contrario, cioè esserci una riduzione più sostenuta. Se si analizza quanto accaduto nel 2015, ad esempio, il calo rispetto al 2014 dopo i primi sei mesi era di circa il 2% e alla fine dell’anno è arrivato al 3, portando il dato assoluto a 485mila nati, per la prima volta nella storia d’Italia sotto il mezzo milione. Ebbene, se si proiettano i numeri disponibili per il 2016 su tutto l’anno ci si ferma tra i 450 e i 460mila nuovi italiani. Sono solo stime ma danno l’idea di cosa possa succedere nel giro di un lustro se si continua ad andare avanti di questo passo.

Leggi l’articolo di Marco Bocci su Repubblica

In un mondo di culle vuote un futuro «arido»

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Qual è il numero ideale di figli? Dipende. Dipende dalle famiglie, dal contesto in cui si vive e da una combinazione di fattori culturali, sociali, economici. Se però si chiede alle persone quanti figli vedono nella propria famiglia ideale, c’è un dato che emerge nettamente: nei Paesi più ‘ricchi’ la cifra è sempre superiore alla realtà, in quelli più poveri è l’opposto. A portarlo alla luce è un sondaggio condotto in 19 Paesi dall’Economist. Le cifre si prestano a diverse considerazioni – specialmente nel momento in cui in Italia è scoppiata la polemica attorno alla campagna per il «Fertility day» promosso dal ministero per la Salute.

L’articolo è di Massimo Calvi su Avvenire

Donne maschiliste! Lettera aperta di un mammo

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Il raggiungimento dell’età matura ha coinciso, per me, con una serie di segnali. Il primo: la voglia di paternità. Il secondo: il cambiamento della reazione della gente quando e io e mia moglie dichiaravamo i rispettivi lavori. C’è stato un momento, intorno ai venticinque anni, in cui dire: «Faccio lo scrittore» (io) e «Faccio il medico» (lei) spostava incontrovertibilmente l’attenzione e il fascino su di me. Dai trent’anni, a un tratto, la mia dichiarazione è sembrata imbecille, a volte anche accolta con una certa pietà, e le domande e l’interesse si concentravano su Claudia: «Dove? Che branca?». Quando perciò il bambino arrivò, seguito a un anno di distanza da un altro, fu chiaro da subito a chi dei due toccasse favorire la propria professione: quello, in sostanza, che una professione l’aveva.

Non fu una scelta sofferta: fu naturale, scontato. Non per tutti, va detto. Le amiche non mancavano di domandare a mia moglie: «Come farai coi bambini, adesso?». E quando rispondevamo: «Ci penserà Errico», le altre, le donne innanzi tutto, scherzavano: «Poverino!». Ridevamo. Con la certezza che nessuna avrebbe fatto una piega se avessimo annunciato che Claudia aveva deciso di abbandonare il lavoro. Con la certezza che nessuna avrebbe mai domandato ad un maschio: «Come farai coi bambini, adesso?». Ma ridevamo.

Continua a leggere Errico Buonanno su Pagina99

Il docufilm: “Stato interessante”

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Cinque donne senza figli, tra i 38 e i 43 anni, e un orologio biologico che batte il tempo senza tregua. Per tutte la stessa domanda: cercare un figlio prima che sia troppo tardi, o scegliere di non diventare mai madre? Dentro questa domanda, mille dubbi, infiniti incroci tra volontà e desiderio, scelta e possibilità. È attorno a questo dilemma – forse il più intimo di tutti – che si sviluppa “Stato Interessante”, film documentario di Alessandra Bruno prodotto da Raffaele Brunetti per B&B Film. Di strada, però, ne ha già fatta tanta: prima con il passa parola, da amica ad amica, poi suoi social, dove è già possibile familiarizzare con Ilaria, Anna, Chiara e le altre.

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