Monthly Archives: ottobre 2016

Emergenza Call center

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In crisi è l’intero settore dei call center e migliaia di posti di lavoro sono in bilico. Un mondo in cui molte società appaltano il lavoro in altri Paesi e le regole sindacali minime non vengono rispettate. Chi di noi non ha ricevuto telefonate continue per sottoscrivere contratti di cui capiamo poco e che creano problemi anche a noi consumatori? Questa mattina cerchiamo di fare il punto sul mondo dei call center e ci chiediamo: nel futuro esisteranno ancora o ce li lasceremo alle spalle grazie a nuove modalità di comunicazione tipo ecommerce?

Gli ospiti del 21 ottobre 2016

Marina, ascoltatrice, lavora in un call center

Francesco Assisi, segretario generale Fistel Cisl Sicilia

Gianluca Di Ascenzoavvocato e presidente Codacons

Domenico Palmiotti caporedattore redazione di Taranto della Gazzetta del Mezzogiorno, collabora con Il Sole 24 ore dove a fine settembre a firmato il pezzo “Call center: in Puglia allarme sui fondi per la formazione”

Rita Palidda, insegna Sociologia economica all’Università di Catania

Aldo Novescrittore

Telefonate a raffica, invadenti, insistenti…i call center dal punto di vista dei consumatori

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E poi ci siamo noi, comuni cittadini, alle prese con telefoni che squillano più volte al giorno per proporci qualsiasi cosa, oppure rassegnati a servirsi di assistenze clienti lentissime, scortesi, inefficienti. E in alcuni casi, soprattutto se anziani, a rischio di truffe e raggiri.

Il mondo dei call center visto dal lato dei consumatori con Gianluca Di Ascenzo, avvocato e presidente del codacons.

“Il mondo selvaggio dell’outbound” ovvero: come vivono i dannati dei call center

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Tra i dannati dei call center, la zona “selvaggia” è quella dell’outbound: gli operatori che ci tempestano di telefonate proponendoci offerte e contratti d’ogni tipo. E due minacce incombono sul futuro: le commesse al ribasso (è il caso della vertenza Almaviva) e la continua delocalizzazione, ad esempio verso l’Albania dove i call center italiani crescono a dismisura. Ascolta Francesco Assisi di Fistel Cisl Sicilia

Il call center? Roba da romanzo

Il call center come luogo simbolo del lavoro parcellizzato, disumanizzato, privo di qualunque gratificazione e, per sua natura, a tempo: così negli ultimi anni la ‘stanza dei telefoni’ si è fatta scenario di romanzi e racconti. L’onda è cominciata a metà degli anni Duemila, ma non si è ancora interotta. Ecco alcuni titoli, italiani e stranieri, che tra realismo e ironica fanno i conti con questo mondo

Lara Crinò sull’Espresso

La crisi di Almaviva e del settore

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Oltre 2.500 licenziamenti tra Roma e Napoli e quasi 400 persone trasferite da Palermo a Rende, in Calabria. Sono i numeri della crisi di Almaviva Contact, società attiva nei call center che rappresenta in questi giorni la situazione in cui versa il settore. In Italia sono quasi una decina le società in crisi conclamata e di queste almeno tre hanno attivato gli ammortizzatori sociali. I sindacati lanciano l’allarme: 70-80 mila posti a rischio. A Palermo, Almaviva Contact ha perso la commessa Enel vinta da Exprivia e ha deciso di trasferire 400 dei 3.500 lavoratori in Calabria. Gli operatori mercoledì hanno occupato la sede di via Marcellini e indetto due giorni di sciopero. Oggi si presenteranno alla visita del premier Matteo Renzi per chiedere di regolamentare il settore.

La vertenza al ministero

Al ministero dello Sviluppo economico ieri si è tenuto un altro appuntamento del tavolo gestito dal viceministro Teresa Bellanova tra Almaviva e i sindacati. Per Palermo, le condizioni proposte dal nuovo committente di Enel secondo i sindacati «sono inaccettabili perché chiedono al lavoratore di dimezzarsi l’orario e perdere tutte le tutele, fra le quali l’anzianità di servizio», dice Francesco Assisi, segretario Fistel Cisl. Exprivia, a fronte degli stessi volumi di Almaviva, dichiara un fabbisogno di risorse dimezzato.

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«Niente orari, molti insulti e il contratto scade ogni mese»

Domenico Guido, 54 anni, maturità classica, sposato, un figlio adolescente e da otto anni voce fra le migliaia di Almaviva, a Catania. Dico bene? «Sì. Aggiungo che lavoro nel call center in “outbound”, cioè sono io oppure è il sistema a chiamare, non gli utenti che chiamano me».

Quindi è un collezionista di insulti? «In effetti capita che dall’altra parte del filo arrivino parolacce, la più classica è il vaffa. Il peggio però tocca alle colleghe. Può immaginare quali improperi sessisti sentano…».

Continua a leggere l’intervista di Giusi Fasano sul Corriere della Sera