Monthly Archives: ottobre 2016

Il Land Grabbing influenza l’emigrazione?

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Mentre continuano gli aggiornamenti sullo sgombero di the Jungle, la Giungla di Calais, un’ascoltatrice ci chiede: se una larga porzione di terra nei paesi del terzo mondo viene venduta ad aziende o governi di altri paesi senza il consenso delle comunità che ci abitano o che la utilizzano, spesso da anni, per coltivare e produrre il loro cibo, cosa succede? Si chiama Land Grabbing ed è uno scandalo che esiste da molti anni, ma che dallo scoppio della crisi finanziaria è cresciuto enormemente, spingendo nella fame migliaia di contadini del Sud del mondo.

Stamattina alla #Città ci chiediamo: quanti dei migranti che arrivano in Europa hanno a che fare con l’accaparramento delle terre, il Land Grabbing?

Gli ospiti del 24 ottobre 2016

Stefano Libertigiornalista del quotidiano Il Manifesto, tra i suoi libri “Land grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo” (MinimumFax)

Giorgia Ceccarelli, responsabile sicurezza alimentare Oxfam Italia “I signori del cibo”

Sara Prestianni, ufficio immigrazione Arci, è a Calais

Flaminia Bussotti, corrispondente italiana a Berlino, con l’esperienza decennale in Germania

Stefano Liberti. I signori del land grabbing

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Il land grabbing espelle i contadini africani dalle loro terre verso le gli slum urbani delle megalopoli del continente, ed è una spia della mancanza di prospettive e di politica: ecco perché tanti ragazzi africani spendono 3-4 mila euro per arrivare da noi e non li investono rimanendo a casa. Ascolta Stefano Liberti, autore di Land grabbing e I signori del cibo.

La folla lo incita: “Salta!”, 17enne somalo si suicida lanciandosi nel vuoto

Un giovane migrante somalo si è suicidato ieri in una cittadina dell’ex Germania dell’est, lanciandosi nel vuoto da una finestra al quinto piano, mentre molta gente in strada lo incitava gridando ritmicamente “Salta! Salta!”. La polizia della cittadina di Schmölln era stata chiamata dal responsabile dell’ospitalità ad un gruppo di giovani somali, che denunciava il comportamento aggressivo del ragazzo. Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno trovato il diciassettenne seduto sul davanzale di una finestra al quinto piano, da dove minacciava di uccidersi. Gli agenti hanno cominciato a parlare con lui per convincerlo a non gettarsi.

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Avanti con il “Migration compact”

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La politica migratoria dell’Unione europea funziona a metà. È il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda dei punti di vista. Il Consiglio europeo di ieri a Bruxelles ha visto un importante passo in avanti sul fronte delle azioni esterne: c’è unità tra i 28, che hanno accolto con favore i progressi dei cosiddetti «compact», i progetti-pilota in cinque Paesi africani seguiti in prima persona da Federica Mogherini. E questa è la parte semi-piena del bicchiere. Sul fronte interno, però, resta l’immobilismo e quindi le divisioni. Durante il summit non sono mancati gli scontri e Matteo Renzi ha puntato il dito contro quei Paesi, in particolare dell’Est, che si rifiutano di accogliere i rifugiati: «Così com’è, questa solidarietà non è nei trattati». Ha poi aggiunto che «l’Italia sta facendo la propria parte, ma in termini di solidarietà da parte di troppi Paesi non ho visto altrettanto impegno».

Marco Bresolin su La Stampa

Emmanuel Carrère racconta Calais

emmanuelcarrereEmmanuel Carrère ha scritto un lungo reportage su Calais, che «la Lettura» pubblica sul numero #229 in edicola da domenica 17 aprile. In questo video, che abbiamo realizzato qualche giorno fa nella sua casa di Parigi, lo scrittore francese spiega come è nato il testo. Carrère non ha voluto raccontare la Giungla, la bidonville che ospita i migranti già descritta in molte inchieste giornalistiche, ma ha preferito spostare lo sguardo sulla città di Calais, i suoi abitanti, le reazioni di fronte a un fenomeno epocale che loro vivono sulla pelle giorno dopo giorno.

«Si va dalla compassione generosa al rigetto identitario passando per il senso di colpa, un senso di colpa che credo siamo in molti a provare — dice Carrère —. Ci diciamo che bisognerebbe fare qualcosa, ma che cosa sono disposto a fare, io? Sono disposto ad accogliere dei migranti nel mio appartamento? Non ne sono sicuro. Questa situazione riporta tutti a qualcosa di personale»

Clicca qui per guardare il video dello scrittore sul CorriereLive

Anche il land grabbing tra le cause dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo

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La storia del Mar Mediterraneo è da sempre caratterizzata da mobilità, scambi e flussi migratori che hanno generato contaminazioni tra culture e trasformazioni sociali. Le migrazioni odierne dall’Africa all’Europa, però, sebbene siano da inserire all’interno di questo processo storico, stanno assumendo una rilevanza geopolitica crescente, sia per numero di migranti che per frequenza degli sbarchi.

Francesco Mattioni su Geopolitica.info

Ghana, la sfida della Chiesa contro l’accaparramento della terra

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Vescovi e organizzazioni si schierano contro il Land Grabbing, l’esproprio estensivo di terre da parte di multinazionali estere che – in Africa e in altre aree del mondo – sta distruggendo l’ambiente e costringendo intere fette di popolazione alla miseria o all’emigrazione. Monsignor John Kwofie, vescovo di Sekondi-Takoradi, spiega a Vatican Insider le caratteristiche del fenomeno e l’azione ecclesiastica per contrastarlo.

Protagonisti di questo nuova modalità di colonialismo economico e sfruttamento di terre pubbliche a fini di lucro privato, sono multinazionali (molte sono europee, anche qualche italiana) che si recano con sempre maggiore frequenza in aree di Paesi in via di sviluppo e convincono con «bad contracts» a mettere a loro disposizione infinite quantità di acri. In Ghana, il fenomeno sta assumendo proporzioni enormi e la Chiesa cattolica, per bocca dei suoi Vescovi, ha deciso di scendere in campo.

Luca Attanasio su La Stampa

Rapporto Oxfam

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Illustrazione © Piero Lusso

Dal 2009, Oxfam e altre organizzazioni stanno denunciando l’allarmante corsa globale alla terra. Milioni di ettari di terra sono stati acquisiti dagli investitori per soddisfare la domanda di cibo e biocarburanti, o per mera speculazione, a discapito, molto spesso, di coloro che hanno un maggior bisogno della terra e posseggono maggiori conoscenze per proteggerla e tutelare la biodiversità: contadini, pastori, pescatori, comunità che vivono dei frutti delle foreste e popolazioni indigene. Diritti violati Da un’esauriente analisi sulle acquisizioni di terra che sarà pubblicata il mese prossimo si evince che vi è un aumento progressivo di contratti siglati e che siamo sempre di più in una fase di effettiva attuazione di questi investimenti le cui implicazioni potranno essere valutate negli anni a venire. Il 59% di questi accordi riguarda terra comunitaria rivendicata dai popoli indigeni e dalle piccole comunità con la conseguenza diretta che la vita di milioni di persone viene sconvolta. Finora, solo una piccola parte di questi accordi commerciali ha previsto un vero e proprio dialogo con le comunità locali, mentre il rischio che il conflitto si possa inasprire è enorme. Oxfam mette in luce le principali conseguenze che si avranno se non verranno tutelati e garantiti i diritti alla terra per i popoli indigeni e le comunità locali: donne escluse da qualsiasi processo di sviluppo; intere comunità cacciate dalle proprie case. Oggi, ci troviamo di fronte al più grande attacco all’identità, ai diritti, alla sopravvivenza e alla sicurezza dei popoli, e ad esserne compromesso è anche il nostro pianeta. I popoli indigeni e le comunità locali non possono permettersi di perdere questa battaglia, e non possiamo permettercelo neanche noi.

Qui per scaricare e leggere il rapporto Oxfam Italia

Una spirale di violenze nella corsa globale alla terra

Un nuovo rapporto di Oxfam, presentato oggi a Terra Madre, rivela che circa il 60% degli accordi terrieri degli ultimi 16 anni ha sottratto terre comuni ai popoli che le abitano. 2,5 miliardi di persone appartenenti ai popoli indigeni abitano più di metà della Terra, ma solo a 1/5 vengono riconosciuti titoli di proprietà.

Il diritto alla terra per gran parte dei popoli indigeni e le comunità di piccoli agricoltori è sempre più un miraggio. In milioni sono costretti con la forza a lasciare la propria casa, mentre nel mondo si registra che un’estensione di terra pari alla Germania è stata messa in vendita nel totale disprezzo dei loro diritti. A rivelarlo è il nuovo rapporto di Oxfam, Custodi della terra, difensori del nostro futuro, realizzato in collaborazione con la Land Matrix Initiative e presentato oggi a Terra Madre nell’ambito della campagna Land Rights Now.

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