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Cambiamento climatico: come uscire dall’antropocene?

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Si chiama Antropocene: l’epoca geologica in cui l’ambiente è fortemente condizionato dall’azione umana. Intanto la CO2 ha raggiunto cifre da record. L’Organizzazione mondiale della meteorologia certifica che nel 2015 è stata superata la soglia delle 400 parti per milione.

Questa mattina alla #Città ci chiediamo, vi chiediamo: si può uscire da questa nuova era climatica? A quanto servono gli accordi sul clima del G20 a Parigi?

E ancora: cosa possiamo fare noi nella vita quotidiana per invertire la rotta?

Gli ospiti del 25 ottobre 2016

Franco Prodi, fisico, studioso di fisica dell’atmosfera, meteorologia e climatologia, è stato docente presso l’Università di Ferrara e ha diretto l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (Isac) del CNR

Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia

Antonio Galdo, direttore del sito nonsprecare.it, ha scritto vari saggi, tra cui il recentissimo Ultimi. Così le statistiche condannano l’Italia

Luca Mercalli, meteorologo, divulgatore scientifico e climatologo italiano, è  Presidente della Società Meteorologica Italiana

Serenella Iovino, insegna letterature comparate a Torino, è stata presidente della European Association for the study of Literature Culture and Enviromnment

5 semplici modi per arginare i cambiamenti climatici

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Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per arginare i cambiamenti climatici? Nella nostra vita quotidiana possiamo provare a cambiare alcuni abitudini passo dopo passo per un maggior rispetto dell’ambiente per il bene di tutti. Forse molti di noi mettono già in pratica questi semplici suggerimenti, ma è sempre possibile migliorare.

1) Risparmiare energia

Possiamo mettere in atto qualche piccolo trucco per il risparmio energetico, ad esempio scegliendo lampadine ed elettrodomestici a basso consumo. Ricordiamo di spegnere le luci quando non servono sia in casa che in ufficio e di non lasciare mai in stand-by e inutilmente il computer o il televisore.

2) Abbassare il riscaldamento

Durante l’inverno proviamo a regolare il riscaldamento nel modo giusto, se ne abbiamo la possibilità, e a riscaldare l’ambiente in cui viviamo in modo ecologico e intelligente. Mantenere la temperatura delle stanze della nostra casa non superiore ai 19 o ai 20 gradi al massimo ci aiuterà a risparmiare e a rispettare l’ambiente.

3) Ridurre il consumo di carne

Chi non vuole eliminare del tutto la carne dalla propria alimentazione, può almeno provare a ridurne il consumo. Infatti gli allevamenti intensivi sono una delle maggiori cause di inquinamento e di spreco di energia e risorse nel nostro Pianeta. Anche in questo caso il vero cambiamento parte dalle nostre scelte quotidiane.

4) Scegliere la mobilità sostenibile

Possiamo impegnarci, quando ci è possibile, a limitare gli spostamenti in auto a favore delle passeggiate a piedi o in bicicletta. Soprattutto nelle grandi città possiamo scegliere i mezzi pubblici o il bike-sharing. Insomma, anche dal punto di vista degli spostamenti e del pendolarismo possiamo fare la nostra parte.

5) Ridurre, riutilizzare riciclare

Uno stile di vita più sostenibile e rispettoso del Pianeta si basa anche su un maggior rispetto degli oggetti che possediamo o che decidiamo di acquistare. Facciamo in modo che durino il più a lungo possibile, cerchiamo di riparare e di riutilizzare ciò che abbiamo prima di acquistare qualcosa di nuovo, impegniamoci nella raccolta differenziata e nella riduzione dei rifiuti. Non dimentichiamo che soprattutto a causa dei rifiuti di plastica sempre più animali in mari e oceani rischiano il soffocamento e la morte come conseguenza delle nostre cattive abitudini.

Fonte Greenme.it

Cosa succede al nostro pianeta

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Ci sono due fattori che lo provocano. Uno è naturale e dipendente da aspetti astronomici. Nella storia della Terra le tracce trovate nei ghiacci hanno rivelato altri periodi di riscaldamento atmosferico. Ma quello che stiamo subendo è diverso perché manifesta una velocissima accelerazione, incomparabile con i dati storici. Dalla rivoluzione industriale la temperatura media è aumentata di un grado e un altro grado è previsto entro la fine del secolo. Ciò è conseguenza delle attività umane (produzioni, trasporti e altre fonti anche domestiche) con l’immissione nell’atmosfera di una dose di gas serra, dalla CO2 a vari gas, superiore a quella che può essere assorbita dai normali cicli del pianeta, ad esempio dagli oceani.

Leggi le schede di Giovanni Caprara sul Corriere della Sera

CO2 record in atmosfera

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Appena il tempo di registrare il nuovo triste record che farà del 2016 l’anno più caldo di sempre e dal fronte del cambiamento climatico arriva un nuovo allarmante primato. In base ai dati diffusi oggi dall’Omm (Wmo), l’organizzazione meteorologica mondiale, il 2015 è stato il primo anno nella storia dell’umanità in cui la presenza di anidride carbonica in atmosfera ha superato stabilmente la soglia di 400 parti per milione.

Continua a leggere l’articolo su Repubblica

Benvenuti nell’antropocene

Di solito le ere geologiche (come il triassico, il giurassico e il cretaceo) sono periodi di tempo molto lunghi: decine di milioni di anni. L’antropocene, invece, è cominciato da appena 65 anni. È per questo che molti geologi sono riluttanti all’idea di accettarlo come una vera e propria era della storia terrestre. Ma probabilmente finiranno per accettarlo, perché le prove sono già presenti nelle rocce.

L’idea radicale di definire un’intera era in base all’impatto della civiltà umana sul pianeta è stata proposta per la prima volta nel 2000 dal premio Nobel Paul Crutzen. Secondo lui gli esseri umani moderni esistono da duecentomila anni, ma è solo nel 1950 che il nostro numero e gli effetti della scienza e dell’industria sono cresciuti a tal punto da farci diventare un fattore dominante nell’evoluzione planetaria.

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Tutti i dettagli sull’accordo per limitare i gas serra

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E intesa fu. Circa 170 Paesi hanno concordato di limitare l’uso degli idrofluorocarburi (HFC), potentissimi gas serra utilizzati nei freezer e nei condizionatori d’aria. L’accordo, raggiunto a Kigali, come riporta la Bbc online, rientra nel piano di lotta al surriscaldamento del pianeta e impegna i Paesi industrializzati a ridurre l’uso degli HFC prima dei Paesi in via di sviluppo.

UN NUOVO TASSELLO NELLA DIPLOMAZIA INTERBNAZIONALE SUL CLIMA

«La scorsa settimana, abbiamo appreso che l’Accordo sul clima di Parigi entrerà in vigore nel mese di novembre dopo che l’Unione europea ha aderito formalmente all’intesa, superando così le barriere per diventare finalmente realtà. Ma questa settimana è stato posto un ulteriore e importante tassello nella diplomazia internazionale sul clima, attraverso l’adozione di un emendamento al protocollo di Montreal del 1987», commenta il Washington Post.

L’IMPEGNO DEI PAESI INDUTRIALIZZATI (E NON)

L’accordo odierno rappresenta, in effetti, il primo test della volontà globale di combattere il surriscaldamento del pianeta dallo storico Accordo di Parigi per ridurre le emissioni di carbonio raggiunto l’anno scorso. Secondo l’intesa, alla quale si è arrivati dopo negoziati durati tutta la notte, verrà posto un tetto alle emissioni di gas HFC, che verranno ridotte gradualmente – si comincerà con un taglio del 10% – a partire dal 2019 dai Paesi industrializzati, compresiEuropa e Stati Uniti. Oltre 100 paesi in via di sviluppo, inclusa la Cina, seguiranno entro il 2024. Un piccolo gruppo di Paesi, inclusa l’India e il Pakistan, hanno sostenuto che le loro economie hanno bisogno di più tempo per crescere e cominceranno a muoversi invece nel 2028. L’obiettivo finale sarà arrivare a una riduzione delle emissioni dell’85% entro il 2036. Sono previste sanzioni per chi non rispetterà le scadenze convenute.

Alma Pantaleo su Formiche.net