Monthly Archives: ottobre 2016

Gli immigrati ci rubano il lavoro? (Parte II) – Ascolta la puntata

repsfruttamentoagricoltura

Oltre agli aggiornamenti continui dalle zone del sisma, anche oggi torniamo sul tema dell’immigrazione. A prima Pagina è arrivata una testimonianza molto forte, quella di Maria che chiamava da Torino: “Ho cercato lavoro come raccoglitrice di frutta, ma mi hanno detto di no perché gli immigrati raccolgono a 3 euro l’ora. Questa è concorrenza sleale!”.

Quindi ci chiediamo, vi chiediamo: è vero che gli immigrati ci rubano il lavoro?

Aspettiamo le vostre opinioni e le vostre storie

 

Gli ospiti del 27 ottobre 2016

Enrico Di Pasquale, ricercatore della Fondazione Moressa 

Linda Laura Sabadini, statistica sociale, editorialista della Stampa

Enrico Pedemonte, direttore Pagina 99

Leonardo Palmisano, sociologo, autore di Ghetto Italia. I braccianti stranieri tra capolarato e sfruttamento (Fandango, 2015)

Francesco Maggio, economista e giornalista. Ha appena pubblicato per le edizioni Gruppo Abele Economia decente. Come crescere senza umiliare le persone; per lo stesso editore aveva scritto nel 2013 Bluff economy, per il Mulino Nonprofit (2008), per Fazi La bella economia (2008)per Donzelli Economia inceppata (2004)

Ascolta la puntata

Manifesto per una “economia decente”

68402p

Sfruttamento, guerra tra poveri locali e stranieri, salari e garanzie al ribasso, diritti dei lavoratori sempre meno rispettati: sono tutti effetti di un’economia “indecente” che non è un destino inevitabile. Migliorare si può, assicura l’economista Francesco Maggio, autore di Economia decente. Come crescere senza umiliare le persone. Ascoltalo qui

Le verità scomode su migranti e lavoro

migranti-lavoro-immigrazione-in-italia-oggi-cer-pagina99

Una ricerca del Cer sfata un tabù della sinistra europea. Nei Paesi del Sud gli stranieri fanno concorrenza ai locali. Al Nord pesano sul welfare

Chi ama il politicamente corretto è pregato di voltare pagina. Nell’era di Internet molti cittadini vivono in una personalissima bolla ideologica e non sono propensi a mettere in dubbio verità consolidate, specie su argomenti sensibili come l’immigrazione, dove ciascuno coltiva granitiche certezze. Partendo dal presupposto che i lettori di pagina99 siano in maggioranza progressisti, questo articolo non avrebbe dovuto essere scritto. Perché i risultati di una ricerca sull’immigrazione del Cer (Centro Europa Ricerche) contraddicono un assunto che la sinistra europea ha trasformato in un mantra: il fatto che gli immigrati non entrino in competizione con i lavoratori locali.

Leggi l’intero articolo di Enrico Pedemonte su Pagina99

CAPORALATO, IL PIEMONTE SI DÀ UNA LEGGE PER COMBATTERLO

caporalato1-755x515

L’odioso fenomeno, cioè lo sfruttamento dei lavoratori agricoli stagionali, esiste da Nord a Sud. Il quadro è drammatico e sommerso: braccianti, spesso stranieri, vengono ricattati e privati di ogni diritto, costretti a orari impossibili e a condizioni di vita disumane. In Piemonte, però, qualcosa sta cambiando…

Si chiamava Ioan Puscasu, era romeno, aveva 46 anni e faceva il bracciante agricolo: 4,50 Euro l’ora per piantare pomodori, peperoni e fagiolini a Carmagnola (Torino). È morto l’estate scorsa, stroncato da un infarto, mentre lavorava nel caldo soffocante di una serra, in nero e senza alcuna tutela. L’odioso fenomeno del caporalato, cioè lo sfruttamento dei lavoratori agricoli stagionali, esiste da Nord a Sud, seppur in proporzioni e con modalità diverse. Il quadro è drammatico e sommerso: braccianti, spesso stranieri, vengono ricattati e privati di ogni diritto, costretti a orari impossibili e a condizioni di vita disumane. In Piemonte, però, qualcosa sta cambiando. L’8 giugno, il Consiglio Regionale,attraverso la terza Commissione, ha reso legge le “Disposizioni per la sistemazione temporanea dei salariati agricoli stagionali nelle aziende agricole piemontesi”.

L’ultima follia: diamo più lavoro agli immigrati che agli italiani

La popolazione economicamente attiva in Italia che ha cittadinanza nostrana, in percentuale, è del 67,9%. Poco? Sicuramente. Ma quello che colpisce maggiormente è che la percentuale degli stranieri è invece del 74,3%. Insomma: lavorano di più gli immigrati. E se è vero che in questo dato rientrano anche chi viene da altri Paesi europei, se disaggregiamo il dato vedremo che la musica non cambia. Il tasso di attività degli extra-comunitari è del 72,6%. Comunque più degli italiani.

Continua a leggere Claudio Cartaldo su Il Giornale

Stereotipi smentiti: gli stranieri non tolgono il lavoro agli italiani

ihyczga84728-k1pg-usoq6qsmoimupfx-1024x576lastampa

Quando ci sono periodi di crisi, la paura aumenta. Cresce tra i settori più vulnerabili, tra quelli che si sentono più in pericolo. Paura di perdere il lavoro, timore di non ritrovarlo dopo averlo perso. E’ proprio in questi momenti critici, la storia ce lo ha dimostrato, ahimè, che la paura del diverso si accentua ed è facile cadere nell’ottica della ricerca del capro espiatorio. Ricerche condotte nel Regno Unito mostrano quanto ciò abbia influito anche sulla vittoria di Brexit.

La propaganda di diverse formazioni politiche si è particolarmente soffermata su questi aspetti, gli immigrati sono un carico in più per il nostro welfare, ci rubano il lavoro. Ma è proprio così nel nostro Paese? Alcuni dati forniti dall’Inps e altri dall’Istat possono aiutarci a capire. Tito Boeri, presidente dell’Inps, presentando alla Camera l’interessante rapporto annuale ieri ha sottolineato che gli immigrati in termini di contributi sociali versano di più di quanto ricevono in pensioni. Infatti, versano 8 miliardi di contributi sociali in un anno e ne ricevono 3 se si considerano sia pensioni sia altre prestazioni sociali. Danno cioè al nostro Paese 5 miliardi di contributi netti. Certamente questa è una fotografia del presente, quando ancora gli immigrati che percepiscono la pensione sono pochi; un domani sarà diverso, quando ci saranno più pensionati tra gli immigrati. Ma la storia migratoria a livello internazionale ci insegna che in molti casi i contributi previdenziali degli immigrati non si traducono poi in pensioni, perché una parte di essi si spostano di Paese, oppure tornano nel loro, e spesso non arrivano a percepire una pensione nel Paese in cui hanno versato anni di contributi.

Linda Laura Sabbatini su La Stampa