La terra trema ancora: il Centro Italia di nuovo ferito

terremoto

Le case, i borghi distrutti. L’importanza di ricostruire dov’era, com’era. I centri storici patrimonio d’Italia, d’Europa. La paura di chi non sa se la sua casa reggerà. La messa in sicurezza del territorio, il suo costo.
Tutta la mattina di Radio3, Dalle 10 alle 12 puntata speciale di Tutta la Città ne Parla sul terremoto con Radio3 Mondo e Radio3 Scienza.

Gli ospiti del 31 ottobre 2016

Maria Laura Talamè, si trova ad Amandola, responsabile della promozione del parco Monti Sibillini

Franco Braga, insegna Costruzioni in zona sismica nel Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica dell’Università “La Sapienza” ed è Presidente ANIDIS – Associazione Nazionale di Ingegneria Sismica

Giovanni Marucci, architetto, direttore del Seminario di architettura e cultura urbana del’Università di Camerino, uno dei comuni più colpiti dal terremoto

Alessandro Delpriori, sindaco di Matelica

Un commento

  • Mimmo Falcitano

    Desidero fare due considerazioni sulla drammatica situazione creata dalle scosse di terremoto di questi ultimi mesi in Centro Italia.

    La prima è su quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio che ieri ha detto che lo Stato ricostruirà tutte le case, le chiese e le imprese produttive. Benissimo. Giustissimo. Per quanto riguarda però la ricostruzione delle chiese, lo Stato dovrebbe bloccare i fondi dell’8 per mille alla Chiesa Cattolica e utilizzarli per queste ricostruzioni.

    L’8 per mille è una vecchia zavorra che grava pesantemente sul Bilancio dello Stato, uno dei rami della pianta malata del Concordato tra Stato Italiano e Vaticano, che bisognerebbe avere il coraggio di tagliare.

    In una situazione di grave emergenza come quella attuale, aggravata da una crisi economica di gravità epocale, il trasferimento dei fondi dell’8 per mille alla Chiesa cattolica per la ricostruzione delle chiese distrutte o danneggiate dal terremoto mi sembra il minimo che un governo serio possa fare visto che le chiese sono sia luoghi d’arte sia luoghi di culto.

    Una seconda considerazione la vorrei fare sui media e sull’impostazione che hanno dato al terremoto dopo la prima disastrosa scossa di agosto.

    Il fatto che quella prima scossa abbia colpito tra gli altri paesi anche Amatrice, famosa per avere dato il nome ad un celebre primo piatto, e che del suddetto Comune sia sindaco un personaggio che ha dimostrato una grande dose di vanità personale, ha fatto sì che l’attenzione dei media si sia concentrata principalmente su questo Comune a scapito degli altri.

    Questa particolare attenzione dei media ha fatto sì che in tutto il Paese si sia creata la moda della solidarietà all’amatriciana, con spaghettate solidali in ogni dove.

    Ci sono volute le scosse di questi ultimi giorni, che hanno allargato il raggio del cratere e delle devastazioni, a fare finalmente spostare il punto di vista sul terremoto, togliendo quella squallida mascherata da sagra paesana, e riportare l’attenzione sul dramma dei terremotati tutti, di chi ha perso casa e lavoro, di chi non sa come portare avanti le piccole aziende agricole o artigianali.

    Chiudo dicendo che si è scatenato il finimondo dopo che Charlie Hebdo ha pubblicato la vignetta sugli italiani pastasciuttari, con tanto di minacce di denuncia da parte del celeberrimo sindaco di Amatrice, e nessuno si è scandalizzato della nuova moda della solidarietà agli spaghetti.

    Che lo Stato faccia tutto il possibile per riportare nel più breve tempo alla vita normale le popolazioni delle Marche, dell’Umbria, del Lazio e dell’Abruzzo colpite dal terremoto. Dai media e dai cittadini mi aspetto invece maggiore attenzione e serietà.

    Mimmo Falcitano. Genova.

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