Monthly Archives: novembre 2016

Medici in fuga?

93522_medico
Mancano i dottori. Secondo alcuni dati sono circa 1000 ogni anno i medici italiani che se ne vanno all’estero, dove l’accesso alla carriera è più facile e ci sono condizioni migliori. Ma il problema sembra esserci in tutta Europa: sempre meno dottori e un bel problema verso il futuro.
Gli ospiti del 30 novembre 2016
Costantino Troise, segretario nazionale di Anaao Assomed, l’associazione dei medici dirigenti
Carla De Giovanni, coordinatrice della mobilità studenti Erasmus della Scuola di medicina di Bologna
Ivano Dionigi, Presidente AlmaLaurea
Raffaella Gabassi, dentista italiana a Londra
Daniela Minerva, responsabile delle pagine di Salute di Repubblica

Liberiamo i medici dalla burocrazia!

giovani-e-lavoro-che-spreco-chiudere-le-porte-ai-nuovi-medici

Quella del medico è una professione soffocata da troppa burocrazia. E poi troppi ostacoli impediscono ai laureati di accedere alle specialità. Risultato: la fuga all’estero di tanti giovani preparati. E per chi resta lavori precari, pagati anche 4 euro l’ora.

Ascolta Daniela Minerva, responsabile delle pagine di Salute della Repubblica

I medici in Europa

medici-675

Analizzati formazione, organizzazione del lavoro, orario, responsabilità professionale, carriera, retribuzioni e altri aspetti del lavoro medico in Germania, Inghilterra, Olanda, Francia, Slovenia e Spagna. Un confronto che vede i medici italiani  fortemente svantaggiati per molti aspetti. Un esempio? Lo sviluppo di carriera avviene in maniera trasparente e meritocratico attraverso la valutazione del curriculum professionale e si verifica indipendentemente dall’ottenimento di una carica apicale

SPAGNA
L’articolo 43 della Costituzione spagnola del 1978 stabilisce il diritto alla tutela della salute e all’assistenza sanitaria per tutti i cittadini. Pertanto i servizi sanitari sono gratuiti. In Spagna il Sistema Sanitario Nazionale è costituito da 17 comunità autonome e quindi in Spagna ci sono 17 differenti sistemi sanitari. Ogni comunità autonoma ha infatti il diritto di definire il proprio modello sanitario sia in termini di organizzazione (orario di lavoro, modalità di assunzione, progressioni di carriera, ecc) sia in termini economici (incentivi). In alcune comunità autonome ci sono inoltre diversi modelli con differenti tipi di organizzazioni e pertanto, in Spagna, nel complesso ci sono venti diverse condizioni di lavoro e venti diversi stipendi per medici con stessa tipologia di specialità, di anzianità e di attività professionale.

Approfondisci su QuotidianoSanità.it

Svizzera, “sogno” dei medici italiani

love_svizzera-kcah-u2721971049149vhe-258x258sanita2

Il numero di dottori che si sono trasferiti è cresciuto di quattro volte nel giro di otto anni. Arrivano tanti chirurghi perché esserlo in Italia è diventato “disincentivante” e “chi è specializzato è in grado di svolgere autonomamente gli interventi”. Le differenze rispetto al nostro Paese? “Qui c’è cura del dettaglio in tutti gli ospedali. Da noi magari c’è un centro d’eccellenza e uno disastroso”

Ludovica Liuni su Il Fatto Quotidiano

Dentro la professione medica

“I dati di Bologna sono un buon campione e fanno capire il valore di quest’indagine, ma perché sia ancora più efficace e non solo per i giovani aspiranti medici, ma per tutto il sistema formativo e sanitario nel suo complesso, dovrebbe essere estesa a livello nazionale”. A parlare è il professore Luigi Bolondi, del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’AlmaMater e Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, commentando i risultati dell’Indagine AlmaLaurea “Futuri possibili: scenari occupazionali per la professione medica a livello regionale nazionale ed europeo”. L’indagine è stata presentata lo scorso 16 giugno nell’Aula Magna Nuove Patologie del Policlinico S.Orsola, in occasione della Conferenza “La scelta della Scuola di specializzazione. Tra passione, mercato e politica sanitaria”promossa da Scuola di Medicina e Chirurgia.

Professore, perché si è sentita l’esigenza di realizzare questa indagine sugli specializzati di Medicina e chirurgia dell’Università di Bologna, analizzandone gli esiti occupazionali negli ultimi 10 anni?
“L’esigenza è partita da un bisogno di orientamento espresso dagli stessi studenti del corso di laurea in medicina. Il motivo è semplice: spesso si trovano a scegliere a quale specialità iscriversi in base alle sole impressioni raccolte sul corso di laurea attraverso il confronto con i loro colleghi o docenti. Quindi una scelta emotiva fatta sulla base delle esperienze vissute durante i primi anni di studio. Ma una scelta informata non dovrebbe essere solo emotiva: sebbene si debba sempre seguire la strada che ci è più incline, è giusto e importante permettere a tutti gli studenti di avere sempre a portata di mano le informazioni scientifiche e oggettive relative alle diverse specializzazioni di studi e al loro riscontro sul mercato del lavoro nel medio e lungo periodo. A questo fine abbiamo chiesto a AlmaLaurea di realizzare questa indagine sugli esiti occupazionali dei laureati in medicina a dieci anni dal titolo, proprio per aiutare i giovani a una scelta consapevole”.

Leggi l’intervista al dott. Luigi Bolondi su Almalaurea.it

Mille medici l’anno fuggono all’estero

corsia-ospedale

Macchine brillanti costruite nel nostro Paese che invece corrono per la Svizzera, la Danimarca o l’ Inghilterra. Una metafora efficace per capire quanto sta perdendo il nostro Paese in termini di capitale umano a causa di quello che è un vero e proprio esodo di laureati in medicina. I dati Istat implacabili raccontano un aumento esponenziale dei medici che si rivolgono al ministero della Salute per ottenere la documentazione utile per esercitare all’estero. Erano 396 nel 2009 e sono saliti a 2.363 nel 2014, un incremento pari al 596 per cento. E nel 2015 per i soli laureati in medicina e chirurgia il dicastero ha rilasciato 1.112 attestati di conformità e 1.724 attestati di good standing, le certificazioni richieste per lavorare all’estero. L’Anaao Assomed, sindacato degli ospedalieri, segnala un’emorragia pari a un migliaio di camici bianchi all’anno.

Per leggere l’articolo intero di Francesca Angeli su Il Giornale

Sì all’accordo dei metalmeccanici

corriere
L’attenzione di questi giorni, tutta concentrata sul referendum, porta a non accorgersi di altre notizie anche molto importanti.
Come l’accordo sul contratto dei metalmeccanici, un accordo rilevante sia perché raggiunto da tutte le parti sociali, Fiom compresa, sia perché introduce nuovi aspetti nella retribuzione: non solo, o non tanto, più soldi, ma altre forme di salario, come i “buoni” pasto, benzina, asili…
Gli ospiti del 29 novembre 2016

Nando Liuzzi, giornalista, scrive sul Diario del Lavoro su cui ha scritto “Perché questo è un contratto veramente innovativo”

Marco Bentivogli, segretario generale Fim – Cisl

Francesca Re David, presidente comitato centrale Fiom

Stefano Franchi, direttore generale Federmeccanica

Marco Marazza, insegna Diritto del lavoro alla Luiss

Un nuovo corso per la Fiom?

landini

L’accordo sui metalmeccanici, stavolta, è siglato anche dalla Fiom di Maurizio Landini, che accetta un’apertura sui contratti aziendali e dà così prova di un clima nuovo tra le parti sociali: non più conflittuale, ma di collaborazione tra i “corpi intermedi” (che sopravvivono dunque nell’età della disintermediazione) perchè serve unità, e idee nuove, per mantenere l’industria competitiva.

Francesca Re David, presidente del comitato centrale Fiom-Cgil

1 2 3 20