Monthly Archives: novembre 2016

Da dove riparte l’economia dopo il terremoto

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Terremoto significa anche perdere il lavoro, crisi del tessuto economico e produttivo. Turismo, allevamento, agricoltura, edilizia, commercio, artigianato, tutti i settori colpiti in quella Terza Italia che scossa dopo scossa rischia di perdere tutto. L’economia deve ripartire, diceva Feliciana stamattina, sostenendo la parte creativa e produttiva di queste zone. Proviamo a raccontarle.

Gli ospiti del 2 novembre 2016

Barbara Cacciolariimprenditrice di Castel Raimondo

Esperia Gregori, vice sindaco di Castel Raimondo

Luca Panichi, presidente Associazione Regionale Allevatori Umbria

Giorgio Cippitelli, Confartigianato Marche

Barbara Olmai, giornalista di “Video Tolentino” Canale 14

Un futuro alle imprese dopo il sisma

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Non si può certo dire che prima del sisma l’Italia di mezzo stesse vivendo dal punto di vista economico-produttivo uno dei suoi momenti migliori. Tutt’altro. La lenta e debole ripresa non ha dato ristoro all’ampio tessuto di piccole e medie imprese dell’area marchigiana e umbra, il ristagno dell’intera filiera del mattone non ha consentito di ripartire alle centinaia di aziende locali che vivono sulle costruzioni e sul loro indotto, il turismo non è riuscito in questi anni a decollare veramente per le tante lacune del sistema dei trasporti e per l’incapacità di promozione sul versante dell’offerta. Per tutti questi motivi lo spopolamento che hanno subito i territori appenninici è stato selettivo: ad andarsene sono stati prevalentemente i giovani e comunque le competenze qualificate, a restare gli anziani. Le stesse crisi che hanno investito il settore bancario non possono essere spiegate solo con episodi di mala gestio — che pure si sono verificati — ma chiamano in causa l’economia reale sottostante, le difficoltà delle Pmi di rimettersi in carreggiata.

Apprfondisci leggendo l’editoriale di Dario Di Vico sul Corriere della Sera

Il libro: Le radici storiche della Terza Italia

Un approccio innovativo, e uno sguardo più articolato, al tema dello sviluppo locale. Un tema che connota, e in termini positivi, una parte non irrilevante dell’economia italiana. Nonostante l’interesse emerso negli ultimi anni, in Italia la cultura dello sviluppo locale manifesta ancora grossi limiti. Da una parte, il mondo politico appare incapace di comprendere (e quindi di valorizzare) le risorse di cui sono dotate le comunità locali; dall’altra, il pensiero economico ancora fatica a riconoscere l’importanza dei fattori non economici. Eppure da tempo gli scienziati sociali hanno chiarito che, per rispondere meglio alle sfide della globalizzazione, oggi occorre puntare a un diverso modello di crescita, che riesca a garantire, accanto allo sviluppo economico, anche la coesione sociale. Nel secondo dopoguerra questo diverso modello è stato sperimentato con successo – e talora con punte di eccellenza – nelle regioni della  “Terza Italia”, dove l’intreccio fra economia e società ha favorito la realizzazione di uno sviluppo fortemente radicato nel territorio.

Marco Moroni, Alle origini dello sviluppo locale. Le radici storiche della Terza Italia. Il Mulino

Terremoto ad Amandola, una famiglia di sopravvissuti

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«Dentro ogni casa, c’è una vita intera”. Esordisce così, Michela, uno dei dieci membri della grande famiglia Gravucci, residente in contrada Tennacola in frazione San Cristoforo di Amandola. Questa è solo una delle tante abitazioni dichiarate inagibili dal Comune a seguito dei grossi danni alla struttura, causati dal terremoto che mercoledì notte ha distrutto tre paesi tra le Marche e il Lazio, facendo centinaia di morti e di feriti, e lesionando anche piccoli centri del fermano e del maceratese.

“Sembra incredibile – dice ancora Michela – trovarsi in questa situazione che purtroppo è tristemente reale”. La famiglia Gravucci, è composta da due anziani, quattro adulti e quattro giovani, ed è proprietaria di una grande azienda agricola che produce confetture e trasformazione di frutta, oltre a gestire un allevamento di bestiame. Adesso non c’è più niente, solo una vita da ricomincare.

“Abbiamo richiesto una tenda da montare nello spiazzo della residenza sia per timore dello sciacallaggio – prosegue Michela – che per poter accudire gli animali e poter seguire l’intera azienda. Dopo la dichiarazione dell’inagibilità, siamo tornati in casa solo ieri mattina per riprendere tutte le nostre cose, soprattutto abiti pesanti e coperte visto che l’estate sta finendo”. Accanto alla grande casa di famiglia, l’annesso adibito a laboratorio di preparazione di confetture, ha resistito alla violenza del terremoto e resta agibile. “Siamo stati costretti a trasformarlo in camera da letto – fa eco Sabina – e a rinunciare all’attività di preparazione di confetture e quindi ad interrompere parte del nostro indotto economico. Purtroppo la situazione è difficile da gestire in questo modo”. Una difficoltà emotiva e pratica, quella della famiglia Gravucci che fa appello alla protezione civile per la consegna di almeno un container in modo da riuscire ad affrontare l’urgenza.

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La situazione a Tolentino alle ore 19.30 di lunedì 31 ottobre 2016

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A seguito del sisma del 30 ottobre 2016 sul territorio comunale della città di Tolentino risulta danneggiato circa il 50% degli edifici.

Gli sfollati che hanno perso la propria abitazione sono circa 10.000. Di questi la maggior parte hanno trovato sistemazione in maniera autonoma attraverso seconde case, parenti, amici e altre soluzioni di fortuna, oltre 1.200 persone vengono ospitate nei sei punti di prima accoglienza. Circa 2.000 cittadini utilizzano il proprio camper o roulotte parcheggiati nelle varie aree attrezzate. Per quanto possibile sono stati istallati diversi punti luce e allacci di acqua potabile. Da quanto riscontrato sono da sistemare circa 3.500 persone.

Molte di queste sono anche state sistemate nelle strutture ricettive sia del territorio che della costa.

Per accogliere tutte le persone sfollate che non sono rientrate in casa per via dei danni sono stati allestiti diversi punti di prima accoglienza:

presso gli impianti sportivi di zona Sticchi, di fianco la piscina comunale, accesso da via Weber; palestra della scuola King, piazza Ugo La Malfa; oratorio e locali della chiesa dello Spirito Santo in via Brodolini; Palasport “G. Chierici” viale della Repubblica; ex locali Tigotà nella zona commerciale Oasi, di fronte alla multisala Giometti; locali ex concessionaria Toyota zona commerciale La Rancia nei pressi dello svincolo della superstrada “Tolentino – Zona Industriale”. A queste si aggiunge anche la parrocchia Santa Famiglia in viale Trento e Trieste. Si consiglia di portare con se coperte e indumenti caldi ed eventualmente brandine e lettini oppure materassini per trascorrere la notte. tutti gli spazi, compatibilmente con le disponibilità, sono stati attrezzati con brandine e anche con lettini da spiaggia messi a disposizione dagli stabilimenti balnerari di Civitanova Marche e Potenza Picena.

Qui il sito del Comune di Tolentino

‘Strage di animali e stalle distrutte’. Gli allevatori umbri allo stremo

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«Ci avete fatto mungere le vacche nelle stalle inagibili. È crollato tutto. Io ero lì dentro… è un miracolo che ho rivisto i miei figli. Possibile che in due mesi e 10 giorni non siete stati capaci di darci le strutture per ricoverare il bestiame….». È mattina al Centro operativo comunale di Norcia, 48 ore dopo la scossa del 30 ottobre, quando monta la protesta degli allevatori.

«Cosa vogliono che portiamo le mucche al gelo? – quasi grida Antonio, un altro allevatore –. Poi mi devo ammazzare anche io». Sono loro a resistere qua, nonostante il freddo alle porte. Qualcuno ha mandato via la famiglia, anche negli alberghi del Trasimeno e resta, accanto alle sue bestie, nella tenda lasciata indietro dalla protezione civile dopo la scossa del 24. «Non avevano fatto in tempo a portarle via. Dormiamo lì. L’albergo è escluso. – dice Silvio Caponi –. Che faccio, ci porto anche le mucche in hotel? O magari le devo ammazzare. Per come stanno le cose sarebbe quasi meglio».

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