Monthly Archives: novembre 2016

Elezioni Usa: quale strada prende la democrazia americana?

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L’ultima telefonata di stamattina ci porta in Usa, a 5 giorni dalle elezioni.
8 anni fa gli Stati Uniti hanno eletto per la prima volta un Presidente nero, oggi hanno l’occasione di eleggere per la prima volta una donna o un personaggio fuori dagli schemi.
La domanda è facile: dove sta andando la democrazia americana?

Gli ospiti del 3 novembre 2016

Marco D’ Eramo, americanista 
James Hansen
, direttore di Nota Diplomatica, settimanale sugli affari internazionali, già corrispondente di International Herald Tribune e Daily Telegraph 
Daniele Fiorentino
, insegna Storia degli USA e di relazioni fra l’Europa e gli USA al dipartimento di Scienze Politiche all’Università Roma Tre
Lorenzo Pregliasco
, insegna Analisi qualitativa della comunicazione all’Università di Bologna, è co-fondatore di Quorum Sas, istituto di ricerche demoscopiche e consulenza, e del magazine You Trend
Manuel Bentivoglio, cuoco, dal giorno del terremoto ha allestito una mensa da campo a Muccia

Bernie Sanders, l’unica “anima” rimasta ai democratici

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«Sai cosa apprezzo di lui? Ha spostato a sinistra la piattaforma del partito su alcune questioni cruciali e, dal momento in cui ha perso le primarie, da gran signore qual’è, si è rimboccato le maniche per far vincere Hillary». Reportage dal comizio di Bernie Sanders, l’uomo che prova a dare un’anima alla campagna di Hillary Clinton.

Leggi qui Martino Mazzonis, di Left, da Portland, Maine.

 

L’establishment americano è alla deriva

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C’è un senso profondo in queste elezioni americane, presente anche in quelle di 4 e di 8 anni fa: i partiti presentano candidati “eccentrici”, “improbabili” per la tradizione politica. Dalla “pazza scatenata” Sarah Palin al mormone Romney e ora Trump i Repubblicani, dal nero Obama all’ebreo Sanders i democratici. L’establishment Usa cerca di recuperare la distanza dal popolo. L’analisi dell’americanista Marco D’Eramo, molto utile, qui.

Raccontiamo un borgo

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I borghi, i monti e le vallate apenniniche colpite dal terremoto che sta scuotendo il centro Italia sono custodi di un patrimonio artistico diffuso e decisivo per la nostra storia e un tessuto economico prezioso, che intreccia bellezza del paesaggio, agricoltura tradizionale, saperi artigiani, turismo culturale e gastronomico. Da Castelluccio a Camporotondo, da Tolentino ad Amandola, le popolazioni colpite chiedono di non essere lasciate sole: vogliono ripartire, ricostruire, raccontare il passato e progettare insieme il futuro. Radio3, che dal 24 agosto segue con attenzione il post terremoto dall’alto Lazio alle Marche all’Umbria, ha scelto di raccontare i borghi colpiti attraverso le voci dei cittadini, aprendo durante la programmazione quotidiana delle finestre sugli Appennini feriti, per affrontare “il mostro”, come l’ha chiamato un ascoltatore terremotato, con gli strumenti della conoscenza, della condivisione e della solidarietà.

RADIO3 dà voce ai centri colpiti dal terremoto

Sondaggi: Trump è in rimonta, ma Hillary è ancora favorita

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Chi ci legge, o ci viene a trovare negli incontri che facciamo da febbraio sulle elezioni americane con Francesco Costa, lo sa già – a proposito: stasera l’ultima tappa italiana, alle 21 al Circolo dei lettori di Torino; venerdì 4 alle 18.30 siamo a Londra, alla London School of Economics; e l’8 noi di Quorum/YouTrend seguiremo la notte elettorale alla Scuola Holden, presto dettagli.

Però lo ripetiamo volentieri: ci sono tre regole d’oro per leggere in modo consapevole i sondaggi sulle presidenziali.

  • La prima è che, siccome il presidente si elegge stato per stato con il meccanismo dei “grandi elettori”, quello che conta di più è l’andamento negli swing states, cioè quella manciata di stati in bilico, in cui pochi voti possono fare la differenza (a questo giro sono Florida, Ohio, Iowa, Nevada, North Carolina, Colorado, Arizona, Utah, Pennsylvania e New Hampshire). Quindi: i sondaggi nazionali sono utili, fanno capire l’aria che tira e i trend generali, ma in fin dei conti la partita si vince negli stati.

Leggi Lorenzo Pregliasco su Youtrend.it

Obama si schiera contro l’Fbi e difende Hillary

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Barack Obama rompe il silenzio e scende in campo a difesa di Hillary Clinton, criticando la decisione del capo dell’Fbi James Comey di rendere nota la nuova inchiesta sulle sue email contro il parere del dipartimento di Giustizia. «Le email di Hillary sono diventate una controversia politica. Io la conosco e credo in lei», assicura in una serie di interviste, invitando a votarla come «unica speranza».

Leggi l’articolo completo su La Stampa

La rabbia bianca degli americani che votano Trump

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Non sono solo estremisti e non sono necessariamente razzisti La spina dorsale del consenso al repubblicano sono i blue collars, lavoratori bianchi senza istruzione superiore.

La casa è di quelle piccole, anni 60, un piano, una veranda, un piccolo prato davanti. Un tempo erano tutte così, ma Sandy e altri uragani le hanno portate via. Il praticello è costellato di sagome e statuine: Popeye e Betty Boop, Superman e Bugs Bunny. La sagoma più recente, messa davanti alle altre in una specie di corteo alla Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, è quella di Donald Trump.

L’articolo è di Martino Mazzonis ed è pubblicato sul numero di settembre di Left

Perché i mercati «votano» Hillary Clinton

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Wall Street preferisce Hillary Clinton a Donald Trump. Solo un’opinione o un fatto? Due economisti hanno fatto uno studio in materia e hanno concluso che la correlazione fra momenti di debolezza di Hillary Clinton e cadute del mercato è evidente e fattuale. Lo studio di Justin Wolfers, dell’università del Michigan e di Eric Zitzewitz di Darmouth College si intitola: «Cosa pensano i mercati finanziari delle elezioni del 2016?». La risposta l’hanno avuta da un monitoraggio in tempo reale dell’andamento dei mercati azionari (futures) e valutari durante i dibattiti presidenziali. E l’evidenza empirica è emersa chiarissima: quando Hillary era in difficoltà i valori di mercato si indebolivano e viceversa. Nell’intervista a entrambi pubblicata su queste pagine e nei grafici illustrativi esploriamo gli aspetti tecnici dell’esperimento. Ma qui è importante capire quali sono gli aspetti di programma che hanno portato gli operatori a preferire Hillary a Trump. A parte le questioni di fondo che riguardano multilateralismo e commerci, i timori di rischi e inaffidabilità impliciti in un’amministrazione Trump che sarà gestita “in famiglia” con figli e genero, ci sono aspetti più tecnici su cui Trump e Hillary divergono.

Leggi Mario Platero sul Sole24Ore

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